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	<title>L&#039;Alternativa &#124; Diversamente informati &#187; TURISMO</title>
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		<title>Clima bizzarro, dopo il freddo l’aria africana</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 18:35:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gelo, neve e poi aria africana: è questo che ci aspetta in attesa che l&#8217;aria calda lasci ancora il posto a quella fredda che ci accompagnerà per un po&#8217; di tempo, confermando l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno.<span id="more-1214"></span></p>
<p>Ancora neve sull&#8217;Italia, poi addirittura clima mite per qualche giorno e poi, dopo l&#8217;Immacolata, il ritorno del gelo. E&#8217; un inverno con i fuochi d&#8217;artificio sotto il profilo meteo quello che il Belpaese sta vivendo in questo finale di 2010.</p>
<p>In controtendenza con il freddo di queste ore, è in arrivo fra tre giorni aria africana che porterà un rialzo termico con pioggia sulle Alpi anche ad alta quota, fino ai 2.000 metri. Per il meteorologo Luca Mercalli, questo tipo di clima è un esempio di come potrebbe essere in futuro &#8220;il processo di &#8216;appenninizzazione&#8217; delle Alpi&#8221;, con temperature più elevate che incideranno sulla durata e sulla qualità del manto nevoso.</p>
<p>Tuttavia, la parentesi sub-tropicale mite sarà spazzata via &#8211; secondo i modelli meteo dei centri internazionali &#8211; da una nuova saccatura artica, che tra il 9 e il 10 dicembre riporterà l&#8217;inverno sull&#8217;Italia. Oggi il centro-nord è stato ancora sotto la pioggia e la neve, mentre il sud è stato colpito da forti piogge, vento e grandine che hanno anche provocato frane e smottamenti. Una frana con un fronte di due chilometri, causata dalle piogge torrenziali, ha interessato il salernitano, e in particolare un terreno nel territorio comunale di Roscigno.</p>
<p>E&#8217; stata chiusa la provinciale 342, che collega Roscigno a Corleto Monforte e al Vallo di Diano, mentre a scopo precauzionale una famiglia è stata evacuata dalla propria casa a Sant&#8217;Andrea. Un&#8217;ondata di maltempo si è abbattuta sul Basso Molise, con grandine nelle zone alla periferia di Termoli, e mare forza 7, che ha determinato l&#8217;interruzione dei collegamenti tra il porto di Termoli e le Isole Tremiti (Foggia. Ad Arpaise, nel beneventano, sono stati evacuati un ristorante con albergo e due abitazioni a seguito di una frana con un fronte di alcune centinaia di metri.</p>
<p>A Ceppaloni, sempre a causa di un altro smottamento franoso, é a rischio la conduttura idrica che attraversa il territorio comunale. Le nevicate hanno interessato la Lombardia, il Nordest, l&#8217;Appennino tosco-emiliano e quello abruzzese. Fiocchi bianchi sono caduti sulla A23 tra Pontebba e il Confine di Stato, la A25 tra Aielli Celano e Sulmona, la A27 tra Vittorio Veneto nord e l&#8217;allacciamento con la statale di Alemagna, che porta a Cortina D&#8217;Ampezzo.</p>
<p>I disagi per gli automobilisti sono stati limitati, eccezion fatta per quattro veneziani che hanno trascorso una notte di paura, bloccati dalla neve nella loro auto sulle montagne del trevigiano, in Val Morel. I quattro sono stati e raggiunti in mattinata dai soccorritori con un gatto delle nevi.</p>
<p>Sempre in Veneto, è neve record per dicembre sull&#8217;Altopiano di Asiago. Sulla cittadina capoluogo sono caduti ieri 30-35 centimetri di neve, mentre sulle piste da sci in quota, Melette e Verena, il manto nevoso sfiora i due metri d&#8217;altezza. Sono però le zone alluvionate del Veneto a non avere pace.</p>
<p>Da più di un mese, dopo che il Bacchiglione e Alpone avevano rotto gli argini, piove praticamente tutti i giorni sulla regione. Anche oggi il Veneto si è svegliato sotto la pioggia. Le schiarite sul Nordest sono così brevi da non lasciare il tempo ai terreni di asciugarsi. Così il rischio idrogeologico rimane alto. Venezia è stata per l&#8217;ennesima volta alle prese con l&#8217;acqua alta.</p>
<p>Dopo la punta di 136 centimetri di venerdì, la marea ha raggiunto i 122 centimetri sul medio mare, allagando il 43% del centro storico. Piazza San Marco, che finisce sotto già con 80 cm., è così rimasta allagata per la 180/A volta dall&#8217;inizio del 2010. La situazione delle maree è per fortuna in miglioramento, e domani l&#8217;acqua alta non dovrebbe superare una massima di 90 centimetri.</p>
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		<title>Qualità della vita, Trento batte tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 14:56:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In quale città d&#8217;Italia si vive meglio? E, soprattutto, quali fattori rendono migliore la qualità della nostra vita? A rispondere ci prova uno studio congiunto di Italia Oggi e dell&#8217;Università La Sapienza, dal quale emerge un Nord più vivibile del Sud, con Trento che torna sul podio più alto delle province italiane per qualità della vita; e Napoli che continua ad essere la peggiore di tutte, simbolo di un Mezzogiorno che fa segnare quasi un tonfo.</p>
<p><span id="more-1208"></span></p>
<p>Se la passano bene le province delle grandi realtà urbane: Torino e Roma  svettano e guadagnano rispettivamente 40 e 25 posizioni rispetto all&#8217;anno scorso. </p>
<p>L&#8217;indagine sulle province italiane, ha valutato la qualità della vita analizzando 9 voci: ambiente, affari e lavoro, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita.</p>
<p>Trento, provincia autonoma e reginetta del mitico nord-est, sopravanza tutte le altre realtà territoriali facendo il bis del 2002, imponendosi nella top ten su Mantova, Belluno, Bolzano, Pordenone, Siena, Cuneo, Sondrio, Aosta e Parma. La prima posizione della provincia di Trento per qualità della vita, sottolineano gli autori dell&#8217;indagine, si spiega con le buone performance archiviate negli ambiti affari e lavoro, ambiente, popolazione e servizi finanziari e scolastici.</p>
<p>Da sottolineare anche la grande rincorsa della provincia di Pordenone, quinta, che rispetto all&#8217;anno scorso recupera addirittura 32 posizioni; allo stesso modo di Aosta, risalita di 34 posti. Come nel 2009 anche quest&#8217;anno è la provincia di Napoli a occupare il posto di fanalino di coda della classifica, simbolo tuttavia di un Mezzogiorno &#8211; viene sottolineato &#8211; che fa segnare un ulteriore arretramento, cancellando i buoni risultati del 2009, quando era emerso un gruppo di province con caratteristiche omogenee (Campobasso, Foggia, Bari, Potenza e Matera) in cui la qualità della vita veniva giudicata accettabile.</p>
<p>In termini complessivi, informa l&#8217;indagine, le province in cui la qualità della vità è buona o accettabile sono 55 (contro le 57 dell&#8217;anno scorso); le realtà in cui è invece scarsa o insufficiente sono 48 (2 nel Nord-Ovest, 1 nel Nord-Est, 9 nel Centro e ben 36 nell&#8217;Italia meridionale e insulare). E, come accennato, proprio quest&#8217;ultimo dato sembra essere uno dei punti clou dell&#8217;indagine, evidenzia infatti una tendenza del nostro Meridione che nell&#8217;arco di un anno ha visto peggiorare le proprie performance in ordine sparso: da Agrigento a Crotone, da Brindisi a Salerno, passando per Foggia, Oristano, Catanzaro, Catania, Benevento e Sassari. Nelle province delle grandi città saltano agli occhi i casi di Roma, che raggiunge il 57esimo posto recuperando ben 25 posizioni, e anche Torino, ferma al 51esimo dopo aver recuperato ben 40 gradini; in terreno positivo anche Milano, fotografata al 49esimo posto (+5). Di segno diverso Bologna (21esima, -6), Firenze (13esima, -13) e Venezia (52esima, -11).</p>
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		<title>“E’ stato morto un ragazzo”, un film su Federico Aldrovandi</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 18:42:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà cosa vuol dire davvero l&#8217;espressione &#8221;fare giustizia&#8221;. Chissà cosa significa perdere un figlio, un fidanzato, un amico per mano di qualcuno che tu paghi per proteggerti. Per mano di chi deve darti sicurezza e non la morte. Morire a 18 anni è sempre più ingiusto. Se a ucciderti, poi, non è la malattia ma l&#8217;ignoranza assassina di un mondo costruito per fare solo del male, allora cosa vorrà mai dire, a questo punto, &#8221;fare giustizia?&#8221;.<span id="more-1199"></span></p>
<p>Forse fare un po&#8217; giustizia puo&#8217; essere anche ricordare per sempre, non lasciare che neppure un uomo al mondo dimentichi lo squallore di un polziotto che causa la morte di un ragazzo di 18 anni. E&#8217; questo che prova a fare il film &#8220;E&#8217; stato morto un ragazzo&#8221;, del giornalista Filippo Vendemmiati, che ricostruisce la vicenda di Federico Aldrovandi, il 18enne morto il 25 settembre del 2005 durante un intervento di polizia. Il film è stato selezionato fra i migliori documentari italiani del 2010 e parteciperà in concorso al &#8220;Bif&amp;St-Bari International Film&amp;Tv Festival&#8221;, in programma nel capoluogo pugliese dal 22 al 29 gennaio 2011.</p>
<p>Della manifestazione dedicata al cinema che si tiene per la seconda volta a Bari, Ettore Scola è presidente e Felice Laudadio è direttore artistico. Il film del giornalista della Rai di Bologna, dunque, concorrerà al &#8216;Premio Vittorio De Seta&#8217; per il regista del miglior documentario italiano del 2010.</p>
<p>Il programma definitivo verrà annunciato nel corso di una conferenza stampa che si terrà lunedì 10 gennaio 2011 alla Casa del Cinema di Roma, presente anche Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia che promuove l&#8217;evento organizzato dall&#8217;Apulia Film Commission.</p>
<p>Per la morte di Aldrovandi i quattro poliziotti che fecero il controllo quella mattina sono stati condannati in primo grado per eccesso in omicidio colposo, e altri tre loro colleghi sono stati condannati per il depistaggio delle indagini.</p>
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		<title>Minervino Murge, oltre il Salento</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 23:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è  molto di piu’ del mare e  del sole del Salento in Puglia, c’è molto di piu’. Ci sono incantevoli distese di trulli immersi nelle campagne tra Locorotondo, Martina Franca e Cisternino, meglio nota come Valle d’Itria. E c’è anche un territorio poco conosciuto ai piu’: l’Alta Murgia. Tra le perle dell&#8217;Alta Murgia, nel territorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è  molto di piu’ del mare e  del sole del Salento in Puglia, c’è molto di piu’. Ci sono incantevoli distese di trulli immersi nelle campagne tra Locorotondo, Martina Franca e Cisternino, meglio nota come Valle d’Itria. E c’è anche un territorio poco conosciuto ai piu’: l’Alta Murgia.<span id="more-690"></span></p>
<p>Tra le perle dell&#8217;Alta Murgia, nel territorio compreso fra la provincia di Bari e la Bat (Barletta-Andria-Trani), ci sono Altamura, Gravina, Ruvo, Spinazzola e Toritto. Ma a brillare più delle altre è Minervino Murge: un paesino, arroccato su un piccolo monte, che poi tanto paesino non e’, e che domina, incontrastato, un’enorme distesa di coltivazioni e di costruzioni tipiche della zona.</p>
<p>No, non si tratta solo di “sponsorizzare” una terra poco nota fuori dalla Puglia, ma di far conoscere anche a chi la Puglia la vive ogni giorno, realta’ “classificate” come rurali, isolate o peggio arretrate! Borghi considerati di serie B, che invece, di serie B non sono affatto!</p>
<p>Un esempio, per tutti, Minervino Murge è emblema di civilta’ e  di accoglienza, di evoluzione: un contenitore di tradizioni contadine, culinarie, culturali che nulla hanno da invidiare alla piu’ celebre Valle d’Itria o al Salento.<br />
Sarebbe perfino troppo facile, tra i paesi dell’Alta  Murgia, parlare della piu’ nota Altamura (anche grazie al suo celeberrimo pane) o di Gravina con la sua particolare conformazione territoriale: le gravine appunto. Invece, parliamo di Minervino, con i suoi secoli di storia, e con i suoi vicoletti intrecciati accanto del centro storico, la cosiddetta “scesciola”, arroccato su una collina.</p>
<p>Insomma,  una cittadina tutta da scoprire: dalle prelibatezze culinarie (u’ cutturidd, tipica pietanza a base di agnello rape e pomodorini, la salsiccia di maiale a punta di coltello, i funghi cardoncelli, etc.), alla tradizione ed alla storia che si respira nei vicoletti, quasi un labirinto dove e’ preferibile farsi guidare da qualcuno del posto per evitare di perdersi. E poi le tante chiese antiche, tante per un paese cosi’ piccolo, il corso principale che lo attraversa e che e’ tutto un programma; memorie dei tempi che furono e, dove, tipico dei centri della provincia, dominano le insegne dei bar, delle farmacie e, dulcis in fundo, delle sedi di partito. Non manca tanta cordialita’ per nulla scontata in un paese dell’entroterra, un paese vitale, invece, capace di affascinare anche i piu’ diffidenti, pugliesi e non. Perche’ la Puglia non e’ solo Salento!<br />
<strong> </strong><br />
<strong>Celeste Morea</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0744m.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-697" style="border: 1px solid black;" title="DSCN0744m" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0744m-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0727l.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-699" style="border: 1px solid black;" title="DSCN0727l" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0727l-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0727l.jpg"><br />
</a><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0738p.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-698" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" title="DSCN0738p" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0738p-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0754n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-696" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" title="DSCN0754n" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2010/11/DSCN0754n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>In Puglia rischiano di crollare testimonianze del Paleolitico</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 18:28:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli scavi nel sito paleolitico di Grotta Paglicci, in Puglia, sono fermi da quattro anni e la stessa grotta rischia di crollare. <span id="more-586"></span></p>
<p>Lo denuncia il presidente del Centro Studi Paglicci, Enzo Pazienza, che da anni si occupa di valorizzare il giacimento paleolitico più importante d&#8217;Europa dopo la presentazione, nei giorni scorsi a Siena, di un film-documentario realizzato dalla Unicity di Roma per conto del Parco Nazionale del Gargano e in collaborazione con l’Ateneo senese, che da un quarantennio si occupa dei lavori nel sito.</p>
<p>“Ora si deve intervenire &#8211; ha detto Pazienza &#8211; per evitare la sciagura e permettere ai ricercatori di Siena e alla Soprintendenza Archeologica della Puglia di continuare gli scavi nel massimo della sicurezza. Così come si attende ancora &#8211; ha continuato – &#8220;L&#8217;apertura del Museo Archeologico a Rignano Garganico, ultimato da anni ma mai inaugurato per una serie infinita ed incredibile di mancanze della politica e della burocrazia”.</p>
<p>Grotta Paglicci è considerato un sito archeologico di rilevante interesse perché gli archeologici hanno accertato che per migliaia e migliaia di anni, gruppi preneandertaliani prima (fra 250 e 130mila anni fa) e antichi sapiens poi (fra 36 e11mila anni fa) lo hanno occupato lasciando tracce della loro presenza: strumenti di selce e d&#8217;osso, resti di pasto, evidenti, focolari, aree di accumulo di ossa, ornamenti.<br />
Una sequenza lunga millenni, che illustra l&#8217;evoluzione tecnologica e culturale di queste antiche popolazioni e insieme le trasformazioni dell&#8217;ambiente circostante il sito durante le ultime fasi glaciali. La grotta conserva inoltre l&#8217;unica testimonianza nota in Italia di pitture parietali paleolitiche, due cavalli e alcune mani risalenti a circa 20mila anni fa.</p>
<p>Ora il soffitto della grotta rischia di crollare, con eventuale grave danno per le persone, e questo è dovuto, secondo Pazienza, “sicuramente ad una serie di concause” tra le quali la natura del terreno, fortemente carsico e quindi particolarmente esposto ad erosione dell&#8217;acqua, vecchi interventi di tombaroli, e in minima parte anche l&#8217;attività di sbancamento da parte degli archeologi.</p>
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