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	<title>L&#039;Alternativa &#124; Diversamente informati &#187; Bari</title>
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		<title>Da stasera, alla Stazione di Bari, indumenti e pasti caldi a senza tetto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalle 19,30 alle 21,30, in piazza Roma a Bari (vicino alla garritta dalla polizia municipale), sara&#8217; presente un container per la raccolta e lo smistamento gratuito di coperte, indumenti, latte e biscotti da distribuire contro il grande freddo di questi giorni. A occuparsi della raccolta e dello smistamento, sara&#8217; l&#8217;associazione di volontariato &#8220;In.Con.Tra&#8221;. La distribuzione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle 19,30 alle 21,30, in piazza Roma a Bari (vicino alla garritta dalla polizia municipale), sara&#8217; presente un container per la raccolta e lo smistamento gratuito di coperte, indumenti, latte e biscotti da distribuire contro il grande freddo di questi giorni.<span id="more-3412"></span></p>
<p>A occuparsi della raccolta e dello smistamento, sara&#8217; l&#8217;associazione di volontariato &#8220;In.Con.Tra&#8221;.</p>
<p>La distribuzione, insieme al consueto pasto caldo, terminera&#8217; alle 21,30. Ma &#8211; precisa l&#8217;associazione &#8211; &#8221;chi durante la notte inoltrata dovesse aver bisogno, potra&#8217; contattare il 338.53.45.870. &#8221;Resta ancora valida &#8211; sottolineano i volontari &#8211; la richiesta di latte UHT e biscotti, oltre che la proposta di chiudere temporaneamente un sottopassaggio della Stazione ferroviaria centrale, per adibirlo a dormitorio d&#8217;emergenza&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Comunicare la povertà oltre il muro dell&#8217;ipocrisia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La notiziabilità del sociale”. Sì, lo ricordo bene. Si chiamava proprio così un intero capitoletto di un libricino comprato qualche anno fa, che aveva l&#8217;ambizione di spiegare a giovani aspiranti giornalisti come funziona la “comunicazione sociale”, come si tutelano e allo stesso tempo si fanno diventare notizia le storie dei “soggetti deboli”, minori, disabili, malati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La notiziabilità del sociale”. Sì, lo ricordo bene. Si chiamava proprio così un intero capitoletto di un libricino comprato qualche anno fa, che aveva l&#8217;ambizione di spiegare a giovani aspiranti giornalisti come funziona la “comunicazione sociale”, come si tutelano e allo stesso tempo si fanno diventare notizia le storie dei “soggetti deboli”, minori, disabili, malati, senza fissa dimora. <span id="more-3388"></span></p>
<p>L&#8217;ho letto e riletto, mi piaceva l&#8217;idea che per occuparsi di certe tematiche, oltre a tirar fuori tutta la sensibilità e lo speciale “occhio” di cui solo madre natura ti può far dono, ci si potesse formare, aggiornare, si potesse studiare. Poche regole, ma importanti.</p>
<p>Due o tre anni in giro per le redazioni avevano già smontato pezzo dopo pezzo questa ingenua convinzione. Ma non c&#8217;è mai fine al peggio.</p>
<p>Il caso dei coniugi De Salvo mi ha imprigionata nella logica dello “sbatti il mostro in prima pagina”, e parlane finché alla gente resta l&#8217;ultimo sospiro di pietà.</p>
<p>E via alla corsa nelle mense, nei dormitori, alla stazione di notte, alla tendopoli di via Maratona, per scoprire e ripetere (per un&#8217;intera settimana!), che a Bari ci sono 400 “poveri assoluti”, ma decine di migliaia di “poveri relativi”, che reclamano dignità e la possibilità di progettare un futuro fuori dagli stenti e dall&#8217;assistenzialismo da “un pasto caldo e un letto” che caratterizza il nostro sistema di welfare.</p>
<p>E sentire, in questa settimana, l&#8217;Assessore (niente nomi) implorare i colleghi, gli stessi che corrono alle mense e ai dormitori, di smetterla di parlare della <a href="http://www.lalternativa.it/suicidio-coniugi-de-salvo-fiaccolata-contro-linerzia-delle-istituzioni/" target="_blank">tragedia De Salvo</a>, “che quello non è che era povero, è che era psicolabile”. E sentire i colleghi ridacchiare, salvo poi fare la voce tremolante mentre raccontano come si vive quando si elemosina un pasto caldo alla parrocchia, possibilmente lontano da casa, “che in famiglia non lo sanno”. Ed essere, volente o nolente, tu che quel libricino l&#8217;avevi divorato, parte del sistema (anche se “l&#8217;occhio” non te lo cambierà mai nessuno).</p>
<p>E poi, in quella stessa settimana, sentire il presidente della cooperativa Caps ammettere sconsolato che a Bari, e non solo, mancano risposte adeguate ai nuovi volti della povertà, ancor prima mancano gli strumenti per leggere e capire disagi che si nascondono, che hanno il pudore di chiedere aiuto.</p>
<p>E ricordare che in città, anche se nessuno ne parla, almeno in questi termini, esistono quattro edifici occupati che sperimentano l&#8217;autorganizzazione per superare l&#8217;emergenza abitativa, che trasformano strutture abbandonate al degrado (che vergogna!) in case più o meno accoglienti. L&#8217;ultima, in ordine cronologico, e&#8217; una villetta, l&#8217;ex presidenza di un liceo, oggi ripulita e riscaldata, abitata come fosse un collegio universitario, con tanto di turni per le pulizie affissi nel corridoio.</p>
<p>“Un modo per sfuggire alle carceri a bassa intensità come i dormitori, in cui vivi aspettando di morire, senza alcuna progettualità”, ti spiega uno degli occupanti. Un laboratorio politico, 17 persone insieme, uno spaccato della più varia umanità, che ha portato sotto lo stesso tetto uno scrittore senegalese, un dottorando senza borsa, un eritreo disoccupato, un badante italiano, una coppia nata per strada, che qui sperimenta la convivenza in una “quasi-casa-vera”.</p>
<p>E senti l&#8217;esigenza di scrivere, anche se poi temi che è solo vapore sparato fuori dalla valvola di sicurezza che regola la pressione del sistema.</p>
<p><strong>Silvia Dipinto</strong></p>
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		<title>Suicidio coniugi De Salvo: Fiaccolata &#8220;contro l&#8217;inerzia delle istituzioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 21:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;I politici vogliono dimenticare in fretta, noi cittadini no&#8221;: e&#8217; questo uno degli slogan scelti dalle associazioni che stasera hanno organizzato una fiaccolata per &#8221;protestare &#8211; spiegano &#8211; contro l&#8217;inerzia delle istituzioni locali, a causa della quale si sono suicidati i coniugi De Salvo&#8221;, i cui corpi senza vita stati ritrovati domenica scorsa, 8 gennaio.<span id="more-3365"></span></p>
<p>I coniugi, Antonia Azzolini di 69 anni e Salvatore De salvo di 64, avrebbero ingerito barbiturici per togliersi la vita. Una decisione presa dopo un calvario di sofferenze e umiliazioni cominciato dal 2004, anno in cui l&#8217;uomo perse il suo lavoro di commerciante di tessuti. Entrambi vivevano in una residenza per anziani cui il Comune pagava 110 euro al giorno. Denaro che Antonia e Salvatore, essendo autosufficienti, chiedevano fosse destinato direttamente a loro per vivere di nuovo in una &#8221;casa vera&#8221;.</p>
<p>Tuttavia, nonostante i ripetuti appelli alla Regione Puglia e al Comune di Bari, di cui i coniugi parlano anche in una video-denuncia pubblicata su youtube, non c&#8217;e&#8217; mai stata nessuna risposta: &#8221;Una delusione continua da parte delle istituzioni&#8221;, la definiva De Salvo. E stasera, alla fiaccolata, hanno partecipato in tutto una trentina di persone, ma ne&#8217; il sindaco, ne&#8217; i presidenti di Regione e Comune, &#8221;invitati tutti e tre &#8211; assicurano gli organizzatori &#8211; si sono fatti vedere&#8221;.</p>
<p>&#8221;Sono due anni &#8211; dice Stefano Milano, consigliere della circoscrizione San Nicola-Murat di Bari &#8211; che dal Comune di Bari aspettiamo i soldi destinati al sociale, dove sono finiti?&#8221;. La convinzione dei manifestanti e&#8217; netta e si legge chiara su alcuni cartelloni: &#8221;Coniugi De Salvo, morti di poverta&#8217;, indifferenza e onesta&#8221;&#8217;. Perche&#8217;, ricorda Riccardo Fornarelli,  Salvatore De Salvo &#8221;era stato invitato a violare la legge, come denuncia lui stesso nel video in cui parla di una funzionaria che lo invita a fingersi invalido per ottenere un lavoro alla Asl di Giovinazzo. Ma la sua onesta&#8217; glielo impedi&#8221;.</p>
<p>Anzi, denuncia De Salvo nello stesso video, &#8221;i miei rapproti con Vendola si interruppero definitivamente dopo che lo misi al corrente di questo avvenimento&#8221;. E ora al presidente della Regione e all&#8217;assessore alla Sanita&#8217;, Tommaso Fiore, i cittadini chiedono che &#8221;si indgahi su queste dichiarazioni con una commissione interna al Consiglio regionale&#8221;.<br />
E annunciano già un &#8221;esposto&#8221; su quello che definiscono &#8221;un vero e proprio tradimento delle istituzioni&#8221;.</p>
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		<title>Accoglienza immigrati: la Puglia punta sull&#8217;integrazione</title>
		<link>http://www.lalternativa.it/accoglienza-immigrati-la-puglia-punta-sullintegrazione/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 14:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Migliorare la distribuzione degli immigrati provenienti dal Nord Africa sul territorio pugliese, prevedendo la loro presenza in un numero massimo di 100 per Comune e di 50 in ogni struttura ricettiva; favorire la loro integrazione socio-economica; e rafforzare il ruolo degli enti di tutela che si occupano, fra l&#8217;altro, dell&#8217;insegnamento della lingua italiana, di mediazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Migliorare la distribuzione degli immigrati provenienti dal Nord Africa sul territorio pugliese, prevedendo la loro presenza in un numero massimo di 100 per Comune e di 50 in ogni struttura ricettiva; favorire la loro integrazione socio-economica; e rafforzare il ruolo degli enti di tutela che si occupano, fra l&#8217;altro, dell&#8217;insegnamento della lingua italiana, di mediazione culturale e di assistenza legale.<span id="more-3358"></span></p>
<p>Sono questi alcuni degli obiettivi al centro della seconda fase del Piano di accoglienza con cui la Regione Puglia ha fronteggiato, da aprile 2011 a oggi, l&#8217;arrivo di oltre 1.500 cittadini stranieri, 195 dei quali richiedenti permesso di soggiorno transitorio, e 1.300 richiedenti asilo. Tutti sono stati dislocati nelle oltre 40 strutture di accoglienza, pubbliche e private, che al momento ospitano, in totale, 1.400 migranti in prevalenza provenienti da Ghana (14%), Mali (16%) e Nigeria (28%).</p>
<p>A incontrare i giornalisti, oggi a Bari, sono stati, fra gli altri, gli assessori regionali alle Politiche migratorie, Nicola Fratoianni, e alla Protezione civile, Fabiano Amati. Quest&#8217;ultimo ha spiegato che &#8221;la Puglia, nell&#8217;elaborare il Piano di accoglienza che ha ricevuto diversi encomi anche dal capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, ha avuto la possibilita&#8217; di vedere la tendopoli di Manduria, e quindi di capire tutto cio&#8217; che non doveva essere mai fatto&#8221;. Inoltre, Amati ha sottolineato il ruolo dei sindaci che e&#8217; stato &#8221;fondamentale nel diffondere nei territori la cultura della solidarieta&#8217; tipica della Puglia, mettendo a tacere il chiacchiericcio di chi voleva alimentare rivolte popolari contro la presenza di immigrati&#8221;.</p>
<p>Fratoianni ha ricordato che ieri, nel corso della visita istituzionale al Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Bari, la &#8221;portavoce dell&#8217;Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr, ndr), Laura Boldrini, mi ha chiesto di inviarle lo schema del nostro Piano di accoglienza per farne un modello da estendere in tutta Italia&#8221;.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro e&#8217; stato anche evidenziato l&#8217;impegno delle strutture sanitarie pugliesi che, &#8221;nonostante le difficolta&#8217; oggettive che vive il sistema, sono riuscite a garantire assistenza a ogni singolo straniero giunto nella nostra regione&#8221;.</p>
<p>Risultati e criticita&#8217; del Piano di accoglienza saranno monitorati da un nucleo composto da Regione, Anci, Ares, questure, prefetture e Enti di tutela, gia&#8217; coinvolti nella Cabina di regia che si occupa del quadro globale del Piano.</p>
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		<title>Ex dipendenti Poste Puglia, &#8220;Escludeteci da riforma pensioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 11:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inserire nel decreto milleproroghe una norma che escluda dalla riforma pensionistica dell&#8217;ultima manovra finanziaria, i cinquemila dipendenti di poste italiane, di cui 100 solo in Puglia, che, in seguito ad accordi con l&#8217;azienda, hanno lasciato il posto di lavoro con la formula dell&#8217;esodo incentivato, prevdendo di andare in pensione nel 2013-2014. Lo chiedono gli stessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inserire nel decreto milleproroghe una norma che escluda dalla riforma pensionistica dell&#8217;ultima manovra finanziaria, i cinquemila dipendenti di poste italiane, di cui 100 solo in Puglia, che, in seguito ad accordi con l&#8217;azienda, hanno lasciato il posto di lavoro con la formula dell&#8217;esodo incentivato, prevdendo di andare in pensione nel 2013-2014.<span id="more-3313"></span></p>
<p>Lo chiedono gli stessi ex dipendenti secondo i quali le loro aspettative sono ora vanificate dalla riforma pensionistica per effetto della quale dovranno aspettare fino a sei anni per avere la pensione. Un&#8217;attesa che rende, per gli ex lavoratori, incongrue e insufficienti le somme pattuite con l&#8217;azienda al momento dell&#8217;esodo.</p>
<p>Per questo stamattina una delegazione guidata dal segretario regionale Slc Cgil, Nicola Di Ceglie, ha incontrato il prefetto di Bari &#8221;chiedendogli di intercedere col governo affinche&#8217; questi lavoratori possano rientrare nel decreto milleproroghe che dal 10 gennaio inizia l&#8217;iter parlamentare. In questa maniera &#8211; ha rilevato Di Ceglie &#8211; avrebbero un paracadute e potrebbero usufruire dei vecchi requisiti dal momento in cui hanno firmato l&#8217;uscita&#8221;, ovvero prima dell&#8217;entrata in vigore della riforma pensionistica.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;unico presidio in Italia, organizzato a Bari davanti al palazzo di governo, Di Ceglie ha sottolineato che &#8221;negli ultimi due anni in molti hanno firmato questo accordo, avendo come prospettiva una finestra pensionistica 2013-2014. Ma oggi, con il decreto salva-Italia, si ritrovano con questa finestra spostata anche di sei anni, senza nessun tipo di copertura pensionistica, contributiva e salariale. Un dramma che riguarda cinquemila lavoratori in Italia e 100 in tutta la Puglia&#8221;.</p>
<p>Gli ex dipendenti delle poste, hanno inoltre sottolineato di non poter &#8221;godere di alcun ammortizzatore sociale: in passato la categoria era stata dotata di un &#8216;fondo di solidarieta&#8217; autofinanziato dagli stessi lavoratori e dall&#8217;azienda, ma e&#8217; stato purtroppo usato per l&#8217;esodo incentivato&#8221;.</p>
<p>&#8221;Se il tavolo politico non avra&#8217; successo &#8211; ha concluso Di Ceglie &#8211; la trattativa tornera&#8217; sul tavolo di Poste italiane; poi si aprira&#8217; la strada di una class action&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sindaco Bari propone legge nazionale anti-botti</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 14:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per qualcuno si tratta solo di qualche trick e track, e di una repressione inutile. Per il sindaco di Bari, Michele Emiliano, e&#8217; una battaglia per la civilta&#8217; e un chiaro segnale di lotta alla criminalita&#8217; organizzata che, sparando botti illegali a capodanno, vuole dimostrare la sua forza. A pochi giorni di distanza dall&#8217;ordinanza anti-botti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per qualcuno si tratta solo di qualche trick e track, e di una repressione inutile. Per il sindaco di Bari, Michele Emiliano, e&#8217; una battaglia per la civilta&#8217; e un chiaro segnale di lotta alla criminalita&#8217; organizzata che, sparando botti illegali a capodanno, vuole dimostrare la sua forza.<span id="more-3306"></span></p>
<p>A pochi giorni di distanza dall&#8217;ordinanza anti-botti con cui il primo cittadino del capoluogo pugliese ha tentato di impedire la solita mini-guerra di capodanno, Emiliano punta ora a un percorso legislativo che superi la scarsa efficacia dell&#8217;ordinanza e dei suoi limiti di urgenza e contingenza: &#8221;Chiedero&#8217; l&#8217;aiuto di tutti i parlamentari pugliesi, per promuovere un disegno di legge nazionale che vieti lo sparo privato di fuochi d&#8217;artificio e che limiti la possibilita&#8217; di esploderli in apposite zone che dovranno essere autorizzate dal questore&#8221;.</p>
<p>&#8221;La notte di capodanno &#8211; ha spiegato il sindaco di Bari &#8211; sono state sparate solo categorie di fuochi di aritficio non autorizzate, quelle che sarebbero state comunque illegali. Mentre dai balconi della citta&#8217; lo sparo privato e&#8217; stato infinitesimale rispetto al passato&#8221;. Ma ora &#8211; ha aggiunto &#8211; &#8221;e&#8217; evidente che questa specie di patto non scritto tra Stato e camorra, che consente a quest&#8217;ultima di sparare, e&#8217; finito: la camorra non potra&#8217; sparare nemmeno a capodanno, almeno fino a quando saro&#8217; il sindaco di questa citta&#8221;&#8217;.</p>
<p>&#8221;Per la prima volta in Italia &#8211; ha rilevato Emiliano &#8211; con le ordinanze anti-botti abbiamo detto cio&#8217; che gli italiani vogliono, secondo me, si affermi chiaramente: sparare privatamente a capodanno e&#8217; una scemenza concalamta; una cosa talmente stupida e pericolosa da dover essere vietata&#8221;. E nel caso di Bari &#8211; ha precisato &#8211; &#8221;vorra&#8217; dire che Savinuccio Parisi chiedera&#8217;, dal carcere, l&#8217;autorizzazione al questore per sparare nella sua zona&#8221; cosi&#8217; come dovrano fare &#8221;tutti i clan mafiosi, per esempio gli Strisciuglio al quartiere Liberta&#8217;, oppure a Barivecchia e San Girolamo&#8221;.</p>
<p>&#8221;Io &#8211; ha aggiunto &#8211; ho avuto il coraggio di dirlo, supportato da migliaia di cittadini che capiscono il significato dello sparo della camorra; lo stesso per cui i picciotti della camorra il giorno dopo camminano fieri per le strade della citta&#8217; dicendo &#8216;avete visto cosa bbiamo combinato ieri?&#8217;. Emiliano ha poi sotoloneato che l&#8217;ordinanza, che deve avere carattere di urgenza e contingenza, sia l&#8217;unico strumento a disposizione del sindaco per impedire che il giorno dopo gli spari ci sia un afflusso di centinaia di feriti al pronto soccorso: &#8221;Se non l&#8217;avessi fatta &#8211; ha detto &#8211; oggi staremmo qui a parlare del perche&#8217; il sindaco si e&#8217; schierato con la parte pro-spari. Mentre io, a differenza del sidaco di Firenze, Renzi, non credo che le ordinanze non servano a nulla&#8221;. Invece &#8211; ha proseguito &#8211; &#8221;a Bari l&#8217;ordinanza e&#8217; servita a non avere nessun ferito: non era mai accaduto nella storia di Bari&#8221;.</p>
<p>Quanto alle multe da comminare ai trasgressori, Emiliano ha detto che &#8221;le fotografie scattate ora sono al vaglio della polizia municipale che sta individuando i responsabili&#8221;.</p>
<p>Il sindaco sta anche studiando l&#8217;ipotesi di &#8221;uno spettacolo pirotecnico organizzato dal Comune, cosi&#8217; come accade nelle piu&#8217; grandi citta&#8217; europee&#8221;. E a coloro che continuano a difendere i fuochi pirotecnici, a dispetto della loro pericolosita&#8217;, Emiliano risponde: &#8221;Ho timore che tutti coloro che stanno rifiutando questo percorso della citta&#8217; di Bari, cioe&#8217; quelli che non vogliono farla diventare piu&#8217; civile ma vogliono giocare su queste atmosfere oscure, stiano tra di loro solidarizzando. Bisogna evitare di trasformarle in un partito che ha una dignita&#8221;&#8217;.</p>
<p>Per Emiliano, a Bari &#8221;si e&#8217; creata una strana collusione tra brutte atmosfere del &#8216;rutto libero&#8217;, della destra estrema, di frange estremiste degli Ultras che, un po&#8217; come e&#8217; avvenuto per l&#8217;ordinanza di chiusura del Lungomare si sono buttati in mezzo a questa polemica antisindaco. Per l&#8217;ordinanza di chiusura Lungomare &#8211; ha ricordato &#8211; che ha fatto sarrabbiare gli spacciatori di cocaina che perdevano la loro piazza, mi sono beccato delle minacce e delle svastiche che, se io fossi stato il sindaco classico della sinistra, avrebbero scatenato un putiferio in tutta Italia&#8221;.</p>
<p>Allora &#8211; ha continuato &#8211; &#8221;bisogna evitare che frange della criminalita&#8217; organizzata insofferenti alle regole, che la destra estrema, che i &#8216;cheyenne&#8217; (tamarri, ndr) della citta&#8217; e chissa&#8217; chi altro, vengano a solidarizzarsi contro lo Stato. Perche&#8217; ora il nemico e&#8217; quasi inconstistente e puo&#8217; essere sconfitto, ma non dobbiamo consentire al nemico di crescere. Altrimenti vi consiglio la lettura di Arturo Ui di Brecht e di come una banda di criminali quali erano i nazisti a Berlino, si sono strasformati in un regime, tra l&#8217;altro in una situazione economica molto simile a quella in cui si trova oggi il nostro Paese&#8221;.</p>
<p>&#8221;Noi &#8211; ha concluso Emiliano &#8211; dobbiamo tenere molto forte la democrazia, prendendo decisioni. Perche&#8217; ogni volta che la democrazia si concepisce come impotente, apre la strada a questo tipo di atmosfere che se si mettono insieme rischiano di diventare un partito, una opinione pubblica che va assolutamente segmentata e non fatta consolidare&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Morte senegalesi: Casapound, &#8220;Non sentiamo dover chiedere scusa&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 12:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Il nostro stile politico ci ripulira&#8217; da una macchia che ci ha sporcati ingiustamente e per cui non abbiamo nessuna colpa ne&#8217; sentiamo di dover chiedere scusa a nessuno&#8221;.<span id="more-3264"></span></p>
<p>A parlare e&#8217; la militante di Casapound e portavoce nazionale della onlus &#8216;Solidarite&#8217; identites&#8217;, Chiara Del Fiacco, che oggi a Bari ha partecipato alla manifestazione promossa dalla sua associazione per ricordare la morte dei due senegalesi uccisi con colpi di pistola a Firenze dallo scrittore di estrema destra, Gianluca Casseri.</p>
<p>Nell&#8217;occasione e&#8217; stata anche presentata alla stampa la onlus &#8216;Solidarite&#8217; identites&#8217;, alla presenza del suo presidente nazionale, Sebastian Magnificat, secondo il quale &#8221;la stampa sta strumentalizzando un fatto terribile&#8221;. Per Magnificat, &#8221;se neppure i parenti e gli amici di Casseri sapevano che era un folle, come potevamo capirlo noi quando veniva a parlare dei suoi libri alle nostre conferenze? La nostra porta e&#8217; aperta a tutti non chiediamo di certo certificati di sanita&#8217; mentale&#8221;. &#8221;Inoltre &#8211; ha precisato &#8211; lui era un simpatizzante e non un militante di Casapound che, tra l&#8217;altro, non e&#8217; di estrema destra&#8221;.</p>
<p>&#8221;La stampa &#8211; per Magnificat &#8211; sta facendo sciacallaggio su quanto accaduto e si interessa di noi solo ora, ma perche&#8217; non si e&#8217; mai interessata delle nostre attivita&#8217; di solidarieta&#8217;, per esempio in Kenya o in favore dei migranti di Lampedusa?&#8221;. Sulla richiesta della comunita&#8217; senegalese di chiudere a Firenze la sede di Casapound, Magnificat ha detto che &#8221;loro sono disponibili a incontrarci: ci parleremo e poi vedremo come andra&#8217; a finire&#8221;.</p>
<p>Intanto, oggi pomeriggio a Bari e&#8217; previsto un corteo organizzato da alcuni gruppi di sinistra. &#8221;Siamo sereni &#8211; hanno assicurato gli esponenti di Casapound &#8211; e nonostante le polemiche dei giorni scorsi, molte delle quali partite dal sindaco Michele Emiliano, non accetteremo provocazioni&#8221;.</p>
<p>Per il presidente della circoscrizione San Nicola-Murat, Mario Ferorelli, &#8221;e&#8217; il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ad avere un atteggiamento razzista e di parte&#8221; mentre &#8221;dovrebbe rappresentare tutti i cittadini, sia di destra si adi sinistra&#8221; e &#8221;evitare continue contrapposizioni che invece di spegnere focolai, li alimentano pericolosamente&#8221;.</p>
<p>&#8221;Il sindaco Emiliano &#8211; ha detto Ferorelli &#8211; mi ha inviato una lettera sibillina in cui mi chiedeva di non autorizzare questa manifestazione perche&#8217;, secondo lui, e&#8217; promossa da fascisti. Io, invece, ho letto lo statuto di Casapound e non c&#8217;e&#8217; alcuna traccia di quello di cui parla il primo cittadino di Bari&#8221;. &#8221;Del resto &#8211; ha aggiunto &#8211; non si capisce perche&#8217; io non avrei dovuto autorizzare questa manifestazione quando il sindaco ha autorizzato senza problemi il corteo, di oggi pomeriggio, organizzato da associazioni di estrema sinistra&#8221;.</p>
<p>&#8221;Noi abbiamo invitato Emiliano a venire &#8211; ha precisato Ferorelli &#8211; ma non si e&#8217; presentato e secondo me ha fatto molto male perche&#8217; la sua presenza qui avrebbe contribuito a raffreddare gli animi&#8221;.</p>
<p>&#8221;E crediamo &#8211; ha concluso &#8211; che anche il mancato arrivo del console del Senegal, che ha appoggiato questa manifestazione donando a Casapound anche la bandiera della sua terra, non si sia presentato perche&#8217; influenzato dal sindaco&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Proteste dalle terre joniche: &#8220;Toglieteci dal fango&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 11:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiedono finanziamenti straordinari per garantire i diritti di cittadini e territorio. Le famiglie di Ginosa Marina, colpite dall’esondazione del primo marzo scorso, sono scese in piazza per essere letteralmente “tolte dal fango”. Nei giorni scorsi hanno manifestato davanti alla stazione di Bari, organizzando un presidio nella mattinata, prima di spostarsi nella Sala Murat per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedono finanziamenti straordinari per garantire i diritti di cittadini e territorio. Le famiglie di Ginosa Marina, colpite dall’esondazione del primo marzo scorso, sono scese in piazza per essere letteralmente “tolte dal fango”.<span id="more-3190"></span> Nei giorni scorsi hanno manifestato davanti alla stazione di Bari, organizzando un presidio nella mattinata, prima di spostarsi nella Sala Murat per un incontro pubblico alla presenza di parlamentari e sindaci pugliesi. Complessivamente sono quattrocento le case alluvionate e una cinquantina le famiglie ospitate temporaneamente in alberghi, da cui però dovranno andare via a breve. È per questo che a quasi otto mesi di distanza dall’esondazione che colpì principalmente la zona tra Ginosa e Metaponto, il Comitato per la difesa delle terre joniche chiede che si interrompa lo scaricabarile tra Governo nazionale e Regione (la settimana scorsa c’è stato un incontro con gli assessori Amati, Campese e Pelillo) e che possano arrivare finanziamenti straordinari sul modello della Basilicata, per garantire un alloggio alle famiglie per ora senzatetto.</p>
<p><strong>Fulvio Di Giuseppe</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>
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</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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</a></p>
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		<title>All&#8217;Alternativa parla Yasuda, il primo ingegnere che intervenne alla centrale di Fukushima</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 07:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;era tempo per la paura: la prima cosa da fare era mettere in moto tutte le misure di sicurezza per proteggere l&#8217;ambiente e le persone dal rischio contagio radiazioni. L&#8217;ingegnere Hiroshi Yasuda, uno degli scienziati impegnati in prima linea nella gestione dell&#8217;emergenza alla centrale di Fukushima, ricorda con freddezza quei momenti che seguirono l&#8217;incidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;era tempo per la paura: la prima cosa da fare era mettere in moto tutte le misure di sicurezza per proteggere l&#8217;ambiente e le persone dal rischio contagio radiazioni. L&#8217;ingegnere Hiroshi Yasuda, uno degli scienziati impegnati in prima linea nella gestione dell&#8217;emergenza alla centrale di Fukushima, ricorda con freddezza quei momenti che seguirono l&#8217;incidente alla centrale atomica subito dopo il violento terremoto e l&#8217;intenso tsunami che colpirono il Giappone lo scorso 11 marzo.<span id="more-3153"></span></p>
<p>E ieri, in occasione di &#8216;Geomed 2011&#8242;, la quarta Conferenza internazionale di Geologia medica in corso a Bari, Yasuda ci ha raccontato il suo punto di vista sull&#8217;incidente e sul futuro del nucleare nel mondo. La visione di uno scienziato che guarda ogni cosa con la razionalita&#8217; di chi e&#8217; convinto che &#8221;l&#8217;incidente di Fukushima ci aiutera&#8217; a prevenire rischi di alto livello&#8221;.</p>
<p><strong>Ingegnere, lei e&#8217; stato uno dei primi uomini a intervenire: cosa ha pensato quando si e&#8217; trovato di fronte a quello che e&#8217; stato definito uno degli incidenti nucleari piu&#8217; gravi della storia?</strong> &#8221;Nella prima fase dell&#8217;intervento, la prima cosa cui abbiamo pensato e&#8217; stata quella di mettere in pratica tutte le misure di sicurezza possibili, sia ambientali che personali, per cercar di stimare immediatamente il rischio e per prendere le opportune iniziative di tutela della salute pubblica: bisognava salvaguardare il popolo giapponese&#8221;.</p>
<p><strong>Mentre si trovava li&#8217;, le e&#8217; mai passato per la mente che l&#8217;uomo, forse, aveva superato il limite?</strong> &#8221;Fukushima e&#8217; stata una combinazione molto particolare, di un terremoto molto forte e di uno Tsunami molto intenso. Etrambi questi fenomeni erano ben al di sopra di quanto si potesse lontanamente aspettare. Questo, pero&#8217;, non significa che non si debbano o non si possano intraprendere iniziative industriali con il nucleare. E questo incidente e&#8217; servito senz&#8217;altro per imparare come prevenire rischi di alto livello&#8221;.</p>
<p><strong>Esistera&#8217; mai, secondo la sua esperienza, un nucleare davvero &#8216;sicuro&#8217;?</strong> &#8221;Guardi, da questo tipo di incidente non ci si puo&#8217; difendere perche&#8217; quello di Fukushima non e&#8217; stato un incidente del processo nucleare per la formazione dell&#8217;energia. Piuttosto e&#8217; stato un incidente naturale che ha innescato un danno nella centrale, e quindi un pericolo per la salute umana. In ogni caso, ribadisco che questo potra&#8217; costituire una base per imparare nel futuro e quindi prendere le opportune precauzioni nella costruzione e nella difesa delle centrali nucleari&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia con un referendum, ma anche altri Paesi come la Germania hanno scelto di dire no al nucleare sull&#8217;onda della paura di un&#8217;altra Fukushima. A suo avviso queste nazioni stanno perdendo una chance per il proprio progresso?</strong> &#8221;La scelta fra il nucleare si&#8217; e il nucleare no, e&#8217; fondamentalmente legata alla necessita&#8217; di avere energia e al contesto in cui ci trova a decidere. Chiaramente bisogna sempre fare un bilancio fra rischi e benefici. Quindi, in un certo senso, e&#8217; tutto legato alle diverse complicazioni che possono esserci, in quel territorio, nel costruire una centrale nucleare e nel poter usufruire appieno della sua potenzialita&#8217;, considerando anche che una centrale nucleare non si puo&#8217; spegnere&#8221;.</p>
<p><strong>E&#8217; pensabile un futuro in cui l&#8217;energia atomica e l&#8217;energia cosiddetta rinnovabile e pulita, potranno essere complementari?</strong> &#8221;Bisogna considerare che ciascuna fonte di energia ha meriti e demeriti: la cosa piu&#8217; importante nel caso dell&#8217;energia solare e&#8217; la necessita&#8217; di avere grandi quantita&#8217; di pannelli che tolgono grandi aree al territorio per avere la stessa quantita&#8217; di energia che da&#8217; una sola centrale nucleare. Quindi, alla fine, bisogna sempre cercare di fare un bilancio fra le diverse forme di energia, tenendo conto che la stessa energia verde, come il solare, ha dei demerti: oltre a occupare come ho detto grandi aree con i pannelli solari, ha il problema della loro costruzione e del loro smaltimento. Anche il solare, come vede, puo&#8217; danneggiare il territorio. E anche in questo caso bisogna compiere uno sforzo per migliorare la qualita&#8217; dei pannelli che prendono energia dal nostro sole&#8221;.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Scalfari a Bari, &#8216;Scuote l&#8217;anima mia Eros&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 15:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Vivetela bene la vostra piccola vita perché è la sola e quindi immensa ricchezza di cui disponete. Non dilapidatela, non difendetela con avarizia, non gettatela via oltre l&#8217;ostacolo. Vivetela con intensa passione, con speranza e allegria&#8221;. La citazione è tratta da &#8216;Scuote l&#8217;anima mia Eros&#8217;, l&#8217;utima fatica del fondatore del quotidianl La Repubblica, il giornalista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Vivetela bene la vostra piccola vita perché è la sola e quindi immensa ricchezza di cui disponete. Non dilapidatela, non difendetela con avarizia, non gettatela via oltre l&#8217;ostacolo. Vivetela con intensa passione, con speranza e allegria&#8221;. <span id="more-3142"></span></p>
<p>La citazione è tratta da &#8216;Scuote l&#8217;anima mia Eros&#8217;, l&#8217;utima fatica del fondatore del quotidianl La Repubblica, il giornalista Eugenio Scalfari. Un libro che lui stesso ha definito &#8221;una ricerca sugli istinti che in ognuno di noi si annidano sul fondo di quel vulcano la cui bocca e&#8217; pesidiata da Eros&#8221;. E per parlare del suo libro Scalfari ha scelto il teatro Petruzzelli di Bari. &#8221;Una citta&#8217; &#8211; ha sottolineato &#8211; con cui mi pare ci sia una evidente affinita&#8217;: ero molto preoccupato perche&#8217; e&#8217; difficile riempire un teatro cosi&#8217; grande, ma la vostra numerosa presenza mi fa sentire come in famiglia&#8221;. E sara&#8217; forse l&#8217;istinto a muovere centinaia di persone ogni qualvolta il &#8216;maestro&#8217; del giornalismo presenta un suo lavoro nel capoluogo pugliese ma anche l&#8217;anno scorso, quando a Bari Scalfari presento&#8217; &#8216;Per l&#8217;alto mare aperto&#8217;, al teatro Piccinni si registro&#8217; il tutto esaurito.</p>
<p>Un sentimento (definito da Scalfari un &#8221;istinto filtrato dalla razionalita&#8221;&#8217;) che si rintraccia in uno dei tre tipi  in cui l&#8217;autore suddivide l&#8217;amore nel libro: amore per noi stessi, per un altro (il nostro partner), per molti altri. &#8221;Quello di base &#8211; spiega &#8211; e&#8217; l&#8217;amore per se&#8217;: un sentimento che ci permette di sopravvivere e che si realizza dentro una soglia fisiologica di egoismo. Poi &#8211; aggiunge &#8211; c&#8217;e&#8217; l&#8217;amore per gli altri, quello che tutela la specie umana e che, ad esempio, ci fa lanciare d&#8217;istinto in un fiume per salvare un bambino che annega&#8221;. Sul &#8221;confronto tra questi due sottoistinti &#8211; precisa Scalfari &#8211; si muove tutto il racconto della nostra vita&#8221;. Una vita caratterizzata e animata dal desiderio: &#8221;la nostra e&#8217; una specie desiderante &#8211; ricorda Scalfari &#8211; l&#8217;uomo ha &#8216;desiderio per il desiderio&#8217; che non si esaurisce mai e che permette all&#8217;uomo di evolversi, di non essere mai ripetitivo e di trascendersi&#8221;. Un desiderio che puo&#8217; certo essere &#8221;di potere o di sesso&#8221;, ma che non hanno &#8221;nulla a che fare con bunga bunga&#8221;. Perche&#8217; su una cosa non ha dubbi Scalfari e lo dimostra quando gli si chiede, provocatoriamente, se sia l&#8217;Eros a scuotere l&#8217;anima del premier&#8217;: &#8221;Niente affatto &#8211; risponde  &#8211; quello e&#8217; tutto un altro discorso&#8221;.</p>
<p>E sullo stato d&#8217;animo del premier azzarda una ipotesi: &#8221;Dipende dai caratteri &#8211; dice &#8211; il potere di solito rattrista ma a volte rende felici. In questo caso la tendenza, per quel tanto che conosco la persona, e&#8217; all&#8217;euforia. Ma i fatti e le circostanze che lo circondano, e che in parte ha provocato lui stesso, dovrebbero indurre alla tristezza. Io non sto nella sua testa e quindi non posso saperlo. Direi che, oggettivamente, dovrebbe essere piuttosto triste&#8221;.</p>
<p>Parlando poi dell&#8217;attuale situazione economica e politica che sta vivendo il Paese, Scalfari spiega: &#8221;E&#8217; molto preoccupante quello che sta accadendo non solo in Italia&#8221; ma anche &#8221;in Europa e in tutto l&#8217;Occidente&#8221;. E &#8221;la tristezza a me viene &#8211; ha precisato &#8211; quando penso che, fino a qualche tempo fa, una larga parte, probabilmente la maggioranza di questo Paese, ha sostenuto, votato e rivotato questo assetto del potere politico italiano&#8221;. &#8221;Questo da&#8217; tristezza &#8211; ha concluso &#8211; perche&#8217; in qualunque paese normale un assetto di questo genere sarebbe stato possibile, forse, per qualche mese e non oltre&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Finisce la festa Pd: il punto di vista di Nardelli, il &#8216;cacciatore&#8217; degli insolventi</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 10:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da poco si è conclusa a Bari la Festa nazionale dell’economia e del lavoro promossa dal Pd. Abbiamo voluto sentire il punto di vista del presidente della commissione Garanzia dell’unione comunale del Partito democratico di Bari, Eugenio Nardelli, lo stesso che, qualche tempo fa, fu promotore di una iniziativa che fece discutere i vertici del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da poco si è conclusa a Bari la Festa nazionale dell’economia e del lavoro promossa dal Pd. Abbiamo voluto sentire il punto di vista del presidente della commissione Garanzia dell’unione comunale del Partito democratico di Bari, Eugenio Nardelli, lo stesso che, qualche tempo fa, fu promotore di una iniziativa che fece discutere i vertici del partito: Nardelli invitò pubblicamente i consiglieri comunali, gli assessori, i presidenti e i consiglieri delle aziende municipalizzate, a ottemperare all’obbligo statutario che prevede il versamento di un contributo nelle casse dell’organo cittadino del Pd.<span id="more-3171"></span></p>
<p><strong>Presidente, quale esito ha avuto la sua iniziativa? </strong></p>
<p>“Devo dire che coloro che hanno ritenuto di aderire all’invito non rappresentano numericamente la maggioranza che è ancora attestata su posizioni di disimpegno. Tale atteggiamento, qualora dovesse persistere, indurrebbe la commissione ad assumere i provvedimenti che sono previsti dalle norme statutarie, ma io confido nel buon senso di tutti e non escludo che si possa trovare una soluzione concordata per la quale è mio intendimento proporre un incontro a tal fine”.</p>
<p><strong>Ma cosa rischiano gli ‘insolventi’? </strong></p>
<p>“La fuoriuscita dal Partito: ai sensi dell’art 40 dello Statuto, decadono dall’anagrafe degli iscritti e dagli organismi dirigenti del Pd”.</p>
<p><strong>Si è appena conclusa a Bari la festa nazionale dell’economia e del lavoro. Quali sono le sue impressioni?</strong></p>
<p>“La festa ha rappresentato il tentativo, senza dubbio riuscito, di dare all’azione del Pd uno slancio che coinvolgesse la cosiddetta società civile, e non costituisse la solita passerella per gli altrettanto soliti notabili”.</p>
<p><strong>In che misura le vicende giudiziarie hanno inciso sulla festa e sulla credibilità del Partito, scosso dagli ultimi avvenimenti che hanno visto protagonisti anche alcuni dirigenti di livello nazionale?</strong></p>
<p>“La festa si è svolta in un clima che oserei definire quasi goliardico, con il pregio di accantonare i problemi giudiziari i cui protagonisti, fino a prova di contro, sono chiamati a rispondere di azioni la cui responsabilità è tutta da dimostrare”.</p>
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		<title>L&#8217;Albania ringrazia Bari: &#8220;Non dimenticheremo mai il vostro aiuto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 12:40:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221;Non dimenticheremo mai quello che avete fatto per noi&#8221;: e&#8217; racchiuso in queste parole che il presidente della Repubblica albanese, Bamir Topi, pronuncia commosso (&#8221;le emozioni si sentono anche dopo 20 anni&#8221;), il motivo per cui oggi l&#8217;Albania ha consegnato alla citta&#8217; di Bari la medaglia della Gratitudine. Il &#8216;Paese delle aquile&#8217; ha voluto ringraziare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Non dimenticheremo mai quello che avete fatto per noi&#8221;: e&#8217; racchiuso in queste parole che il presidente della Repubblica albanese, Bamir Topi, pronuncia commosso (&#8221;le emozioni si sentono anche dopo 20 anni&#8221;), il motivo per cui oggi l&#8217;Albania ha consegnato alla citta&#8217; di Bari la medaglia della Gratitudine.<span id="more-3078"></span></p>
<p>Il &#8216;Paese delle aquile&#8217; ha voluto ringraziare ufficialmente il &#8221;Comune di Bari e tutto il popolo della regione Puglia per la rara solidarieta&#8217; e il sostegno senza confine&#8221; che, l&#8217;otto agosto del 1991, &#8221;hanno dato a migliaia di cittadini albanesi giunti nel porto di Bari&#8221;, a bordo della nave Vlora, &#8221;in cerca di una vita migliore&#8221;. Erano in ventimila quel giorno &#8221;a volersi lasciare alle spalle &#8211; ha ricordato Topi &#8211; un regime totalitario. E a Bari, per fortuna, ha trovato tanta solidarieta&#8221;&#8217;. In quegli anni il sindaco del capoluogo era Enrico Dalfino e oggi il primo cittadino di Bari, Michele Emiliano, ha ricordato come &#8221;fu capace, nonostante la disapprovazione del presidente della Repubblica, di interpretare e seguire la sua coscienza e quella di tutti i baresi&#8221;, accolgiendo i cittadini albanesi. Oggi &#8211; ha aggiunto &#8211; &#8221;ai baresi sanguina il cuore solo a pensare quanto accade nel mare della Sicilia dove stanno perdendo la vita molti migranti perche&#8217;, nonostante l&#8217;esperienza albanese, non si e&#8217; riusciti ancora a comprendere che la barriera giuridica del divieto di entrare produce stragi&#8221;.</p>
<p>Sul tema dell&#8217;accoglienza si e&#8217; soffermato anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: &#8221;Oggi &#8211; ha detto &#8211; e&#8217; la festa dell&#8217;accoglienza. Ma in queste ore siamo molto tristi perche&#8217; altri popoli stanno cercando di avvicinarsi alle nostre coste, attraversando un mare che per loro si sta trasformando in un grande cimitero&#8221;. Per Vendola, bisognerebbe imparare da quell&#8217;esempio di grande &#8221;accoglienza&#8221; che &#8221;Bari e tutta la Puglia seppero dare, venti anni fa, a tutto il Paese&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fibronit Bari: Legambiente dice no all&#8217;area edificabile</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 14:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“E&#8217; incredibile che dopo tutti questi anni si azzeri la storia dimenticando che quella della Fibronit, piuttosto che una banale questione di proprietà, è stata una grande emergenza socio-sanitario-ambientale, rimane un caso di studio internazionale sui dati epidemiologici legati alla morte di decine di inermi cittadini residenti intorno alla vecchia fabbrica abbandonata e soprattutto costituisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“E&#8217; incredibile che dopo tutti questi anni si azzeri la storia dimenticando che quella della Fibronit, piuttosto che una banale questione di proprietà, è stata una grande emergenza socio-sanitario-ambientale, rimane un caso di studio internazionale sui dati epidemiologici legati alla morte di decine di inermi cittadini residenti intorno alla vecchia fabbrica abbandonata e soprattutto costituisce un eclatante caso giudiziario”.<span id="more-3072"></span></p>
<p>Legambiente ritiene “inverosimile, al limite dell&#8217;offesa alla comune intelligenza, parlare del futuro edificatorio di un&#8217;area che una sentenza penale passata in giudicato ha classificato come discarica abusiva di materiali pericolosi per la salute. L&#8217;intervenuta prescrizione ha cancellato la possibilità di comminare una pena (compresa la misura accessoria della confisca, a suo tempo disposta) a chi ha determinato l&#8217;inquinamento, ma non ha certo cancellato l&#8217;accertamento del reato. La Fibronit, insomma, oltre che un sito inquinato di interesse nazionale, è una discarica. Non si è mai sentito che si costruiscano palazzi su una discarica, ovvero nel luogo dove sono state conferite centinaia di tonnellate di materiali contaminati, la cui movimentazione comporta inevitabilmente rischi per quanto eventualmente limitati dall&#8217;adozione delle migliori tecnologie disponibili”.</p>
<p>“Ma anche volendo rimanere nel solo campo della scelta della bonifica”, Legambiente “ricorda che tutti i procedimenti avviati negli ultimi anni, soprattutto quando si parla di siti inquinati di così grande evidenza, hanno seguito un percorso di partecipazione, passando cioè attraverso l&#8217;accettazione sociale. Non sfuggirà a chi genericamente contrabbanda come possibile una bonifica per asportazione dei terreni della Fibronit, che ancora oggi non esiste una tecnologia in grado di impedire al 100% la dispersione di microscopiche fibre di amianto nella zona circostante (e per diversi chilometri) l&#8217;area di intervento. In una fetta di città così densamente urbanizzata e popolata, al centro dei quartieri Japigia, San Pasquale e Madonnella, la volatilizzazione del solo 0,1% di una così macroscopica quantità di materiale rimosso determinerebbe una dispersione tra le case di milioni di fibre cancerogene”.</p>
<p>“Di fronte a questa prospettiva di rischio, già abbondantemente approfondita, discussa, metabolizzata, acquisita in oltre un decennio di partecipazione diretta dei cittadini alla vicenda Fibronit, si è ben chiarito che il pubblico sentire rifiuta senza tentennamenti qualsiasi ipotesi di rischiosa movimentazione dei terreni e chiede invece la tombatura dei rifiuti con, a sigillo, la realizzazione di una grande area verde. A proposito di modalità di bonifiche, vorremmo ricordare che non più tardi di un mese fa è stato presentato il progetto riguardante il sito inquinato di interesse nazionale di Manfredonia, divenuto caso di studio e portato ad esempio dallo stesso ministro all&#8217;Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il successo dell&#8217;operazione si deve, tra le altre cose, al completamento di un percorso di ampia partecipazione e accettazione sociale. Alla fine, guarda caso, cancellata l&#8217;ipotesi iniziale di rimozione dei rifiuti, si è approdati alla scelta di impermeabilizzare e tombare le aree contaminate e quindi procedere al ripristino ambientale. Casi di rimozione dei rifiuti spesso ricordati impropriamente come Cagliari o Bagnoli, non hanno e non possono avere nulla a che fare con la Fibronit di Bari visto che si tratta di zone non inserite  in un tessuto fortemente urbanizzato, una trovandosi in un&#8217;area fronte mare, l&#8217;altra in una zona industriale.</p>
<p>Sembra strano dover parlare oggi di questioni abbondantemente sedimentate e che, anche nella conferenza dei servizi del ministero dell&#8217;Ambiente, al suo atto finale con l&#8217;approvazione del progetto di messa in sicurezza permanente della Fibronit dopo circa un decennio di lavoro, sono diventate patrimonio comune”.</p>
<p>Legambiente ritiene che, “su un caso ormai chiaro in tutti i suoi aspetti, siano essi di carattere tecnico, politico, sociale, igienico, sanitario o ambientale, tornare sui propri passi, dimenticando che tutto quello che doveva accadere è già accaduto, suoni come un&#8217;offesa. Come per l&#8217;altra vicenda legata ai palazzi di Punta Perotti e alla loro demolizione per il ripristino della legalità, la nostra associazione sarà a fianco delle amministrazioni pubbliche (Comune di Bari e Regione Puglia) e dei cittadini perché si affermi il diritto al primato della tutela della salute pubblica su qualsiasi pretesa di edificazione con conseguente pericolo di inquinamento”.</p>
<p>Stefano Ciafani<br />
Responsabile Scientifico Legambiente Nazionale</p>
<p>Francesco Tarantini<br />
Presidente Legambiente Puglia</p>
<p>Marino Spilotros<br />
Presidente Legambiente Circolo di Bari</p>
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		<title>Immigrazione: Bari avrà due Commissioni per esaminare le richieste di asilo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 14:22:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Decine di poliziotti e carabinieri in ospedale, piccoli incendi appiccati in strada, arterie centrali del traffico e binari bloccati per ore: ai migranti ospiti del Cara di Bari è &#8216;bastata&#8217; una guerriglia urbana per strappare al governo la promessa di velocizzare l&#8217;esame delle loro richieste di asilo, attraverso l&#8217;istituzione di una seconda commissione ministeriale. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Decine di poliziotti e carabinieri in ospedale, piccoli incendi  appiccati in strada, arterie centrali del traffico e binari bloccati per  ore: ai migranti ospiti del Cara di Bari è &#8216;bastata&#8217; una guerriglia  urbana per strappare al governo la promessa di velocizzare l&#8217;esame delle  loro richieste di asilo, attraverso l&#8217;istituzione di una seconda  commissione ministeriale. Ma si teme già che la risposta delle  istituzioni non possa soddisfarli del tutto.<span id="more-3065"></span></p>
<p>Su una cosa, però, non  lascia dubbi il sottosegretario all&#8217;Interno, Alfredo Mantovano: &#8220;Non  saranno tollerate altre violenze&#8221;. Lo ha assicurato ieri ai giornalisti che lo hanno  intervistato al termine dell&#8217;incontro convocato a Bari per  rispondere alle richieste delle centinaia di migranti che dal Cara  chiedono a gran voce asilo politico, documenti e permessi di soggiorno,  sostenuti (per alcuni fomentati) anche da associazioni presenti all&#8217;arrivo  del sottosgretario in prefettura. &#8220;Siamo tutti clandestini,  liberiamoli&#8221;, sono gli slogan con cui lo accolgono. Non è così facile,  soprattutto a Bari dove dall&#8217;anno scorso, quando le richieste di asilo  presentate sono state 506, sulla commissione ministeriale è &#8220;gravato un  peso spropositato&#8221;: le richieste si sono moltiplicate per sette,  arrivando a 3.731. Ma adesso, &#8220;con più forze in campo&#8221;, non solo i tempi  saranno più celeri (senza che questo pregiudichi la scrupolosità dei  controlli) ma tutti i richiedenti asilo saranno convocati in un giorno  ben preciso. &#8220;Ci auguriamo che questo &#8211; dice Mantovano &#8211; possa calmare  gli animi&#8221;. Anche perché, ricorda, &#8220;fra gli elementi che impongono di  rigettare la domanda di asilo c&#8217;é anche quello di rendersi responsabili  di fatti di violenza e turbativa di ordine pubblico&#8221;.</p>
<p>D&#8217;ora in avanti,  nella valutazione delle domande, si farà più attenzione al paese da cui  fugge il migrante piuttosto che a quello di origine. Senza per questo  dimenticare quanti dichiarano di provenire da un Paese in guerra o dove  sono perseguitati solo per avere diritto all&#8217;asilo politico. L&#8217;esito  della riunione, tuttavia, non sembra essere piaciuto alla Regione  Puglia: &#8220;Temo sia necessaria una risposta politica del governo di  tutt&#8217;altro tenore&#8221;, ha sottolineato l&#8217;assessore all&#8217;Immigrazione, Nicola  Fratoianni. E sulla sua richiesta al governo di adottare l&#8217;articolo 20  del testo unico sull&#8217;immigrazione, che prevede permessi di soggiorno  temporanei in casi di particolare emergenza (&#8220;e in Libia c&#8217;é una guerra  ed è chiaro che è un&#8217;emergenza&#8221;), Mantovano glissa: &#8220;Con tutto  l&#8217;interesse che merita, è una richiesta che non compete a questo  tavolo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Criminalità, Pdl a sindaco Bari: &#8220;Dica alla Procura ciò che sa&#8221;. Emiliano, &#8220;Già fatto, preoccupatevi di far nominare Prefetto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 13:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da una parte il Pdl che accusa Emiliano di non denunciare quanto sa alle autorità competenti. Dall&#8217;altra il sindaco di Bari che punzecchia i parlametari di centrodestra per non essere riusciti a nominare, in ben sei mesi, il nuovo prefetto di Bari, solo a causa di una bega politica tra Fitto e Mantovano. E&#8217; andato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da una parte il Pdl che accusa Emiliano di non denunciare quanto sa alle autorità competenti. Dall&#8217;altra il sindaco di Bari che punzecchia i parlametari di centrodestra per non essere riusciti a nominare, in ben sei mesi, il nuovo prefetto di Bari, solo a causa di una bega politica tra Fitto e Mantovano.<span id="more-3047"></span></p>
<p>E&#8217; andato in scena questa mattina l&#8217;ennesimo j&#8217;accuse tra centrodestra e centrosinistra, con il primo cittadino del capoluogo pugliese infuriato che ha risposto punto per punto alle frecciatine del Pdl.</p>
<p>Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, &#8221;denunci alla procura tutto quello che sa su infiltrazioni della criminalita&#8217; organizzata nelle aziende municipalizzate e sulla presenza dei clan nella gestione delle attivita&#8217; commerciali&#8221;, tra cui ci sono quelle dei venditori ambulanti sul lungomare che il sindaco ha deciso &#8221;di chiudere, proponendo cosi&#8217; una soluzione che riteniamo assolutamente inutile e dannosa solo per i cittadini&#8221;. A dirlo, nel corso di una conferenza stampa, sono stati, tra gli altri, i rappresentanti delle opposizioni al Comune, i parlamentari del Pdl, i consiglieri regionali del centrodestra e Mario Ferorelli, il presidente della circoscrizione San Nicola-Murat, interessata dal provvedimento di chiusura del lungomare.</p>
<p>Intanto, &#8221;in attesa che Emiliano vada in procura&#8221;, gli esponenti del Pdl hanno gia&#8217; &#8221;chiesto al viceprefetto vicario di Bari, Antonella Bellomo, un incontro&#8221; che potrebbe tenersi il prossimo lundi&#8217; e al quale dovrebbero partecipare anche i vertici delle forze dell&#8217;ordine e della procura&#8221;. A questi sara&#8217; portata &#8211; sottolineano le opposizioni &#8211; &#8221;una nutrita rassegna stampa da cui si evince che Emiliano sta lanciando ripetuti allarmi che vogliamo capire se sono giustificati oppure no. Qualora non lo fossero, non capiamo perche&#8217; questo sindaco sta gettando fango su una citta&#8217; i cui cittadini, da quando lui e&#8217; sindaco, si sentono piu&#8217; insicuri: cosa c&#8217;e&#8217; davvero dietro tutto questo?&#8221;.</p>
<p>Non si fa attendere la replica del sindaco di Bari che incontra i giornalisti immediatamento dopo la conferenza del centrodestra.</p>
<p>&#8221;Solo la stupidita&#8217; politica &#8211; dice Emiliano &#8211; poteva spingere il Pdl a tenere una conferenza stampa sul tema della sicurezza, quando sono sei mesi che, per una bega politica tra Fitto e Mantovano, Bari non ha ancora un prefetto. Per questo &#8211; aggiunge &#8211; chiamero&#8217; immediatamente il ministro dell&#8217;Interno Maroni e vedremo se almeno un leghista, visto che non ce la fa il Pdl, risce a fare avere entro 48 ore alla nostra citta&#8217; un prefetto. Cosi&#8217; potremo fare tutti insieme, con il Pdl, i carabinieri e la procura, una riunione&#8221;.</p>
<p>Quanto alle denunce in procura, Emiliano spiega che &#8221;non sono certo matto e se parlo in procura ci sono gia&#8217; andato ma certo non faccio una conferenza stampa per dirlo. Mentre voi &#8211; dice rivolgendosi a Ferorelli presente all&#8217;incontro con la stampa &#8211; con il vostro atteggiamento esponete a rischi me e i commercianti che sono gia&#8217; andati dai carabinieri a denunciare le richieste di estorsione e tutti gli attacchi che fa loro ogni giorno la criminalita&#8217;. Attacchi di cui Ferorelli (che risponde con un ripetuto &#8216;lei e&#8217; impazzito&#8217;) ha evidentemente paura e per questo, invece che unirsi alla battaglia del sindaco per la legalita&#8217;, si preoccupa, insieme addirittura ai parlamentari del Pdl, della chiusura, ad agosto, di un pezzetto del lungomare&#8221;.</p>
<p>E L&#8217;Alternativa, molto tempo fa, già aveva provato a darvi conto di quanto accade a Bari: <a href="http://www.lalternativa.it/l%E2%80%99altra-faccia-di-bari/" target="_blank">L&#8217;altra faccia di Bari</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Guardaroba da rifare? Le donne si incontrano al Gramigna</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 15:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Niccolò Fabi raccontava in uno dei suoi miracoli di musica e poesia che “Raro è trovare una cosa speciale nelle vetrine di una strada centrale. Per ogni cosa c&#8217;è un posto, ma quello della meraviglia è solo un po&#8217; più nascosto”.Venerdì 29 luglio alle 18.30 il posto della meraviglie sarà il giardinetto del Gramigna (via Adige 32) a Bari, dove le donne di ogni età potranno incontrarsi per uno speciale “Scambio di stagioni”.<span id="more-3036"></span><br />
Il gioco di parole è solo il primo degli espedienti che donano un tocco di fantasia a un mercatino “ecosostenibile, divertente ed emotivamente ricreativo”. Così nell’invito all’evento (promosso anche su Facebook) che solo in parte suggerisce quel che accadrà. Ciascuna porterà abiti e accessori del proprio armadio. Non solo quello materiale: su ogni oggetto infatti sarà applicato un bigliettino che ne narri la storia. Il rapporto che le donne hanno con i propri vestiti va ben oltre l’aspetto superficiale. Quante volte si compra un abito in un momento particolare per poi non indossarlo mai? O una borsa scintillante che fa allegria ma non si addice alla propria personalità? Se in un anno di stagioni ce ne sono quattro, in una vita sono molte di più. Il baratto diventa così occasione per condividere racconti, storie, emozioni. “Dare una seconda vita agli abiti &#8211; precisa l’ideatrice Chiara Scardicchio &#8211; risponde a criteri ecologici ma anche pedagogici: a volte può farci bene “lasciar andare” delle parti di noi e provare a “vestire abiti nuovi”. Nuovi non nel senso di appena comprati ma nel senso di “quella cosa che non avrei mai creduto di poter indossare” e che “non comprerei mai” ma che, appunto, posso sperimentare prendendola al mercatino. È un cambiamento, nel vestito e nell’immagine di noi stessi. È un gioco e, come tutti i giochi, è una cosa seria!”.</p>
<p><strong>Alessandra Erriquez</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>L&#8217;Acqua in testa fa il tris di Bordello</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 14:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Carica, energia, divertimento. Chi se non Eugene Hutz e i suoi Gogol Bordello potevano soddisfare le aspettative di un pubblico assetato di emozioni. La serata conclusiva dell’«Acqua in testa» ha portato in scena oltre due ore di concerto della band più world del momento (con i suoi dieci elementi provenienti da ogni angolo del globo), che, senza costringere il pubblico a lunghe invocazioni, concede non un bis, ma un tris di esecuzioni dal vivo, tra violino, fisarmonica, basso, chitarre e percussioni, tra folk e hardcore.<span id="more-3005"></span></p>
<p>Divinità del gipsy rock, con un leader molto richiesto anche dai set cinematografici, i Gogol Bordello interpretano sul palco, al contrario, la parte degli anti-divi e non lesinano al pubblico una dose spropositata di calore umano oltre che i migliori brani della loro discografia, da «Not a crime» a «Alchool», da «Start wearing purple» a «Wonderlust King». E, finito il concerto, alcuni componenti della band si mischiano nel pubblico e ingaggiano pure danze romantiche col gentil sesso durante l’ammaliante dj set finale dei salentini Insitesi e Mascarimirì. Una serata iniziata con i migliori auspici, dato che Camillorè e Folkabbestia, le migliori band del panorama folk d’autore barese, hanno anticipato la line-up internazionale.</p>
<p>Anche loro, le band locali, si sono fatte valere davanti a un pubblico importante, per numeri ed entusiasmo.<br />
Così i classici dei Folka, come «Tammuriata a mare nero» e «La festa di Gigin» hanno immediatamente preceduto la performance dei Gogolo Bordello. Il risultato: un tripudio di divertimento. All’uscita tanti i sorrisi di soddisfazione dei fan.</p>
<p><strong>Fabrizio Sereno</strong><br />
<span style="color: #ffffff;"><strong>.</strong></span></p>
<p><strong><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NxVXwchkPI8" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/NxVXwchkPI8"></embed></object><br />
</strong></p>
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		<title>Vite da detenuto attraverso le sbarre del carcere di Bari</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 15:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si muore in carcere? Come si può morire a 28 anni dopo un colloquio con la propria famiglia? Sono due giorni che queste domande rimbalzano forte nella mia testa, incredulo, ancora una volta, per l&#8217;accaduto. Passo da un sito all&#8217;altro di giornali online alla ricerca di qualche parola in più sull&#8217;accaduto, scopro che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come si muore in carcere? Come si può morire a 28 anni dopo un colloquio con la propria famiglia? Sono due giorni che queste domande rimbalzano forte nella mia testa, incredulo, ancora una volta, per l&#8217;accaduto. <span id="more-2976"></span></p>
<p>Passo da un sito all&#8217;altro di giornali online alla ricerca di qualche parola in più sull&#8217;accaduto, scopro che il Corriere del Mezzogiorno non ha neppure la notizia, scopro che i commenti dei lettori su alcuni siti mi raccontano reazioni molto differenti dalla mia. Un bel giorno, in questo dannato paese, dovremo sederci a capire cosa vogliamo che sia il carcere, o forse dovremo solo sederci a raccontare la Costituzione a chi ancora non la conosce e blatera senza cognizione di causa su qualunque argomento.</p>
<p>Sono certo che parlare di carcere senza aver mai varcato la soglia di un istituto sia uno degli errori più gravi che si possano compiere; nessuna descrizione renderà mai l&#8217;idea di ciò che si ascolta, di ciò che si respira, di ciò che si prova. Da un lato, leggo chi ricorda ai detenuti di essersela cercata e che, dopo tutto, una vacanza a spese dello stato non è poi così male, influenzato, immagino, dall&#8217;informazione (che parola grossa!) nostrana e da qualche stupido telefilm in cui una cella è pulita, con un bel televisore, ben arieggiata, con letti comodi ed ampi, ecc. Dall&#8217;altro chi invoca amnistie, indulti, leggi svuota carceri di vario genere e di dubbia utilità sul lungo periodo.</p>
<p>Vi do una notizia che forse non conoscete: questo governo ha già attuato, nel silenzio generale della nostra pseudo-informazione, un provvedimento per svuotare le carceri; in sostanza ha dato la possibilità di scontare l&#8217;ultimo anno di detenzione agli arresti domiciliari piuttosto che in istituto. Il governo del fare, della certezza della pena, dei pacchetti sicurezza, ha mandato a casa detenuti di ogni tipologia (o quasi, perchè chiaramente gli immigrati devono rimanere dentro) pur di svuotare le carceri; qual è stato il risultato? Assolutamente nessuno, la situazione è identica a prima.</p>
<p>Lo stesso governo ha tagliato esattamente a metà i fondi per gli esperti psicologi e criminologi, in un periodo in cui il sovraffollamento ed altri problemi hanno fatto impennare il numero di suicidi dei detenuti. Che dire, complimenti vivissimi alla strategia di governo, ammesso che ce ne fosse una dietro queste scelte. La vita mi ha portato ad entrare in carcere una volta a settimana, per fortuna non da detenuto, ed io stesso non ho ancora bene un&#8217;idea su cosa sia la vita lì dentro. Una cosa però è ben chiara nella mia mente: varcata la soglia, chiunque tu sia, entri in un mondo con regole nuove, dove i tuoi schemi di ragionamento, di interpretazione degli eventi, non sono più validi; entri in una dimensione parallela, devi osservare, comprendere, adattarti, modificarti rispetto alle nuove regole, ai nuovi sistemi di valori, al nuovo ordine di importanza che le cose e le persone assumono.</p>
<p>Ciò che per le statistiche è un numero, è in realtà una persona, una storia, non sempre fatta di delinquenza e devianza indistinta, è un essere umano con le sue emozioni e scelte, con i suoi errori, che non saranno mai gli ultimi di una vita comunque difficile. Non faccio certo giustificazionismo, anzi, non nascondo che alcuni siano in grado di farti venire voglia di buttare la chiave, di farti sentire inutile, incapace di fronte all&#8217;interiorizzazione della devianza e del non rispetto delle regole come unica modalità di approccio all&#8217;esistenza; semplicemente mi chiedo quale possibilità di riabilitazione ci sia in questo sistema carcerario, fatto di affollamento e strutture fatiscenti, di molta privazione della libertà e poca formazione, di ozio e non di lavoro, di poliziotti che lavorano in condizioni indegne e non di educatori, psicologi e criminologi.</p>
<p>Sarebbe ora di avere una visione progettuale sul carcere e sulle pene in generale, senza essere tifosi pro o contro i detenuti, senza dover fare demagogia, senza dover inculcare negli elettori paure sulla sicurezza e sugli immigrati, senza, insomma, essere stupidamente miopi davanti ad una situazione che ha del tragico e dell&#8217;illegale e rispetto alla quale non bastano gli scioperi della fame e della sete di chi da anni propone esclusivamente amnisitie come soluzione.</p>
<p>Nell&#8217;attesa, lavoriamo.</p>
<p><strong>Michele Laforgia</strong><br />
<strong>Volontario nel carcere di Bari</strong></p>
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		<title>Come si vive in Puglia?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 14:38:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 74,1% dei pugliesi è abbastanza soddisfatto della qualità della vita. Lo rivela una indagine delle associazioni di consumatori Codacons, Confconsumatori, Movimento consumatori e Unione consumatori che oggi hanno presentato i risultati di una ricerca commissionata all&#8217;istituto demoscopico Troisi. Dal rapporto emerge che, &#8220;nonostante un clima di fiducia generale poco favorevole, considerata la crisi economica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 74,1% dei pugliesi è abbastanza soddisfatto della qualità della vita. Lo rivela una indagine delle associazioni di consumatori Codacons, Confconsumatori, Movimento consumatori e Unione consumatori che oggi hanno presentato i risultati di una ricerca commissionata all&#8217;istituto demoscopico Troisi. <span id="more-2966"></span></p>
<p>Dal rapporto emerge che, &#8220;nonostante un clima di fiducia generale poco favorevole, considerata la crisi economica del nostro Paese, la maggioranza degli intervistati si dichiara molto o abbastanza soddisfatta&#8221;. Su una scala da uno a dieci, la valutazione media che i 1.068 pugliesi hanno dato alla propria qualità della vita è di 6,5. Un punteggio che sale a 6,8 per la fascia di età compresa fra 18 e 33 anni; e a 6,07 per gli ultracinquantenni. Per quanto riguarda l&#8217;occupazione, i più soddisfatti sono i professionisti-dirigenti che danno 6,88 alla propria qualità della vita, mentre i pensionati solo 5,80. Seguono, per grado di insoddisfazione, i disoccupati con 6,11 e i lavoratori autonomi con 6,37. In generale, la percezione della qualità della vita é migliore quanto più alto è il livelo scolastico.</p>
<p>Valutando la percezione della sicurezza, i pugliesi si sentono &#8220;abbastanza sicuri&#8221; in tutta la regione. Mentre a Lecce, Barletta e Trani si sentono &#8220;più tranquilli&#8221;. Al contrario, la percezione della sicurezza comincia a calare ad Andria, Brindisi e Taranto, con Bari e Foggia in fondo alla classifica. Comunque, il 73% degli intervistati non ha mai subito una aggressione. Quanto al livello di pulizia, secondo i cittadini le più pulite sono Trani e Lecce seguite da Barletta. Andria si posiziona in un livello &#8220;medio&#8221; di pulizia insieme a Brindisi. &#8220;Fanalini di coda&#8221; sono Bari, Foggia e Taranto. Premiate dai pugliesi Lecce, Barletta e Trani sulla raccolta differenziata. Valutazione medio-bassa per Foggia, medio-alta per Brindisi. &#8220;Bocciate&#8221; Taranto, Andria e Bari. Sono &#8220;arrabbiati&#8221; per mancanza di parcheggi i baresi, gli andriesi e i barlettani; i &#8220;più felici&#8221; sono i foggiani.</p>
<p>Secondo gli intervistati, a dare maggiori opportunità per il tempo libero sono, in ordine decrescente, Foggia, Trani, Taranto, Lecce, Brindisi, Bari, Andria e Barletta. Ma tutte le città sono state &#8220;bocciate&#8221; per la scarsa presenza di biblioteche. Sul rapporto tra qualità della vita e ambiente, la classifica è questa: Trani, Lecce, Barletta, Brindisi, Andria, Foggia, Bari e Taranto. Sui servizi alla persona, quindi sulla presenza di banche, uffici postali e farmacie nei quartieri, al primo posto c&#8217;é Andria, seguita da Lecce, Barletta, Brindisi, Bari, Taranto, Trani e Foggia.</p>
<p>Rispondendo a domande sulla propria vita privata, il 45,9% dei pugliesi rivela che nell&#8217;ultimo mese non è mai andato al cinema, al teatro o in discoteca, mentre il 31,5% ci è andato una volta sola. Il 70,6% degli intervistati nell&#8217;ultimo mese non é mai andato a mostre, musei o incontri culturali; solo il 22% dichiara di farlo una volta al mese e il 6% una volta a settimana. Non svolge attività di volontariato il 71% del campione in esame, mentre solo il 6,4% è impegnato regolarmente in attività di solidarietà. Il 60% non fa mai sport, il 12% lo pratica regolarmente e quasi il 30% sostiene di essere impegnato regolarmente in attività sportive. Secondo l&#8217;indagine, &#8220;i pugliesi sono mangioni&#8221;: solo il 17% di essi nell&#8217;ultimo mese non è mai andato in pizzeria, mentre il 25,6% ci va una volta al mese, il 41,6% almeno una volta a settimana. A questi si aggiunge un 16% che ci va anche più volte in una settimana. Per quanto riguarda gli spostamenti, il 53% dei pugliesi preferisce usare l&#8217;auto o in alternativa (il 26%) andare a piedi. Solo il 10% usa il trasporto pubblico (autobus o treno), mentre il 9,3% usa la moto e solo lo 0,4% si muove in bici.</p>
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		<title>&#8220;Attacco fascista a Bari vecchia durante la Notte bianca&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 15:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Ieri notte a Bari è avvenuto l’ennesimo atto di violenza di stampo fascista”. Lo denuncia Sinistra Critica in una nota, a nome di diversi collettivi e associazioni.<span id="more-2927"></span></p>
<p>“Nella città vecchia, durante la Notte Bianca – si legge &#8211; una decina di esponenti dell’associazione di estrema destra Casapound (alcuni riconosciuti e denunciati) ha prima minacciato e poi aggredito un ragazzo e la sua compagna. I due hanno riportato ferite regolarmente refertate”.</p>
<p>“La cosa più allucinante, è che ai nazifascisti – prosegue la nota &#8211; la Nona Circoscrizione aveva assegnato uno stand, accanto a quelli di altre associazioni di volontariato. Ci chiediamo come sia possibile che uno spazio del genere venga concesso ad un gruppo di violenti spiccatamente xenofobi e omofobi, specialmente a due passi da un palco sul quale si esibiva un gruppo musicale, la Municipale Balcanica, di richiamo tra gli ambienti di sinistra. Di questo, il presidente della circoscrizione,  Mario Ferorelli, dovrà rispondere”.</p>
<p>“Ma non è tutto: se non ci sorprendono le affinità di Ferorelli con l’estrema destra – si sottolinea &#8211; (molte sue dichiarazioni passate sui migranti rasentano il razzismo), dobbiamo sottolineare come un’altra iniziativa nel pomeriggio (una partita di calcio contro la pedofilia), sempre di un’associazione facilmente riconducibile a Casapound, sia stata gaiamente patrocinata di nuovo anche da Provincia di Bari e Regione Puglia”.</p>
<p>“Non conosciamo la natura dell’amore del presidente del Consiglio Regionale, Onofrio Introna (di Sinistra e Libertà) nei confronti dell’estrema destra. Di certo – si precisa nella nota &#8211; l’ultima volta che la Regione Puglia patrocinò un’iniziativa di Casapound (il mese scorso, la presentazione del libro “Nessun Dolore”, preso la biblioteca provinciale), cercò poi di difendersi provando a giurare che non sapeva si trattasse di un’iniziativa di quell’associazione nello specifico. Siamo davvero curiosi di sentire che altra improbabile scusa inventerà questa volta”.</p>
<p>“Ad ogni modo – aggiungono &#8211; attendendo la consueta e ridicola arrampicata sugli specchi di Introna, non ci resta che registrare il fatto che quando il movimento antifascista non si muove per impedire la legittimazione istituzionale di questi soggetti, essi si sentono in diritto di poter vessare e usare violenza contro chiunque li aggradi”.</p>
<p>“Questo ci sarà di lezione per il futuro. Nel frattempo, stigmatizziamo il comportamento indegno di Provincia di Bari e soprattutto Regione Puglia (per il quale governo, sembra non essere più amorale dare spazio ad omofobi e razzisti), e chiediamo – conclude la nota &#8211; le immediate dimissioni dell’irresponsabile presidente della IX Circoscrizione, Mario Ferorelli”.</p>
<p>Firmato:</p>
<p>Socrate Occupato<br />
Collettivo “Cime di Queer”<br />
Studenti Baresi in Lotta<br />
Collettivo di Lettere e Filosofia – Bari</p>
<p>Condividono:</p>
<p>Unione Inquilini Bari<br />
Sinistra Critica Bari<br />
Partito della Rifondazione Comunista<br />
Giovani Comunisti Bari</p>
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		<title>Venti somali, comparse de &#8216;Il sole dentro&#8217;, non ancora pagati</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 14:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ventina di cittadini somali, tutti appartenenti a un&#8217;unica comunità, ieri hanno protestato davanti alla sede della Oz film produzioni cinematografiche, a Bari, lamentando il mancato pagamento delle giornate di lavoro. Si tratta infatti di comparse scelte per la realizzazione del film &#8220;Il sole dentro&#8221;, le cui riprese sono in corso nel villaggio turistico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una ventina di cittadini somali, tutti appartenenti a un&#8217;unica comunità, ieri hanno protestato davanti alla sede della Oz film produzioni cinematografiche, a Bari, lamentando il mancato pagamento delle giornate di lavoro. Si tratta infatti di comparse scelte per la realizzazione del film &#8220;Il sole dentro&#8221;, le cui riprese sono in corso nel villaggio turistico di Baia San Giorgio (Bari).<span id="more-2913"></span></p>
<p>Tanto per cambiare, alcuni condomini, spaventati dalla protesta dei somali, hanno chiamato il 112. L&#8217;intervento dei militari, insieme con quello del producer della Oz film, hanno calmato gli animi rassicurando gli immigrati riguardo al pagamento. &#8220;C&#8217;é stato un fraintendimento con le comparse &#8211; spiega Francesco Lopez della Oz film &#8211; e la piccola comunità somala ha equivocato la data del pagamento, che viene fatto in modo scaglionato e per singola persona, rifacendosi nei confronti della Oz film che è una società di scouting che si è solo occupata del casting&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il sole dentro&#8221;, diretto da Paolo Bianchini, ha come protagonisti principali Angela Finocchiaro e Diego Bianchi. E&#8217; un film prodotto da Alveare Cinema, in collaborazione con Rai cinema e Apulia film commission, patrocinato dal ministero dell&#8217;Interno, dall&#8217;Unicef, dalla Figc, dalla Comunità di Sant&#8217;Egidio e racconta la storia del lungo viaggio di due adolescenti della Guinea, Yaguine e Fodé, che hanno indirizzato una lettera a nome di tutti i bambini e i ragazzi africani &#8220;Alle loro Eccellenze i membri e responsabili dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
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		<title>Il “disastro” della scuola pubblica: lettera aperta dei docenti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hanno preso carta e penna – la cosa a loro più congeniale, essendo docenti – e hanno inviato una lettera al governatore pugliese Nichi Vendola e l’assessore al Diritto allo studio Alba Sasso, con una semplice proposta: un Piano regionale sulla scuola che individui “priorità, necessità ineludibili, obiettivi percorribili”. Semplice a dirsi, meno a realizzarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno preso carta e penna – la cosa a loro più congeniale, essendo docenti – e hanno inviato una lettera al governatore pugliese Nichi Vendola e l’assessore al Diritto allo studio Alba Sasso, con una semplice proposta: un Piano regionale sulla scuola che individui “priorità, necessità ineludibili, obiettivi percorribili”.<span id="more-2844"></span></p>
<p>Semplice a dirsi, meno a realizzarsi avranno pensato i responsabili del sindacato Flc Cgil, mittente della missiva che denuncia una situazione resa insostenibile dai tagli agli organici previsti dal Ministero. La situazione sembra esser sfuggita di mano anche alla direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Lucrezia Stellacci, che nell’incontro di lunedì – spiegano i sindacati – alle richieste di altri 400 posti (e facendo leva sull’incremento permesso ad altre regioni),  “ha rimandato con rassegnazione e forse rabbia la palla ad altri e alla denuncia delle disfunzioni organizzative e di coordinamento, la stessa ha risposto che in una situazione come questa è impensabile riuscire a coordinare e dare indirizzi chiari e controllare il risultato”.</p>
<p>Se nella scuola primaria il problema principale è legato al tempo pieno, nella scuola secondaria superiore è il “caos”.  A Foggia si denuncia la soppressione di molti corsi serali, a Bari e in altre province classi sovraffollate con diversi portatori di handicap o, soprattutto nei comuni più periferici, l’impossibilità di soddisfare le richieste degli studenti a frequentare la scuola del comune di residenza con l’invito a trasferirsi altrove, e così via.<br />
A questo “disastro” come lo definiscono le organizzazioni sindacali, solo un articolato Piano potrebbe cercare di dare risposte immediate. Ma, in attesa delle prossime mobilitazioni di docenti e precari, il condizionale è d’obbligo.</p>
<p><strong>Fulvio Di Giuseppe </strong></p>
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		<title>A Bari apre CampusX: posti letto per ricchi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa mattina a Bari è stata inaugurata una struttura il cui nome è tutto un programma: Campus Extra. Si tratta di una residenza per studenti, con 600 posti letto, in stile americano: palestra, wi-fi, mensa che si trasforma in pub e una piscina. Addirittura tutti gli studenti avranno una CampusX Card con cui saranno registrati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina a Bari è stata inaugurata una struttura il cui nome è tutto un programma: Campus Extra. Si tratta di una residenza per studenti, con 600 posti letto, in stile americano: palestra, wi-fi, mensa che si trasforma in pub e una piscina. <span id="more-2818"></span></p>
<p>Addirittura tutti gli studenti avranno una CampusX Card con cui saranno  registrati e che dovranno esibire alla vigilanza qualora questa lo  richieda.</p>
<p>Alla cerimonia inaugurale, che sembrava quasi un funerale ad Harlem con sottofondo musicale Gospel, sono intervenuti proprio tutti: i rettori dell’Università e del Politecnico di Bari, l’assessore all’Istruzione della Regione Puglia, Alba Sasso, il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. Mentre il sindaco di Bari, Emiliano, si è fatto sostituire dal suo vice Pisicchio. E il presidente della Regione, Nichi Vendola, non si è fatto vivo.<br />
Tutti, ma proprio tutti, erano felici della nascita di Campus Extra, realizzato con soldi pubblici, quelli dell’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica. E poi, a partire da “soli” 280 euro a posto letto, spese per acqua, luce e internet incluse, ci sembra davvero una buona cosa. Svolgiamo una “funzione sociale” ha detto il presidente dell’Inpdap, Paolo Crescimbeni. Del resto, il CampusX è costruito da Fabrica Immobiliare (50% Monte dei Paschi) e gestito dalla ‘Siram Sì’, una società per azioni.</p>
<p>Insomma soldi pubblici, gestiti da privati, per fini sociali.</p>
<p>Davanti a tutto questo ben di Dio, non potevano che festeggiare le nostre amministrazioni di sinistra che negli ultimi sette anni non sono riuscite a costruire neppure una brandina per gli studenti che ne avrebbero diritto e pure gratis. Ma, ancora una volta, l’assessore Sasso ha voluto passare in rassegna, stamattina, tutto quello che non è stato ancora fatto. Dicendo, però, che si sta lavorando davvero per quei famosi “300 posti letto nel collegio Fraccacreta, per la sopraelevazione del collegio Petrone, per una nuova mensa che dovrebbe dare man forte alla mensa di via Amendola sempre molto affollata”. Poi, per restare in tema di case in affitto, l’assessore annuncia per l’ennesima volta “l’apertura”, questa volta davvero imminente, dello “sportello casa: un intermediario tra domanda e offerta, che ridurà anche il numero degli affitti in nero”.</p>
<p>Anche il CampusX, per la cronaca, promette di “contrastare il fenomeno degli affitti in nero, consentendo la detrazione fiscale del 19% secondo la vigente normativa”. Quella di oggi è stata davvero una mattinata di festa. Ma per chi? Di certo agli studenti qualche posto letto in più male non fa, anche se abbastanza lontano dal Politecnico e molto lontano dall’Ateneo.  Ma ci piacerebbe che l’amministrazione pubblica rispondesse meglio alle esigenze degli studenti, invece di scodinzolare di fronte a iniziative altrui nei luoghi simbolo della sua stessa impotenza.</p>
<p>Eviteremo così che quanti non possono permettersi di pagare 280 euro al CampusX (e sono tanti) non finiscano a dormire sotto un ponte. Ma abbiano davvero un posto letto e una mensa, gratuite, che spettano loro di diritto. Altrimenti si elimini l&#8217;obbligo di pagare la tassa Adisu, l’agenzia per il diritto allo studio che pochi diritti tutela.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bruciate le giostrine a Santa Chiara: a Bari gli spacciatori se la prendono coi bambini</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 12:07:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Bari le giostrine in Largo Santa Chiara, di fronte al Castello Svevo, sono state bruciate per la seconda volta. E non crediamo siano stati i cosiddetti &#8221;vandali&#8221;.<span id="more-2806"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricordiamo infatti, un paio di mesi fa, la visita del sottosegretario all&#8217;Interno, Alfredo Mantovano, a Lella Fazio, mamma di Michele, il giovane ucciso per errore in un conflitto a fuoco tra clan rivali, nel 2001 a Bari vecchia.</p>
<p>A casa della signora Fazio eravamo in pochi: c&#8217;era l&#8217;onorevole Mantovano e un paio di giornalisti. Non ci sfuggi&#8217;, però, una frase: &#8220;Onorevole &#8211; disse Lella &#8211; qui si stanno formando nuove bande. Specialmente di fronte al Castello Svevo stanno sempre a fumare gli spinelli: troppi giovani qui non hanno lavoro e il non far nulla porta a scegliere altre strade&#8221;. Il timore era che, proprio in quel punto dove c&#8217;erano fino a ieri le giostrine, esistesse anche una florida attivita&#8217; di spaccio: &#8216;fumo&#8217;, &#8216;erba&#8217; o quant&#8217;altro.</p>
<p>La signora Fazio segnalò il problema e chiese al sottosegretario di allertare la polizia locale, per incrementare i controlli e capire cosa accadeva davvero di fronte al Castello Svevo. A quanto pare, così non è stato.</p>
<p>La criminalità ha bisogno di spazi tutti suoi. Molto spesso è sfacciata, agisce alla luce del sole. E le risate dei bambini che giocano con le loro mamme, proprio lì dove i delinquenti hanno scelto di &#8216;aprire la prorpia attività illecita&#8217;, imamginiamo possano dare molto fastidio. Anzi, possono fare più paura di cento poliziotti. Così, meglio dare fuoco a tutto e risolvere, da vigliacchi, il problema.</p>
<p>A Bari vecchia vivono tantissime brave persone, molto spesso lasciate troppo sole a lottare contro quella minoranza di criminali, o aspiranti tali, che si sentono i padroni della città. Gli stessi che hanno scambiato la città vecchia per un posto dove fare tutto quello che vogliono, dove nessuno può fargli nulla.</p>
<p>I responabili dell&#8217;incendio alle giostrine, quindi, non vanno cercati tra i comuni vandali, bensì tra gli spacciatori, altrettanto comuni.</p>
<p>Sia ben chiaro, non vogliamo criminalizzare e neppure sostenere chi ha voglia di fumarsi uno spinello. Nè tanto meno addentrarci in dibattiti sulla opportunità di legalizzare le droghe, cosiddette leggere, per ridurre il business e la presenza della criminalità organizzata.</p>
<p>Ma c&#8217;è una netta differenza tra un fumatore di hashish o di marijuana, e un criminale che se la prende con i bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nel Cara di Bari “in molti, di notte, si feriscono tagliandosi ovunque. Per farci smettere ci picchiano coi manganelli”</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 15:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Bari c’è un sentiero scavato tra l’erba alta, seccata dal sole e calpestata ogni giorno da decine di storie agghiaccianti. Storie che nessuno ha mai ascoltato. Storie raccontate in lingue a noi sconosciute e che parlano di morte, sofferenza, ma soprattutto di tanta speranza. &#160; &#160; Sono le storie che i migranti del Centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Bari c’è un sentiero scavato tra l’erba alta, seccata dal sole e calpestata ogni giorno da decine di storie agghiaccianti. Storie che nessuno ha mai ascoltato. Storie raccontate in lingue a noi sconosciute e che parlano di morte, sofferenza, ma soprattutto di tanta speranza. <span id="more-2789"></span></p>
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<p>Sono le storie che i migranti del Centro accoglienza e richiedenti asilo  di Bari (Cara), vi racconterebbero volentieri se solo aveste la pazienza  di andarli ad ascoltare. Noi ci abbiamo voluto provare, nonostante il nostro inglese e il nostro francese non siano proprio eccellenti. Quello che vi riporteremo, però, ce lo siamo fatti ripetere più volte per essere sicuri di non aver capito male.</p>
<p>Un pomeriggio in cui il sole sembrava volerci far credere ad ogni costo di essere arrivati in Africa, decidiamo di andare anche noi su quel sentiero che conduce alla recinzione posteriore del Cara di Bari-Palese, una recinzione squarciata e rattoppata di tanto in tanto. E’ da questo pertugio verso la libertà che vengono fuori ogni giorno quelli che la stampa ama chiamare gli “ospiti” del Cara. Sono ragazzi provenienti da ogni parte dell’Africa, ma ci sono anche molti Afghani per la maggior parte riconosciuti come “casi Dublino”, cioè coloro che hanno fatto richiesta di asilo in altri Stati e ora sono in attesa, anche da due anni, di sapere dall’Unione europea qual è lo Stato competente a valutare il loro caso.</p>
<p>Non sono ancora le tre di pomeriggio e il caldo sta già facendo bollire le nostre teste. Comprendiamo facilmente l’aridità del terreno e l’erbaccia avvizzita intorno a noi, e ci stupiamo alla vista di un rigoglioso roseto proprio di fronte al Cara, dall’altra parte dei binari delle ferrovie dello Stato. Le stesse rotaie che vediamo pericolosamente attraversare dai ragazzi del Cara che ci vengono incontro.<br />
Che ci fate qui? Chiedono subito. Siamo venuti a parlare con voi, rispondiamo. Stupiti e anche un po’ infastiditi, si guardano fra loro come a trovare il reciproco consenso per poterci parlare. Sono in tre, ma uno di loro, il più diffidente, resta in disparte mentre gli altri due ci dicono, indicando il Cara: “Qui mafia”.</p>
<p>Immaginiamo la loro rabbia, a molti di loro dopo un anno è stata respinta la richiesta di asilo, ed è comprensibile che inveiscano contro le istituzioni. Allora cerchiamo di capire quali siano le condizioni di vita che, loro malgrado, devono sopportare nel Cara.</p>
<p>“Non ce la facciamo più – spiegano – qui c’è gente che viene da Paesi dove c’è la guerra a cui partecipa anche l’Italia, dove sono perseguitati, ma dopo due anni a Bari non riescono a sapere se avranno l’asilo politico che spetta loro di diritto”. “I membri della commissione ministeriale che esamina le nostre proposte – aggiungono – non ci ascoltano neppure, e quando parliamo si distraggono, fumano, parlano al cellulare: di noi non gliene importa nulla. Allora – proseguono – di notte molti di noi nel Cara si tagliano, si fanno grossi tagli sul proprio corpo per dimostrare la loro disperazione. E la polizia, per farli smettere, li picchia selvaggiamente coi manganelli”.</p>
<p>A questo punto smettiamo di prendere appunti sul nostro taccuino e gli chiediamo di ripetere: “Avete capito bene – dicono mentre si avvicina il terzo ragazzo che era con loro e altri ci raggiungono attraversando i binari – molti di noi la notte si tagliano per disperazione”. Alle parole seguono i gesti e con il pollice teso verso l’esterno e il pugno chiuso, si passano la mano dall’alto al basso del torace, in diagonale, simulando un oggetto tagliente che incide il loro corpo. Poi fanno lo stesso sulle braccia e sulle loro gambe.</p>
<p>Ma la polizia cosa fa, chiediamo nuovamente. “Viene nelle stanze e ci picchia coi manganelli. E’ anche capitato che qualcuno abbia filmato il nostro viso durante una manifestazione di protesta – ricordano con terrore – e loro, dopo averci visto in tv, sono venuti a picchiarci di notte”.</p>
<p>Quest’ultima dichiarazione, oltre a lasciarci senza parole, ci fa riflettere ancora. E ci riporta all’ultima manifestazione di protesta dei migranti che occuparono proprio quei binari che ora sono di fronte a noi: in quella circostanza erano davvero in molti a coprirsi il viso. Anche una operatrice dell’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati), suggeriva ripetutamente ai giornalisti con le telecamere di non riprendere i volti, spiegando però che si trattava di motivi legati alla burocrazia e alla richiesta di asilo.</p>
<p>Mentre continuiamo a parlare, intorno a noi ci sono ormai una decina di migranti. E da tutti arriva la stessa richiesta: “Fate qualcosa per aiutarci, per favore”.<br />
Non sappiamo se quanto ci hanno raccontato sia del tutto vero. Se il fatto che ci abbiamo chiesto di non fotografarli e di non citare neppure un nome sia dovuto davvero alla paura di essere picchiati.</p>
<p>Quel che ci chiediamo, però, è come mai ai giornalisti venga vietato l’ingresso in questi luoghi di “accoglienza”, così come in quelli di “detenzione”: i Cie, centri di identificazione ed espulsione. Noi in passato ci abbiamo provato a intervistare gli “ospiti” del Cara all’interno della struttra: volevamo raccogliere le loro storie in una pubblicazione. Ma chi avrebbe potuto darci questa possibilità ci rispose, ahinoi: “Io cosa ci guadagno?”.</p>
<p>Inutilmente cercammo di spiegargli che il vero guadagno, per tutti, sarebbe stato proprio quello di far conoscere meglio fuori dal Cara, a chi ha ancora mille e ingiustificate paure, chi sono e cosa vogliono davvero i suoi “ospiti”.<br />
Purtroppo ci resta una insopportabile sensazione di impotenza e la paura che, se quanto ci hanno raccontato fosse vero, anche pubblicando questo articolo potremmo peggiorare le loro condizioni di vita all’interno del Centro di accoglienza.</p>
<p>Quello che però proprio non possiamo fare, è tacere. E ci auguriamo che chiunque sappia qualcosa, faccia altrettanto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Saltano le audizioni col regista Nekrosius, monta la protesta degli attori pugliesi: &#8220;E&#8217; tutto pilotato dalla politica&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 20:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Puglia teatrale, che tanto sta facendo parlare di sé, in Italia e all’estero, anche grazie alle politiche regionali che puntano molto sul settore, si è fregiata di un’altra esperienza unica: un workshop di formazione, gratuito, di 10 giorni, indetto dal Teatro Pubblico Pugliese per 30 attori e registi professionisti operanti sul territorio regionale, con il grande maestro lituano Eimuntas Nekrosius <span id="more-2773"></span>(diplomatosi all’Istituto dell&#8217;Arte Teatrale Lunačarskij di Mosca, autore di spettacoli meravigliosi, insignito di prestigiosi premi in tutta Europa, attualmente direttore artistico del Teatro Studio “Meno Fortas”).</p>
<p>Il bilancio dell’esperienza è stato tracciato pochi giorni fa, l’11 maggio, nella conferenza stampa finale, alla presenza del maestro e degli attori, dell’assessore regionale alle politiche culturali Silvia Godelli, dell’assessore alla cultura della provincia di Bari Trifone Altieri e del presidente del Teatro Pubblico Pugliese Carmelo Grassi. Parole positive, elogi, compiacimenti espressi dai rappresentanti delle istituzioni e dallo stesso Nekrosius, “felice – ha detto – di essere stato a Bari e del rapporto umano, molto umano, che si è creato col gruppo di attori”.</p>
<p>Tutto molto bello. Ma non è di questo che vogliamo parlare. Piuttosto, invece, delle procedure seguite dalla macchina organizzativa per la selezione dei 30 partecipanti al workshop, individuati tra le oltre 200 domande regolari, pervenute entro il 30 marzo così come richiedeva l’avviso pubblico.</p>
<p>Il regolamento, nella parte finale, recita così: “Gli interessati dovranno inviare dettagliato curriculum professionale redatto sia in italiano che in inglese […]. Il maestro Nekrošius effettuerà, a suo insindacabile giudizio, una preselezione sulla scorta dei curricula sopraindicati; successivamente procederà, mediante audizione, alla selezione definitiva dei partecipanti ai lavori  […]”.</p>
<p>In data 28 aprile, però, a 5 giorni dall’inizio del seminario, il Teatro Pubblico Pugliese, dopo un lungo silenzio, pubblica sul suo sito la lista con i nomi dei 30 fortunati ammessi al laboratorio. Il documento resta qualche ora in rete. Poi viene cancellato per riapparire successivamente con qualche nome diverso rispetto al primo elenco. Verremo a sapere, poi, che alcuni degli ammessi hanno rinunciato alla partecipazione e si è proceduto al ripescaggio tra gli esclusi eccellenti.</p>
<p>Ma, soprattutto, dove sono finite le audizioni? Non dovevano esserci delle audizioni?</p>
<p>Al TPP piovono telefonate e mail di protesta. Su forum e social network monta lo sdegno. Gli esclusi si sentono beffati. Ne nasce un gruppo su Facebook di 130 iscritti che nei prossimi giorni  promette di manifestare davanti ai  teatri e alle sedi istituzionali. Si chiama “Contro il TTP &#8211; Il teatro potere politico”, è composto da giovani attori del territorio e contesta all’ente culturale il mancato rispetto dei termini dell’avviso e una selezione ipoteticamente pilotata a favore di registi e attori della rete dei “Teatri Abitati ” (che hanno costituito una buona metà degli ammessi ai lavori col maestro). La rete in questione, tra l’altro, è già assegnataria di alcuni milioni di euro di fondi europei per il progetto portato avanti da Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese, il quale ha affidato la gestione di nuovi teatri e spazi culturali a 18 compagnie del territorio, supportandole economicamente.</p>
<p>Nel passaggio di una lettera arrivata alla nostra redazione, inviata da un giovane attore di una nota compagnia di sperimentazione barese, si legge: “E’ giusto che un ente pubblico, che pubblica un avviso pubblico per dare la possibilità ai professionisti pugliesi di perfezionarsi, pagando un esperto con fondi pubblici, tradisca le condizioni del bando in barba a qualsiasi legalità e trasparenza, e selezioni l’elìte dei soliti noti del teatro pugliese, inclusi i sessantenni strarealizzati, direttori di importanti stabili d’innovazione? Dov’è la trasparenza? Dove sono le politiche giovanili, le opportunità ai giovani che sono il vanto dell’amministrazione regionale?”.</p>
<p>Proteste forti, che stridono con quanto dichiarato, invece, dall’assessore Godelli nel saluto in occasione della conclusione del workshop, quando ha individuato nella presenza di Nekrosius a Bari un’iniziativa che va ad ingrandire il già ampio solco della politiche pugliesi per la valorizzazione dei giovani talenti”.</p>
<p>Che in questa circostanza i giovani talenti abbiano trovato più difficoltà a formarsi in Puglia che oltre confine regionale?</p>
<p>In tutti i modi, a fare un po’ di chiarezza sulla questione, se così si può dire, ci pensa il presidente Grassi: “I fondi europei utilizzati per questo bando servono essenzialmente per lo sviluppo economico dei territori ai quali vengono assegnati ed è questa l&#8217;indicazione che il TPP ha dato al maestro Nekrosius per orientarne la scelta, che comunque è stata compiuta da suoi collaboratori -attraverso una seconda scrematura avvenuta anch’essa su base curriculare, che di fatto è andata a sostituire l’audizione, annullata per un ritardo improvviso del maestro nell’arrivo a Bari, ndr. &#8211; Abbiamo l&#8217;obbligo di investire anche in formazione sulle imprese di spettacolo che in questi anni abbiamo aiutato ad emergere nel territorio regionale e nazionale. E non è vero che nei prescelti ci siano solo componenti delle Residenze Abitate, che tra l&#8217;altro non fanno parte dei nostri soci.<br />
Nei prossimi appuntamenti sulla formazione ci saranno altri grandi maestri di livello internazionale, naturalmente aperti a chi non ha partecipato a questo con Nekrosius.<br />
Posso garantire che tutto quello che facciamo per lo spettacolo dal vivo in Puglia lo facciamo in modo &#8220;pulito&#8221;. Dopo di che possiamo sbagliare ma sempre in buona fede”.</p>
<p>Dato per buono l’ultimo proposito di Grassi in merito ai prossimi appuntamenti sulla formazione (un tentativo di riscattare il presunto torto fatto a tutti gli esclusi) resta da dire che, fuor da ogni illazione circa le concessioni di possibili privilegi, l’organizzazione del workshop con Nekrosius ha operato un po’ di falli a gamba tesa. Non ultimo il silenzio informativo che ha tenuto in sospeso i partecipanti al bando, impegnati fino all’ultimo con la preparazione tecnica, e le rinunce a nuovi progetti lavorativi, in vista di una tanto agognata audizione con il maestro.</p>
<p>Ingenuità, queste, che un grande ente come il Teatro Pubblico Pugliese non può permettersi, pena la sua credibilità.</p>
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		<title>La Testata</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 10:51:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Governo bacchettato dall&#8217;Unione europea: i permessi temporanei rilasciati ai migranti, infatti, non sono validi per l&#8217;area Shengen. E allora sulla questione interviene la Lega proponendo che i soldati in Libano tornino da queste parti e difendano i nostri confini. Mentre l&#8217;offeso Maroni replica: Ha ancora senso restare nell&#8217;Ue? <span id="more-2686"></span>A Bari, all&#8217;uscita da una discoteca, una rissa si trasforma in lite armata, ci va di mezzo un ragazzo. La vera notizia di martedì è l&#8217;annuncio del reality Mediaset per prof precari, in palio dieci anni di stipendio. E noi che ci preoccupavamo dello stato dell&#8217;istruzione in Italia. Anche le giovani vite sono al sicuro, almeno quelle di alcune giovani. Berlusconi sul caso Ruby afferma che la pagò affinché non si prostituisse. E lo dice dinanzi al Tribunale, apostrofando anche il pm De Pasquale, &#8220;Lei è cattivo&#8221; dice a quello, che risponde: &#8220;Si contenga&#8221;. Ma contenersi è difficile dinanzi alle notizie del giorno dopo: Fukushima come Chernobyl, prescrizione breve, Castelli che ipotizza di sparare ai profughi e due nuove testimoni sulle serate ad Arcore con tanto di dettagli su bunga bunga, palpate e toccatine in parti intime fra il presidente e le sue ospiti, incitate da Fede. Poi, che dire, approvato il processo breve. Vittorio Arrigoni, attivista e blogger, nella Striscia di Gaza viene rapito e ucciso da un gruppo di terroristi islamici che chiedevano ad Hamas la liberazione di loro affiliati. Resta solo l&#8217;orgoglio di una madre. Chissà se c&#8217;è pure orgoglio di mamma per Letizia Moratti il cui figlio è costretto dalla Procura a smantellare la sua Bat-casa. So&#8217; problemi.</p>
<p><strong>Alessandra Erriquez</strong></p>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 20:10:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva detto che non vedeva l&#8217;ora di poter dire la verità in aula e infatti, alla prima udienza del processo Ruby, Berlusconi non si presenta. In nove minuti è già tutto bello e fatto. Se ne riparla il 31 maggio. E poi c&#8217;è il caso casa. Il premier afferma a Lampedusa di aver comprato una villa lì. Paolo Mieli però lo smentisce: Conosco il proprietario, è una villa bellissima ma lui non l&#8217;ha acquistata. <span id="more-2679"></span>Allora Veltroni subito si scaglia: Se ha mentito dinanzi a un popolo che soffre si deve dimettere. Non so, così, a naso, dubitiamo che lo farà. Intanto nei nostri mari si ripetono le stragi, centinaia di morti tra i profughi. Ad approdare sulle nostre sponde c&#8217;è pure Iva Zanicchi che vuole candidarsi per il Comune di Bisceglie. Sul finire della settimana altre scosse, in Giappone e per i risparmiatori Parmalat che, causa prescrizione del reato, rischiano di non ottenere il risarcimento. Berlu e Sarko litigano per la questione immigrati perché la Francia non ha nessuna intenzione di accoglierli. Nel carcere di Bari muore un ragazzo di 22 anni, per la Procura si è suicidato, per la famiglia è stato pestato. Per chiudere in bellezza, lo show del presidente del Consiglio alla premiazione delle giovani eccellenze: Siete così brave che vi inviterei al Bunga Bunga. E tutti ridono.</p>
<p><strong>Alessandra Erriquez</strong></p>
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		<title>Class Action, nel Cie di Bari per scoprire la verità</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 21:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Detenuti, senza aver commesso alcun delitto, se non quello di esistere in quanto esseri umani. Tale è, infatti, il reato contemplato nel nostro ordinamento giuridico per i migranti privi di permesso di soggiorno e che non possono ottenere lo status di rifugiati. Arrivano a Bari via terra, cielo o mare, nei barconi, nascosti sotto i tir sulle navi che partono dalla Grecia: una volta fermati, il loro destino è segnato, si chiama Centro di Identificazione ed Espulsione.<span id="more-2661"></span><br />
O meglio, “Centro di Internamento ed Espulsione”, stando ai racconti di chi è riuscito ad entrare nell’ “Inferno” e guardare negli occhi “l’umanità dolente”, rinchiusa nei sette moduli di prigionia, i gironi danteschi del CIE di Bari.<br />
“Ai torti di massa delle Istituzioni si risponde con una forma di democrazia diretta, con l’esercizio della sovranità della cittadinanza sociale”: l’avvocato Luigi Paccione presenta così la Class Action Procedimentale contro il CIE del capoluogo pugliese, che ha portato il presidente del Tribunale Civile di Bari, Vito Savino, a nominare l’ing. Francesco Campanale come perito, incaricato di verificare che le condizioni di detenzione all’interno della struttura non siano lesive dei diritti umani fondamentali.<br />
Primo obiettivo della Class Action: definire giuridicamente il CIE come struttura carceraria, all’interno della quale sono “rinchiusi individui sotto il controllo di un Corpo Armato”. Secondo step, individuare norme di garanzia delle libertà e della dignità di persone che, in quanto “detenute”, non hanno voce, sono invisibili.</p>
<p>Guarda il video con l’intervista integrale all’ Avv. Luigi Paccione, Presidente dell’Associazione Class Action Procedimentale.</p>
<p>Tutte le informazioni su <a title="Class Action Procedimentale" href="http://www.classactionprocedimentale.it/">classactionprocedimentale.it</a></p>
<p>Resoconto del primo accesso dell’Ing. Campanale all’indirizzo<br />
<a href="http://www.classactionprocedimentale.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=148:resoconto-del-primo-accesso-nel-cie-di-bari&amp;catid=35:cie-bari&amp;Itemid=75">http://www.classactionprocedimentale.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=148:resoconto-del-primo-accesso-nel-cie-di-bari&amp;catid=35:cie-bari&amp;Itemid=75</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Silvia Dipinto</strong> e <strong>Fulvio Di Giuseppe</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/j9m5kvPggjY" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/j9m5kvPggjY"></embed></object><br />
</strong></p>
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		<title>Saviano a Bari, &#8220;La macchina del fango contro chi racconta la verità&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Vieni via con me&#8221;. È Roberto Saviano che te lo chiede. L’ha chiesto a oltre mille persone, ieri sera alla libreria Feltrinelli di Bari, per la presentazione dell’omonimo libro.<span id="more-2567"></span></p>
<p>Misure di sicurezza ai massimi livelli per lui e ore di fila per il pubblico, che in parte si è dovuto accontentare di un maxischermo in via Melo. Ma poco importa, la passione (e anche un po’ di incredulità nel trovarsi davanti a una folla che farebbe invidia a più di una persona) che si legge in quegli occhi neri, profondi e magnetici e l’amore, la pulizia, la trasparenza che emergono dalle sue parole ripagano della stanchezza. È cibo per l’anima.</p>
<p>Impossibile resistergli, quando lo ascolti raccontare le tragedie e le miserie umane come fossero una fiaba, nera ma nello stesso tempo più vera della realtà stessa. Lo segui nel racconto e, appunto, vai via con lui, nei retroscena del mondo, che il Potere non vuole farti conoscere. Lui, invece, vuole. Perché la conoscenza è l’unica arma di difesa che abbiamo e di cui il Potere ha paura.</p>
<p>Non a caso, i nazisti bruciavano i libri. E allora arriva la diffamazione, la macchina del fango, per usare un’espressione tipica degli ultimi tempi, ma decisamente calzante, che cerca di distruggere chi è credibile, perché non ha altri strumenti per smentire il racconto. E quel che è terribile è che &#8220;l’elemento della diffamazione è la verosimiglianza, l’insinuazione del dubbio, del gossip, l’uso della superficialità, che ti colpisce perché tu non farai mai il loro gioco&#8221;.</p>
<p>Quella macchina che ha investito e travolto Giovanni Falcone, riabilitato solo dopo la strage di Capaci, Giancarlo Siani, Don Peppe Diana, Pippo Fava, Peppino Impastato, Rosario Livatino, Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto, tutti uccisi perché avevano contrapposto la diffusione della verità alle trame del Potere. E ancora Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata il 7 ottobre 2006 perché aveva raccontato la guerra in Cecenia, un conflitto dimenticato dal mondo, con empatia, trasformando un incubo lontano in una storia vicina a tutti, con la potenza delle immagini, dei dettagli, della rappresentazione dell’essere umano, come la maestra che cerca di far bere ai suoi alunni il latte materno per salvarli dalla disidratazione, nella tragedia della scuola elementare di Beslan sequestrata dai guerriglieri ceceni.</p>
<p>&#8220;Mi dispiace molto – dice Saviano a questo proposito – che, quando il Potere italiano incontra quello russo, non ci sia mai una parola di ricordo per i giornalisti morti (o meglio, c’è stato una volta il gesto di un mitra da parte del premier Silvio Berlusconi, ndr)&#8221;. E c’è un’altra Anna, vittima del Potere che uccide chi racconta, la poetessa russa Achmatova, distrutta dall’odio di un figlio che la incolpò per tutta la vita della sua incarcerazione a causa della madre oppositrice del crudele regime sovietico.</p>
<p>Sono storie tragiche, che vedono protagonisti proprio coloro che hanno votato l’esistenza alla narrazione. E il Potere ha paura del racconto, della cultura: &#8220;La libreria, dove ci troviamo adesso – sottolinea Saviano – è pericolosa perché ti permette di capire, approfondire, discutere ed è difficile condizionare chi conosce. Il Paese chiede rinnovamento e la rivoluzione sta partendo dalle librerie. Troppo spesso sottovalutiamo il potere della parola, che può diventare azione e impedire che certe tragedie accadano di nuovo&#8221;. Ma per raccontare e resistere alla macchina del fango è necessario non essere soli: &#8220;Il fango serve per convincere i tuoi amici che non sei una brava persona – dice lo scrittore, con la sicurezza di chi ha vissuto sulla propria pelle questa situazione – non quelli che sono già contro di te, il loro obiettivo è dire che sono tutti uguali. Per questo mettere tutti sullo stesso piano senza approfondire le questioni significa fare il loro gioco. Ci si salva solo difendendo chi è diffamato, dicendo &#8220;noi non vi crediamo&#8221;. Solidarietà, vicinanza, prendersi cura l’uno dell’altro, come diceva Danilo Dolci, attivista nonviolento: &#8220;Ciascuno cresce solo se è sognato&#8221;.</p>
<p>E Saviano senza dubbio resterà nei sogni dei Baresi, anche grazie all’elenco conclusivo dei ’10 motivi per cui sono felice di essere in Puglia’, una terra che, parole sue, gli è stata molto vicina e da cui può partire un nuovo pensiero meridionale che forse si può estendere al Paese: &#8220;Per i taralli e le briciole che rimangono alla fine, per sentire Puccini al Teatro Petruzzelli, per le ragazze che ballano la pizzica, perché è la terra dove è nato Carmelo Bene, perché quando arriva una nave con 20mila profughi come 20 anni fa la Puglia non ha paura ma accoglie, perché sono stato accolto qui 2 volte da Mario Desiati senza che nessuno lo sapesse, perché il Bari ha fermato il Milan, perché ho mangiato una teglia di orecchiette in spiaggia a Polignano, perché il vento e il sole possono tenere la Puglia lontana dal nucleare e perché il 29 marzo 2010 avrei voluto essere pugliese anche io&#8221;.</p>
<p><strong>Antonella Paparella</strong></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bari ha &#8216;Ostalghia&#8217; di Berlino</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 19:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Venti anni fa, era uno straniero alla ricerca di oggetti che testimoniassero un’epoca appena terminata. Oggi, è un artista che ha trasformato quei documenti tanto singolari quanto personali, in opere e installazioni esposte in una mostra. Lino Sivilli presenta la sua “Ostalghia”, un viaggio nella Berlino del 1991, all’indomani della caduta del Muro.<span id="more-2513"></span></p>
<p>L’artista recupera, espone e rilegge alcuni oggetti rinvenuti tra i rifiuti nel cortile della scuola elementare &#8220;Bertold Brecht&#8221; a Berlino Est. come numerosi volumi &#8211; tra questi gli scritti di Marx e Lenin &#8211; libri e quaderni. A distanza di vent’anni, il materiale che all&#8217;epoca era “semplicemente” il segno tangibile di un regime totalitario sconfitto, prende nuovamente vita e diventa arte, tra picchi che formano il nido all’interno di un libro e cartoline illustrate. Un percorso solo all&#8217;apparenza semplice, sospeso invece tra ideologie messe alla prova da repentine trasformazioni storico &#8211; politiche.</p>
<p>La mostra è aperta fino al 4 aprile presso l’Acit (Associazione culturale italo tedesca) in corso Italia 19 a Bari, dal lunedì al venerdì (ore 17 – 20).<br />
Info <a href="http://www.acitbari.it/">www.acitbari.it</a> –  080.524.18.81 e 333.860.81.59.</p>
<p>di <strong>Claudia Liturri</strong> e <strong>Fulvio Di Giuseppe</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
</strong></p>
<p><strong><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-nEwIZIdh88" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/-nEwIZIdh88"></embed></object><br />
</strong></p>
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		<title>La Cgil in Marcia per i diritti dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 17:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una Marcia per il lavoro, per dire basta agli &#8220;stage truffa&#8221;, per dire no a chi calpesta i diritti dei lavoratori e per chiedere al governo di mettere in campo politiche efficaci a garantire ai giovani un futuro migliore: sono questi gli obiettivi della manifestazione organizzata in tutta Italia dalla Cgil, e che a Bari ha coinvolto molte persone nonostante la pioggia. <span id="more-2501"></span>A parlare dei problemi del Sud ci ha pensato la responsabile Cgil per il Mezzogiorno, Serena Sorrentino, intervenuta al comizio finale in piazza Castello.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">..</span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cgajoV7ZPjI" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/cgajoV7ZPjI"></embed></object></p>
<p><span style="color: #888888;">.</span></p>
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		<title>Flash mob Bari, un salvagente per la cultura</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 22:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;organizzazione è virtuale ma il risultato è reale: incontrarsi davanti al teatro Petruzzelli di Bari per formare, tenendosi per mano, un salvagente che impedisca alla cultura di annegare. &#8220;Il Petruzzelli &#8211; spiegano gli organizzatori &#8211; è il simbolo della cultura in Puglia, e per questo l&#8217;abbiamo scelto quale protagonista del nostro flash mob&#8221;. <span id="more-2388"></span>Dopo l&#8217;incendo che ha distrutto più di 18 anni fa, il politeama barese ricostruito rischia infatti di subire un altro duro colpo: quelli dei vigorosi tagli del governo alla cultura. A rischio non sono solo i teatri di tutta Italia, utlima invenzione ammazza-cultura è anche l&#8217;aumento di un euro sul prezzo dei biglietti dei cinema. Anche questo produrrà, temono clienti e gestori delle sale cinematografiche, un effetto deterrente sulla voglia degli italiani di staccarsi dalla tv. Allora &#8211; concludono i promotori del flash mob &#8211; noi vogliamo dimostrare che non siamo solo bravi a stare davanti ai computer, ma che abbiamo tutta la voglia di continuare a uscire di casa e a difendere la nostra cultura.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/KDtnctFVgSk" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/KDtnctFVgSk"></embed></object></p>
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		<title>Sanità in Puglia: arrestato anche componente scorta Vendola. L&#8217;ironia di Storace</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 14:54:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La calma apparente sulle inchieste giudiziarie nella sanità pugliese è finita: stamattina sono stati diversi gli eseguiti. E, oltre alla richiesta d&#8217;arresto in carcere emessa nei confronti del senatore del Pd, Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla Sanità della Puglia, in carcere su disposizione della magistratura barese è finito Mario Malcangi, collaboratore di Tedesco. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La calma apparente sulle inchieste giudiziarie nella sanità pugliese è finita: stamattina sono stati diversi gli eseguiti. E, oltre alla richiesta d&#8217;arresto in carcere emessa nei confronti del senatore del Pd, Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla Sanità della Puglia, in carcere su disposizione della magistratura barese è finito Mario Malcangi, collaboratore di Tedesco. A quanto si è appreso, altre quattro persone sono finite agli arresti domiciliari nell&#8217;ambito della stessa inchiesta, tra cui Paolo Albanese, componente della scorta del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.<span id="more-2347"></span>L&#8217;ex assessore alla sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, sarebbe indagato per concussione, turbativa d&#8217;asta, abuso d&#8217;ufficio e concorso in falso. Il giudice ha ritenuto insussistente per tutti gli indagati, compreso Tedesco, il reato di associazione per delinquere. Sulla richiesta di arresto del senatore si dovrà aspettare l&#8217;autorizzazione a procedere del Senato che in merito si pronuncerà martedì prossimo.</p>
<p>Tedesco intanto dichiara che gli sembra un &#8221;gran polpettone e che le inchieste durano da due anni e mezzo ma io non sono mai stato interrogato nonostante l&#8217;abbia ripetutamente chiesto. Neppure questa volta ho l&#8217;ordinanza invece la stampa ce l&#8217;ha&#8221;.</p>
<p>Non si è fatto attendere il commento sarcastico del leader del La Destra, Fracesco Storace: &#8220;Questa sera &#8211; ha dichiarato &#8211; Santoro potrà essere lieto di aver anticipato la retata pugliese giovedì scorso. E magari se ne ricorderà anche Travaglio per far tornare la memoria alla Serracchiani e a Lerner. Arrestare Tedesco: se non ora, quando?&#8221;</p>
<p>Gli arresti eseguiti questa mattina dai carabinieri rientrano &#8211; a quanto si è saputo &#8211; in una indagine della procura sulle nomine di medici e dirigenti Asl. Oltre all&#8217;arresto in carcere per Mario Malcangi, di 52 anni di Corato, capo, all&#8217;epoca dei fatti, della segreteria politica di Alberto Tedesco, sono stati disposti gli arresti domiciliari per Paolo Albanese, di 51 anni, di Terlizzi (Bari), componente della scorta (e non a capo, come reso noto in un primo momento da fonti giudiziarie) del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.</p>
<p>Arresti domiciliari, inoltre, per Guido Scodizzi, di 68 anni, di Lecce, direttore generale della Asl salentina. Gli arresti domiciliari sono stati decisi inoltre anche per gli imprenditori di Bisceglie Digo Rana, di 52 anni e Giovanni Garofoli, di 66 anni. Misure interdittive, inoltre, sono state disposte per Alessandro Calasso, di 63 anni, di Bari, direttore sanitario della Asl barese e Antonio Acquaviva di 55 anni, medico oculista, la cui nomina al&#8217;ospedale di Terlizzi, secondo l&#8217;accusa, sarebbe stata favorita da Alberto Tedesco. Gli arrestati e Alberto Tedesco la cui richiesta di arresto dovrà essere esaminata ora dalla giunta alle autorizzazioni a procedere del Senato, sono indagati a vario titolo per concussione, corruzione e frode in pubbliche forniture.</p>
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		<title>Dj Garcia all&#8217;h25, &#8220;Mi manda Spike Lee&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 12:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe essere un segno di riconoscimento sufficiente il fatto che il regista Spike Lee lo inviti a suonare spesso alle sue feste. Ma di caratteri distintivi di un certo spessore, il dj newyorkese Bobbito Garcia (aka Kool Bob Love), ne ha da vendere. E così l’H25 di Bari ha deciso di ospitarlo sabato prossimo (26 febbraio), nell’ambito di Bug (Blak urban grooves), il progetto dedicato alla cultura che ruota insieme alla musica nera. <span id="more-2342"></span> Kool Bob Love, tra le sue altre attività, organizza ogni anno il party che New York dedica a Stevie Wonder con dj Spinna. Del resto, c’era da aspettarselo da un personaggio come Garcia, membro della “Rock Steady Crew&#8221;, produttore discografico, co-fondatore di Bounce Magazine, opinionista per Vibe, commentatore televisivo di basket ed esperto di cultura urban e black.</p>
<p>L’entusiasmo di questo dj per ogni aspetto dell’Hip-Hop lo differenzia da tanti altri.  E la caratteristica dei suoi dj set è data dalle originali performance che porta in tutto il mondo: un irresistibile mix di funk, latin, afro-beat, soul e jazz. Non è un caso se Roy Ayers, Common, Tony Allen e D’Angelo lo abbiano voluto sul palco prima dei loro concerti.</p>
<p>Sabato, prima e dopo il djset di Bobbito, ci saranno le selezioni della crew Black Vibrations. Mentre la sezione video sarà a cura di Pasquale Luisi. L’appuntamento è all’H25 (traversa di via Coletta 12-14). Start: ore 23. Biglietto: 10 euro. Info: info@bugmusic.org; 3398268848; 3924957789.</p>
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		<title>Emiliano: &#8220;Con Vendola e Di Pietro per battere Berlusconi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 09:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dobbiamo fare una coalizione vincente, tenere insieme Vendola e anche  Di Pietro, dobbiamo evitare una rottura con la sinistra cosiddetta  radicale per un semplice motivo: produrrebbe danni sia a noi che a  loro&#8221;. Ne è convinto il sindaco di Bari e presidente del Pd in Puglia, Michele Emiliano che, in  un&#8217;intervista al Fatto Quotidiano, dà un consiglio al segretario  Bersani: &#8220;Proviamo a giocare la partita con Vendola&#8221;.<span id="more-2325"></span></p>
<p>Emiliano lancia una nuova sfida al suo partito. &#8220;Non dobbiamo  avere paura delle primarie &#8211; afferma &#8211; dobbiamo chiamare a decidere il popolo del  centrosinistra, purché Nichi accetti il patto che chi arriva secondo  gioca con la squadra&#8221;. &#8220;Se ci infiliamo nei labirinti  della realpolitik ci perdiamo Nichi, perché è obbligato ad andarsene.  Quello per lui è il Vietnam. Invece &#8211; ribadisce il sindaco di Bari &#8211; dobbiamo costruire una  coalizione con lui e Di Pietro&#8221;.</p>
<p>Secondo Emiliano se &#8220;il centrosinistra si organizza, ha le risorse per battere la destra  e archiviare l&#8217;era berlusconiana. Tuttavia &#8211; rileva &#8211; nel gruppo dirigente del Pd  c&#8217;é &#8220;un grande limite: è ancora in vigore il modello post comunista per  cui un limitato gruppo di interlocutori costruisce un rapporto  privilegiato con il segretario e si chiude agli altri&#8221;. Per Emiliano,  Bersani &#8220;deve fare il costruttore della coalizione, perché in quello è  impareggiabile&#8221;. Come leader, dice, &#8220;Vendola mi piace perché parla ai  cuori, e Bindi mi piace perché ha grinta. Se Nichi lasciasse la Puglia  per servire la coalizione sarebbe un motivo di orgoglio per la regione.  Se lo facesse per servire Sel &#8211; avverte &#8211; sarebbe una follia, e i  pugliesi non capirebbero&#8221;.</p>
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		<title>La Testata</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 18:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un milione di donne riempie le piazze di tutta Italia per urlare al premier: Dimettiti. Ci prova pure Fini, come si fa con i bambini per convincerli a fare i compiti. Li facciamo insieme? Ci dimettiamo insieme e andiamo al voto? Niente, voglia di studiare zero.<span id="more-2303"></span><br />
Martedì un po’ di titoli diversi, ad esempio si parla della Cassazione che propone al legislatore di consentire l’adozione anche da parte di single. Il Vaticano frena. Difficile frenare gli sbarchi a Lampedusa, per il ministro Maroni rischiamo 80 mila arrivi. Centinaia di tunisini nella nostra città, “Bari al collasso”. Alle porte anche il Festival di Sanremo. Dove Luca e Paolo si scatenano in un duetto dedicato “alla più grande coppia comica” (Berlusconi e Fini) con la musica di Morandi e un titolo esplicito, “Ti sputtanerò”. Mai visto a Sanremo, a differenza di Belen e la Canalis. Bellissime, eleganti, e basta. La Miss eletta in Puglia pare invece la Bindi: Vendola propone la presidente del Pd come leader della coalizione, e <em>Libero</em> subito ne approfitta per ritrarre il governatore in abito da sposa. Venerdì, fuga da Fli. Senatori e deputati lasciano il nuovo partito e allargano la maggioranza, secondo <em>Il tempo</em> sono “Saldi di Fini stagione”. Non c’è prima pagina che taccia su Benigni: sul palco dell’Ariston una lezione di storia che, dopo aver fatto sorridere, sa commuovere con una meravigliosa interpretazione dell’inno di Mameli. Come i padri del Risorgimento da lui citati. Memorabile.</p>
<p><strong>Alessandra Erriquez<br />
</strong></p>
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		<title>Save the children a Bari, &#8220;preoccupa esodo da Africa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 21:24:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;esodo di questi giorni dalle coste africane è preoccupante e lo scenario che vede tanti paesi vicini all&#8217;Italia in situazioni così difficili e traballanti sul piano delle istituzioni ci impone di attrezzarci&#8221;. E&#8217; l&#8217;allarme lanciato oggi a Bari dal responsabile dei programmi Italia-Europa di Save the Children Italia, Raffaela Milano, che oggi ha sottoscritto un protocollo d&#8217;intesa con la Regione Puglia per la tutela e l&#8217;accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati. &#8220;Puglia e Sicilia &#8211; ha detto Milano &#8211; sono le prime regioni in Italia a sottoscrivere un protocollo d&#8217;intesa di questo genere&#8221;.<span id="more-2181"></span><br />
La Puglia, in particolare, secondo l&#8217;onlus &#8220;ha fatto grandi passi avanti sul fronte dell&#8217;accoglienza e con l&#8217;accordo vogliamo fare in modo che tutte le strutture pugliesi siano adeguate a standard di qualità che consentano ai minorenni la migliore integrazione possibile nel nostro Paese&#8221;. Quanto ai giovani che arrivano in Italia, &#8220;le ragazze &#8211; ha sottolineato Raffaela Milano &#8211; sono due volte vulnerabili, perché come tutti i minorenni sono facilmente preda dei circuiti di illegalità e di sfruttamento, ma sono oggetto anche di tratta sessuale che purtroppo è un fenomeno in crescita&#8221;. La presenza di mediatori culturali nelle comunità è, quindi, &#8220;un fattore cruciale, poiché sin dall&#8217;arrivo del minore è indispensabile informarlo sulle opportunità offerte dalla legge italiana e sui vantaggi derivanti dall&#8217;intraprendere un percorso d&#8217;integrazione rispetto alla fuga con il gruppo di connazionali&#8221;. In Puglia solo il 50 per cento delle comunità ha un servizio di mediazione culturale strutturato e solo il 30 per cento si appoggia a consulenti legali specializzati in materia di diritti dei minorenni. &#8220;L&#8217;assenza di mediatori culturali nelle comunità leccesi &#8211; sottolinea Milano &#8211; è un fattore cruciale. Noi, a prescindere dall&#8217;emergenza, abbiamo lanciato un appello sulla concessione di permessi di soggiorno. Non vogliamo che i percorsi d&#8217;integrazione s&#8217;interrompano quando un ragazzo, che è stato in un centro di accoglienza ed ha studiato, raggiunge la maggiore età: non può sentirsi un clandestino nel Paese che lo ha accolto ed ha investito sulla sua formazione. Vorremmo che per questi ragazzi fosse più agevole convertire il permesso di soggiorno&#8221;.</p>
<p>E l&#8217;accordo con la Regione è arrivato contemporaneamente ai dati sugli sbarchi dei minorenni sulla costa pugliese nel 2010: intutto sono 503 dei quali 296 non erano accompagnati; 207 erano invece con i genitori. I dati sono gli ultimi forniti dalla Direzione Centrale dell&#8217;Immigrazione e della Polizia delle Frontiere. Per la stragrande maggioranza i minorenni non accompagnati che raggiungono le coste pugliesi &#8211; soprattutto quelle del Salento &#8211; provengono dall&#8217;Afghanistan. Un terzo dunque del totale dei migranti sbarcati in Puglia nel 2010 è rappresentato da minorenni, 285 in più &#8211; è stato sottolineato oggi &#8211; rispetto al totale dei minorenni sbarcati in Sicilia nello stesso periodo. Talvolta vengono rintracciati in mare a bordo di barche a vela di medie-grandi dimensioni battenti bandiera francese o statunitense, stipati sottocoperta &#8211; insieme anche a migranti adulti. In altri casi, sono stati invece rintracciati sulla terraferma, a poca distanza dal porto. Ai dati riferiti dalla Direzione centrale dell&#8217;Immigrazione e dalla Polizia di frontiera bisogna aggiungere 90 minorenni stranieri non accompagnati rintracciati &#8211; sempre nel 2010 &#8211; dalle forze dell&#8217;ordine, dai servizi sociali o da associazioni all&#8217;interno del territorio pugliese. Si tratta per lo più di ragazzi provenienti dal Bangladesh che hanno raggiunto la Puglia prevalentemente nascosti all&#8217;interno di tir, auto o furgoni, riuscendo a superare i controlli alla frontiera. Gli sbarchi in Puglia, a differenza di quelli in Sicilia, sono aumentati sensibilmente rispetto al 2009, a testimonianza della ricerca da parte dei migranti di nuove rotte, soprattutto dall&#8217;Asia. Rotte caratterizzate, per quanto riguarda i minorenni, da viaggi sempre più lunghi e sempre più rischiosi. Anche in Puglia, come in Sicilia, si rilevano infine alti tassi di fuga dei minorenni una volta collocati nelle comunità. Tassi che, nel corso del 2010 hanno raggiunto la quota allarmante del 93% nelle comunità (ubicate soprattutto nella provincia di Lecce) che ricevono i minori giunti a seguito di sbarchi. Analizzando i dati relativi alle fughe, le percentuali più elevate, in particolare, si registrano nelle comunità che offrono meno servizi, soprattutto di mediazione culturale e accesso all&#8217;istruzione e al lavoro.</p>
<p>Ma a Bari oggi sugli sbarchi tunisini ha detto il suo punto di vista anche l coordinatore nazionale Cgil immigrati, Kurosh Danesh: &#8220;Stiamo parlando &#8211; ha spiegato &#8211; di 5300 persone in tutto, quindi per un Paese come l&#8217;Italia non penso si possa considerare una emergenza. E poi era una cosa prevedibile, e se ci fosse stata più consapevolezza, l&#8217;Italia avrebbe dovuto farsi trovare pronta&#8221;. &#8220;Qualcuno &#8211; ha spiegato &#8211; ha tentato di bollarli come criminali ma per fortuna il suo tentativo non è riuscito. Adesso &#8211; ha rilevato &#8211; c&#8217;é un atteggiamento che sembra di accoglienza&#8221;. Però &#8211; ha sottolineato &#8211; &#8220;per esperienza dico che di solito non è così. Conoscendo il ministro Maroni per le politiche che fa &#8211; ha precisato &#8211; sono politiche puramente ideologiche su queste cose, fatte solo per raccattare qualche voto inculcando un po&#8217; di paura. E questo mette in crisi tutta la struttura delle politiche di ingresso nel Paese&#8221;. Sulla polemica riferita agli aiuti dell&#8217;Ue all&#8217;Italia per gestire l&#8217;accoglienza, Danesh ha detto che &#8220;già sono stati stanziati i soldi per questo tipo di eventi, e per averli basta solamente una domanda da parte dei Paesi membri&#8221; e &#8220;non serve creare tutta la polemica sull&#8217;Europa che non ci sostiene&#8221;. &#8220;Intanto &#8211; ha aggiunto &#8211; queste persone stanno in questi centri che offrono una accoglienza non umana. Quindi il governo al più presto deve dare una risposta efficace: non può tenere la gente così&#8221;. &#8221;In molti &#8211; ha concluso &#8211; non vogliono restare in Italia e per questo non si fanno identificare ma si allontanano preventivamente dai Cara, poiche&#8217; secondo la convenzione di Dublino sono obbligati a tornare nel Paese dove è stato riconosciuto loro il diritto di asilo. Queste persone, però, quando vengono fermate dalla polizia, finiscono nei Cie e poi di nuovo da dove sono venuti&#8221;.</p>
<p>Intanto sono 9 gli stranieri arrestati e 98 i clandestini rimpatriati nelle ultime 24 ore nelle operazione coordinate dalla Direzione centrale dell&#8217;immigrazione e delle frontiere con l&#8217;obiettivo di contrastare l&#8217;ondata di sbarchi avvenuti negli ultimi giorni. Le operazioni sono avvenute in diverse città italiane. In particolare, spiega il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, al porto di Ancona è stato arrestato un greco che aveva tentato di far entrare in Italia 48 clandestini (34 afgani e 14 iracheni) nascosti all&#8217;interno di un tir. Due scafisti, sempre greci, sono inoltre stati bloccati dalla Guardia di Finanza al largo di Santa Maria di Leuca. Dalla loro barca a vela erano sbarcati 49 clandestini, in prevalenza afgani, iraniani ed iracheni. Tre gli scafisti albanesi, invece, bloccati nei pressi di Isola Capo Rizzuro a bordo di un gommone che aveva trasportato 48 tra afgani ed iraniani. Tutti i clandestini sono stati condotti nei centri di Crotone e di Otranto, per l&#8217;avvio delle procedure d&#8217;asilo. Quanto ai rimpatri, rientreranno in patria 50 egiziani, bloccati, insieme ad altri 44 connazionali, dopo lo sbarco di ieri sulle coste ragusane. Di questi ultimi 44, 37 sono minori e quindi sono già stati affidati a strutture loro dedicate, mentre 7, di cui 3 arrestati per favoreggiamento dell&#8217;immigrazione illegale, sono a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria. Il rimpatrio dei 50 egiziani nelle ore immediatamente successive al loro sbarco, sottolinea il Dipartimento, conferma la continuità della cooperazione di polizia tra l&#8217;Italia e l&#8217;Egitto.</p>
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		<title>Camusso a Berlusconi: &#8220;Dimissioni immediate&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 15:29:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Se fossimo in un paese normale&#8221; la decisione di giudizio immediato per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile, &#8220;corrisponderebbe alle dimissioni immediate del presidente del Consiglio&#8221;. Cosi&#8217; la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha commentato oggi a Bari, dove ha aprtecipato all&#8217;assemblea regionale del sindacato, la decisione del gip di Milano sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se fossimo in un paese normale&#8221; la decisione di giudizio immediato per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile, &#8220;corrisponderebbe alle dimissioni immediate del presidente del Consiglio&#8221;. Cosi&#8217; la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha commentato oggi a Bari, dove ha aprtecipato all&#8217;assemblea regionale del sindacato, la decisione del gip di Milano sul caso Ruby. Un lungo applauso dei presenti ha accolto l&#8217;annuncio. <span id="more-2174"></span></p>
<p>&#8220;Se potessi dare un suggerimento che ovviamente non è richiesto &#8211; ha detto Camusso &#8211; direi ai ministri di questo governo e alla maggioranza politica di Berlusconi che loro dovrebbero chiedere al presidente del Consiglio di fare un passo indietro per il bene di questo Paese&#8221;. &#8220;Se un primo giudizio si può dare &#8211; ha aggiunto &#8211; è che questa scelta, che ovviamente i magistrati di Milano hanno compiuto sulla base della evidenza processuale, è che in questo Paese si può ancora credere che la giustizia sia uguale per tutti&#8221;.</p>
<p>Commentando con i giornalisti le dichiarazioni fatte dal presidente del Consiglio sulla mobilitazione delle donne di domenica scorsa, Camusso ha sottolineato che &#8220;Berlusconi può dire quello che vuole, forse dovrebbe rendersi conto che la sua convinzione che in questo modo le donne sarebbero state con lui e che il popolo é ai piedi del sovrano, non funziona&#8221;. &#8220;Penso che la giornata di domenica sia stata una giornata straordinaria in cui un grande popolo in tutte le città piccole e grandi, un popolo di donne ma non solo, ha detto che nessuna di noi è più disposta a farsi rappresentare come i comportamenti del presidente del Consiglio la rappresentano&#8221;. &#8220;Non solo per il riconoscimento necessario della dignità personale &#8211; ha aggiunto &#8211; ma perché questa immagine fa male al Paese, alle sue prospettive di crescita, al giudizio internazionale che c&#8217;é su di noi come risulta evidente leggendo i titoli dei quotidiani stranieri di ieri&#8221;.</p>
<p>Quanto al caso Termini Imerese, la segretaria della Cgil ha spiegato che &#8220;c&#8217;é una ipotesi di accordo di programma che noi vorremmo capire nel suo sviluppo progressivo: è vero &#8211; ha rilevato &#8211; che ci sono numerose aziende che hanno presentato delle proposte, ma adesso viene la parte più difficile, cioé come tutto ciò si traduce concretamente nella prospettiva di occupazione e di reindustrializzazione di quell&#8217;area&#8221;. &#8220;E&#8217; importante l&#8217;impegno che ci ha messo la Regione Sicilia &#8211; ha proseguito &#8211; abbiamo capito un po&#8217; meno qual è davvero l&#8217;impegno del governo da questo punto di vista, però bisogna lavorare per la reindustrializzazione dell&#8217;area. Comunque, serve chiarezza sulla tempistica&#8221;.</p>
<p>Infine, soffermandosi sull&#8217;opportunità del federalismo fiscale, Susanna Camusso ha detto che è necessario &#8220;andare ad un ordinamento sul federalismo&#8221; che metta in ordine &#8220;le cose che erano rimaste incompiute con la modifica dell&#8217;art.118 della Costituzione&#8221;, ma &#8220;ogni tanto bisogna scegliere il momento in cui si fanno queste cose: lo si sta facendo durante il più gigantesco taglio agli enti locali e alle Regioni che la storia repubblicana ricordi e questo sicuramente non aiuta&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ciò che non va bene &#8211; per Camusso &#8211; del disegno sul federalismo fiscale che questo governo sostiene, è che è un provvedimento che divide le Regioni e che utilizza dei parametri che metterebbero in difficoltà molta parte delle Regioni e che costruirebbe un divario crescente tra nord e sud&#8221;. &#8220;Il federalismo fiscale &#8211; ha insistito Camusso &#8211; deve essere un&#8217;opera di solidarietà e di redistribuzione, non può essere un&#8217;operazione per cui chi è più ricco si tiene le sue risorse e gli altri vanno in difficoltà&#8221;. &#8220;Il problema non è il federalismo in sé &#8211; ha detto ancora &#8211; Credo che in questo paese non ci sia nessuno contro il federalismo&#8221;.<br />
&#8221;Il problema &#8211; ha concluso &#8211; è quale attuazione concreta gli si dà e che rapporto c&#8217;é con tutta la politica fiscale del Paese. La nostra preoccupazione è che si traduca in maggiori tasse sui lavoratori dipendenti e sui cittadini a fronte dell&#8217;impossibilità delle amministrazioni di dare lo stesso livello i servizi&#8221;.</p>
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		<title>Se non ora, quando? In piazza ritorna la speranza</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 16:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo 10mila. La questura dice 3mila. No, no, siamo in 5mila. Che ci importa. In una giornata come quella andata in scena in tutto il Paese, cio&#8217; che conta non sono i numeri. Non ci importa quanti “corpi” hanno sfilato nelle strade italiane. Perché oggi in piazza non c’erano solo migliaia di donne e uomini in corteo.<span id="more-2159"></span> Oggi in piazza sono scese le emozioni, i sentimenti, le idee, la dignità, la forza di rialzarsi, la nostalgia di risvegliare quello che per troppo tempo è stato sopito: la gioia di tornare a sperare.</p>
<p>Sarò sincero. Quando stamattina mi sono svegliato per andare a vedere, ero un po’ scettico. Ieri sono tornato a casa molto tardi e per un attimo avrei preferito restare a dormire. Tanto, pensavo sonnecchiando, ci saranno pochissime persone a Bari. Poi, qualcosa mi ha spinto (oltre alla mia ragazza che mi ha svegliato) ad andare a vedere.</p>
<p>Colazione in fretta e dopo dieci minuti e un po’ d’acqua fresca sul viso per aprire definitivamente gli occhi, sono uscito.<br />
Mentre mi avvicinavo al Petruzzelli, una voce intonata scandiva al megafono: “La nostra forza, la nostra libertà, per il Paese e la legalità”. A farle eco erano davvero tante persone. Non so se 10, 5, o 3mila, ma quando hanno ripetuto anche “Siamo tante e siamo qui, Berlusconi via di lì”, oppure “Fuori lo Stato dalle escort”, ho dimenticato di aver dormito poco e di essere stanco.</p>
<p>A un tratto ho visto venirmi incontro un fiume di uomini, donne, bambini, cani con slogan appesi al collo (“neanche io mi merito un presidente cane”). E ho sentito la voglia irrefrenabile di unirmi a loro. Era come se ci conoscessimo da molto tempo. Era come se in fondo sapevamo che prima o poi ci saremmo incontrati lì.<br />
Che aspettiamo, allora, proseguiamo in corteo.</p>
<p>Provo a riprendere qualcosa con la mia telecamerina ma la batteria è scarica. Sarà meglio scattare qualche foto: scarica anche la macchinetta. Del resto, anche le mie batterie sono quasi esaurite. Niente da fare, allora. Poche immagini e tanti ricordi: devo memorizzare tutto.</p>
<p>Proprio mentre mi accorgo di essermi innamorato di una femmina di Golden retriever (quella con lo slogan appeso al collo), una signora mi guarda e dice una cosa che mi lascia per un po’ senza fiato: “Solo il sesso ci ha portato tutti in piazza contro Berlusconi. Neppure quello che ha fatto con la mafia ci aveva fatto scandalizzare così”. Provo a darmi e a darle una spiegazione: Mah. Sa. In effetti. Forse è che la mafia la vediamo come una cosa lontana dalla nostra quotidianità. Mentre il sesso…Oddio. Beh, io continuo a camminare.</p>
<p>Dietro di me una donna agita la carta di identità riprodotta su un cartone grande un metro per un metro: “Segno incomune, non disponibile” c’è scritto sopra. Poi, ad un tratto, il mio idolo diventa un signore con i capelli bianchi, la giacca blu e qualche ruga degna della diceria che gli “uomini più invecchiano e più sono affascinanti”. Su un foglio di carta molto grande, ha stampato la faccia di Berlusconi incoronato come una sfinge egiziana. E sotto ci ha scritto: “Mo’ Sbarak”. Dopo il Golden è lui la mia scelta.</p>
<p>Il corteo vira sorridente in piazza del Ferrarese. Qui veniamo tutti avvolti da un filo rosa sul quale inciampa una giovane fanciulla dalle pregiate calzature: “Hei tu – viene redarguita da una giornalista – non calpestare il filo della speranza con le tue Prada”. Lei accenna un sorriso ma era evidente che avrebbe voluto strozzare la giornalista con lo stesso filo.</p>
<p>Gli slogan continuano a fare da colonna sonora a una domenica che mi lascia col sorriso nel cuore. Lo stesso sorriso stampato sul volto di chi ha sfiorato, anche per caso, il fiume di persone in corteo.</p>
<p>C’è spazio anche per un flash mob: tutti fermi per un minuto col codice a barre in mano. Si simula la svendita di corpi. La stessa contro la quale si protesta.</p>
<p>La sensazione che porto a casa è qualcosa che insegnerò ai miei figli quando ne avrò: potranno pure provare a fare shopping coi corpi delle donne, ma non potranno mai comprare le loro anime, i loro cuori, la loro libertà.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QMiue1v6BEQ" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/QMiue1v6BEQ"></embed></object><br />
</strong></p>
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		<title>Movimento donne Puglia, &#8220;Berlusconi faccia posto a premier donna&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 12:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, faccia posto a una donna premier piuttosto che continuare a trattarci come merce di scambio&#8221;: parte da questo presupposto la manifestazione &#8216;Se non ora quando?&#8217;, in programma anche a Bari, come nel resto di Italia, domenica 13 febbraio, a partire dalle 10.30, da piazza Prefettura.<span id="more-2035"></span></p>
<p>A spiegare le ragioni dell&#8217;iniziativa, oggi a Bari, e&#8217; stato il Comitato promotore. &#8221;Le donne sono stufe di essere rappresentate come chi &#8211; hanno spiegato &#8211; per fare carriera vende il proprio corpo al miglior offerente; sono stanche di questa classe politica che non le rappresenta piu&#8217;; le donne non ne possono piu&#8217; di essere messe ai margini della vita pubblica. Ed e&#8217; per questo che e&#8217; arrivato il momento che Berlusconi se ne vada a casa e, perche&#8217; no, faccia posto a un premier donna&#8221;.</p>
<p>Sono molte le presenze previste alla manifestazione alla quale hanno aderito piu&#8217; di 30 fra associaizoni, partiti politici e sindacati. &#8221;Secondo le adesioni e le iscrizioni su facebook &#8211; spiega Giusi Giannelli, del centro documentazione e cultura delle donne &#8211; ci aspettiamo di essere almeno 3mila. Da molti paesi vicini stanno organizzando dei pulmann per venire domenica a Bari. E chi e&#8217; piu&#8217; lontano, per sesempio a Molfetta o Trani, sta organizzando la stessa manifestazione nella propria citta&#8221;&#8217;.</p>
<p>&#8216;Se non ora quando?&#8217; non sara&#8217; soltanto un corteo al quale parteciperanno anche molti uomini. La manifestazione prevede anche dibattiti, testimonianze dirette, un approfondimento sulle donne in Egitto e una riflessioni sulla attuale condizione delle donne secondo la modalita&#8217; dei &#8216;microfoni aperti&#8217;: chiunque puo&#8217; intervenire e dire la sua. Inoltre, nel bel mezzo del corteo i manifestanti hanno programamto un &#8216;flash mob&#8217;: staranno immobili come manichini per un minuto, tenendo in mano un cartellino con il prezzo del proprio corpo.<br />
Per Teresa Zaccaria, resopnsabile del Forum donne del Pd in Puglia, &#8221;non e&#8217; possibile che in un momento di tale crisi il capo del governo pensi ad &#8216;altre cose&#8217;. Ogi in Italia c&#8217;e&#8217; il piu&#8217; altro tasso mai registrato di inattivita&#8217; femminile e i fondi per contrastare la violenza alle donne sono stati tagliati. Se le donne fossero piu&#8217; coinvolte nella vita politica e istituzionale, le cose andrebbero molto meglio&#8221;.</p>
<p>&#8221;Non facciamo una manifestazione contro le escort &#8211; ha precisato Magda Terrevoli, della Commissione parti opportunita&#8217; &#8211; noi protestiamo contro questa gestione della cosa pubblica e contro la mancanza di futuro&#8221;. Alessandra Ricupero, della Rete della conoscenza, ha spiegato che &#8221;scendiamo in piazza contro il modello di donna che Berlusconi ha inculcato nella societa&#8217;. Non siamo oggetti di scambio &#8211; ha concluso &#8211; e vogliamo dire no al modo di fare carriera politica imposto da Berlusconi alle donne&#8221;.</p>
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		<title>Bari, Ventura addio. Si apre l&#8217;era Mutti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 21:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà Bortolo Mutti il nuovo allenatore del Bari che stasera ha sciolto il rapporto contrattuale con il tecnico Giampiero Ventura e contestualmente ha ingaggiato il nuovo mister per concludere la stagione.<span id="more-2024"></span> </p>
<p>La decisione è arrivata al termine di una giornata non facile e due incontri per considerare conclusa l&#8217;esperienza pugliese del tecnico ligure (iniziata con il campionato nella massima serie 2009-2010).</p>
<p>&#8220;La società &#8211; è detto nel comunicato di commiato pubblicato dal Bari calcio sul suo sito web &#8211; a conclusione del periodo di intensa collaborazione, ringrazia il tecnico e i suoi collaboratori per il lavoro svolto con grande professionalità e augura loro la prosecuzione di una carriera ricca di soddisfazioni&#8221;.</p>
<p>Il club di Strada Torrebella riparte da Bortolo Mutti, reduce nella passata stagione dalla retrocessione in serie B con l&#8217;Atalanta: guiderà Gillet e compagni a partire dalla prossima gara interna contro il Genoa.</p>
<p>Intanto domani, in mattinata, Giampiero Ventura &#8211; che nella passata stagione era stato definito &#8216;il profeta del calcio-libidine&#8217; &#8211; prenderà congedo dalla piazza sportiva con una conferenza stampa allo stadio San Nicola.</p>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 16:07:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nicole Minetti inizia la settimana interrogata dai pm. Anche se per il <em>Corriere</em> sono state tre ore e per <em>Repubblica</em> due, comunque non saranno state belle ore. Bei momenti invece per Simeone Di Cagno Abbrescia, ex sindaco di Bari, beccato da <em>Oggi</em> mentre guardava siti per accompagnatrici durante il dibattito per la sfiducia a Bondi.<span id="more-1953"></span> &#8220;In certi momenti bisogna stare in aula anche se il dibattito non è avvincente &#8211; ha detto il politico &#8211; di solito uso l&#8217;iPad per informarmi, leggere le agenzie. Ma può capitare di soffermarsi su una di quelle immagini diciamo porno che ogni tanto compaiono&#8221;. Una bella figura diciamo da cioccolatai. C&#8217;è chi nel Pdl ha guai più grossi però: tra i bonifici di Berlusconi spuntano anche quelli in favore della mamma di Noemi, la minorenne di Casoria da cui tutto ebbe inizio.<br />
In Egitto due milioni di persone si riversano sulle strade per spingere il rais a dimettersi. Mubarak non lascia ma cede: non mi ricandido. Il giorno dopo però siamo sull&#8217;orlo della guerra civile. Nel Belpaese il premier concorda con Napolitano: basta scontri, e in tema economico promette: no tasse, sì a una bella scossa. Che sarà illustrata alla stampa da Giovannona di Amadeus. Per qualcuno scossa, per qualcun altro scoppia. Una bomba carta esplode sotto casa di Vincenzo Matarrese, presidente del Bari. Fumo e cenere anche in campo giovedì sera dove i galletti perdono 0-3 con l&#8217;Inter e Rossi &#8220;perde la faccia&#8221; dopo il pugno di Chivu. In Regione mentre il piano di rientro viene approvato qualcuno esce. Fiore annuncia: mi dimetto, e Vendola promette: lo fermerò. La Camera rispedisce ai pm gli atti sul caso Ruby ma non sono le uniche carte a essere rispedite al mittente. Il federalismo, stoppato dalla parità in commissione, viene approvato per decreto. Per Napolitano però è irricevibile. Salvo invece il rapporto tra Bossi e Pdl, nessuna rottura. Per loro.</p>
<p><strong>Alessandra Erriquez</strong></p>
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		<title>Mafia, Bari intitola strada a giudice Scopelliti ucciso nel &#8217;91</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 14:26:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Comune di Bari ha intitolato oggi una strada al magistrato calabrese Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991, nel suo paese natale nel reggino. A ucciderlo fu la &#8216;ndrangheta dopo che Scopelliti rifiutò 5 miliardi per &#8216;aggiustare&#8217; il primo maxiprocesso alla &#8216;cupola&#8217; di Cosa nostra, nel quale sosteneva l&#8217;accusa in Cassazione. Per l&#8217;omicidio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comune di Bari ha intitolato oggi una strada al magistrato calabrese Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991, nel suo paese natale nel reggino. A ucciderlo fu la &#8216;ndrangheta dopo che Scopelliti rifiutò 5 miliardi per &#8216;aggiustare&#8217; il primo maxiprocesso alla &#8216;cupola&#8217; di Cosa nostra, nel quale sosteneva l&#8217;accusa in Cassazione. Per l&#8217;omicidio erano a giudizio, alla fine degli anni  Novanta, i capi della mafia siciliana ritenuti mandanti dell&#8217;uccisione:  sono stati tutti assolti in Cassazione dopo un&#8217;iniziale condanna  all&#8217;ergastolo. <span id="more-1902"></span></p>
<p>Alla cerimonia di intitolazione della starda antistante il tribunale per i minorenni del capoluogo pugliese, hanno partecipato il sindaco di Bari, Michele Emiliano, Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato ucciso, il presidente nazionale del movimento &#8216;Ammazzateci tutti&#8217;, Aldo Pecora, e numerosi alunni delle scuole superiori baresi.</p>
<p>&#8220;Credo sia importante &#8211; ha detto Rosanna Scopelliti &#8211; ripartire da questa strada per avviare un percorso di memoria di quanti hanno dato il sangue per il nostro Paese: quanti passeranno da questa strada, tramite il ricordo di mio padre, potranno ricordare le innumerevoli vittime di tutte le mafie: magistrati, giornalisti, uomini e donne delle forze dell&#8217;ordine che sono i nostri angeli custodi&#8221;. &#8220;La presenza di questi giovani &#8211; ha detto Emiliano &#8211; mi conforta perché spesso gli esempi positivi vengono tralasciati dai media. Con Scopelliti ricordiamo la figura di tutti i servitori dello Stato che in silenzio e con semplicità hanno affrontato problemi grandissimi: queste persone amano il nostro Paese e il Tricolore tutti i giorni&#8221;.</p>
<p>&#8220;Questa famiglia &#8211; ha sottolineato Pecora &#8211; a distanza di 20 anni non ha ancora avuto giustizia, ed è la cosa più grave. E il fatto che siano i parenti a doversi improvvisare testimoni e anche detective, io credo sia una sconfitta per lo Stato&#8221;. Tuttavia &#8211; ha aggiunto &#8211; per contrastare la mafia in Italia si fa tanto: abbiamo dei magistrati che arrivano a fare azioni eroiche, e uomini delle forze dell&#8217;ordine che purtroppo sono costretti, con carenze di mezzi e strumenti, a fare il triplo del lavoro che farebbe un loro collega in Germania o in Francia&#8221;.</p>
<p>Quanto &#8221;alla tutela dei testimoni di giustizia &#8211; ha rilevato Pecora &#8211; cioe&#8217; dei cittadini comuni che denunciano, non sono d&#8217;accordo nel mandarli in lcoalita&#8217; protette, perche&#8217; dovrebbero poter restare nel loro territorio, certamente piu&#8217; protetti, affinche&#8217; la gente li veda e li voglia emulare convincendosi di voler stare dalla aprte della legalita&#8221;&#8217;. &#8221;C&#8217;e&#8217; ancora molto da fare . ha rilevato &#8211; sull&#8217;aggressione patrimoniale: lo Stato &#8211; ha detto &#8211; ancora non riesce ad aggredire i patrimoni preventivamente. Ma sarebbe bene che lo Stato riesca, non dopo sentenze passata in giudicato, a sequestrarti prima i beni al presunto mafioso, che poi dovra&#8217; spiegare come ha fatto ad accumulare simili patrimoni&#8221;. &#8221;Le organizzazioni mafiose &#8211; ha concluso &#8211; sono organizzazioni economiche: la piu&#8217; potente del mondo dicono sia la &#8216;ndrangheta che ha un capitale stimato intorno ai 100 miliardi&#8221;.</p>
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		<title>Una bomba esplode davanti a casa del presidente del Bari</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 18:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ordigno è stato fatto esplodere la scorsa notte davanti all&#8217;abitazione di Vincenzo Matarrese, presidente del Bari calcio. Lo ha reso noto lo stesso Matarrese che ha denunciato di essere stato contestato verso l&#8217;una di notte da un gruppo di tifosi.</p>
<p><span id="more-1895"></span> &#8220;La scorsa notte verso l&#8217;una e mezza &#8211; ha raccontato Matarrese &#8211; un gruppetto di ubriachi è venuto sotto casa mia urlando contro di me e facendo scoppiare una bomba carta. E&#8217; un atto ignobile, non meritiamo tutto questo&#8221;.</p>
<p>La famiglia Matarrese non ha presentato denuncia per l&#8217;episodio della scorsa notte e non intende presentarla. &#8220;Abbiamo sentito un botto molto forte &#8211; ha fatto sapere &#8211; che ci ha svegliati. Non ho elementi per dire di che tipo di ordigno si sia trattato&#8221;.</p>
<p>Matarrese ha poi raccontato: &#8221;Mi sono stancato di vedere mia moglie piangere quando succedono queste cose. E ora sono davvero stufo. Stamattina stavo per mandare al diavolo tutto, poi una telefonata con un amico mi ha fatto ripensare al bene che voglio a questa squadra&#8221;.<br />
La società, ha poi aggiinto il presidente del Bari, ha avuto &#8220;un&#8217;offerta importante per Huseklepp da una squadra russa, disposta a pagarci molto di più di quanto l&#8217;abbiamo pagato&#8221;. &#8220;Ma per me &#8211; ha precisato &#8211; prevale la passione e il mio orgoglio sugli interessi. Noi rimaniamo quindi qui, compatti per rinforzare la squadra. Se qualcosa non ha funzionato fino ad ora, non significa che non funzionerà fino alla fine del campionato&#8221;. <!--more--></p>
<p>Matarrese, apparso molto amareggiato oggi al San Nicola alla presentazione dei nuovi acquisti Codrea e Kopunek, ha rivolto poi l&#8217;ennesimo appello alle forze economiche baresi: &#8220;Abbiamo problemi economici e questo è risaputo. Ci siamo abbassati a chiamare molte famiglie importanti baresi per invitarli ad aiutarci&#8221;. &#8220;Ma qui non si muove nessuno &#8211; ha aggiunto &#8211; mentre a Bologna sono riusciti a risolvere la situazione&#8221;. &#8220;Il mio messaggio è questo &#8211; ha detto &#8211; se c&#8217;é qualcuno che vuole bene alla città e al Bari, che si faccia avanti&#8221;. &#8220;Una cosa è certa &#8211; ha concluso &#8211; dedicherò ancora più tempo alla squadra. Abbiate fiducia in me&#8221;.</p>
<p>Il sindaco di Bari Michele Emiliano, dal canto suo, esprime una condanna &#8220;senza esitazione per alle intimidazioni e gli atti di vera e propria violenza che sono stati perpetrati nei confronti della famiglia e dell&#8217;abitazione privata del presidente del Bari Calcio, Vincenzo Matarrese&#8221;. &#8220;Tali episodi &#8211; afferma Emiliano in una nota &#8211; non hanno niente a che vedere con la passione sportiva e con l&#8217;amore per la As Bari&#8221;.</p>
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		<title>Magistrati denunciano: &#8220;A Bari lo Stato non si vede&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 16:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Qui a Bari lo Stato non si vede&#8221;. E&#8217; il grido d&#8217;allarme dell&#8217;Associazione nazionale magistrati del distretto barese, lanciato nell&#8217;aula magna della Corte d&#8217;appello, oggi durante l&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario. Il riferimento è all&#8217;inaccettabile situazione dell&#8217;edilizia giudiziaria, da tempo denunciata dall&#8217;Anm. <span id="more-1810"></span></p>
<p>&#8220;Il Tribunale è la casa di tutti i i cittadini &#8211; ha ricordato il presidente della giunta distrettuale dell&#8217;Anm di Bari, Marco Guida &#8211; dove si amministra in nome del popolo italiano la giustizia, dove lo Stato deve essere recepito nella sua massima intensità, perché è il luogo dove si ripristina la legalità, dove si compongono i conflitti, si sanano le regole violate, dove si tutela il principio della libera convivenza fondata sul rispetto delle norme. Il tribunale è il luogo dove i cittadini vedono lo Stato. Ma qui a Bari lo Stato non si vede&#8221;.</p>
<p>Guida ha aggiunto che i magistrati vogliono soltanto &#8220;tutelare da un lato la dignità dello Stato e dall&#8217;altro la dignità dei lavoratori. Qual è la dignità dello Stato &#8211; si è chiesto però Guida &#8211; quando le udienze penali al Tribunale per minorenni vengono celebrate praticamente per strada, in un locale che si affaccia sulla pubblica via e dove il lunedì le voci dei giudici e degli avvocati si confondono con quella del bancarellaio del mercato?&#8221;. E ancora: &#8220;Qual è la dignità dello Stato quando le udienze penali del Tribunale distrettuale (via Nazariantz, ndr) vengono celebrate in aule piccole ed anguste, senza le gabbie per i detenuti, con un riscaldamento che va a singhiozzo, con il pericolo di calcinacci che cadono dentro e fuori, impianti idraulici fatiscenti, crepe che aprono vedute all&#8217;esterno, infiltrazioni di acqua?&#8221;.</p>
<p>&#8220;Vorremmo &#8211; ha concluso il presidente dell&#8217;Anm di Bari &#8211; prima di tutto come funzionari dello Stato e poi come lavoratori, ricevere una risposta chiara, in tempi certi: troppe volte negli ultimi anni ci sono state fatte promesse, anzi, prospettate granitiche certezze, ipotizzando ora progetti faraonici ora soluzioni minimaliste&#8221;. Di &#8220;diffusa precarietà delle strutture giudiziarie&#8221; ha parlato anche il presidente della Corte d&#8217;Appello di Bari, Vito Marino Caferra, nella sua relazione, sottolineando la &#8220;situazione di impasse&#8221; e la mancanza di &#8220;necessarie e responsabili iniziative di ordine politico-amministrativo, che diano l&#8217;avvio ad una soluzione ragionevole del problema&#8221;.</p>
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		<title>Università, gli studenti “riformano” la Gelmini</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 17:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltre 40 decreti attuativi, tra deleghe, atti ministeriali e decreti legislativi, per rendere operativi i 29 articoli al centro del dibattito nell’autunno caldo studentesco.  La discussione sullo Statuto degli atenei, in cui le diverse realtà territoriali proveranno a contrapporre un’idea di università costruita dal basso alle spinte accentratrici e livellanti della Riforma. Le criticità rilevate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre 40 decreti attuativi, tra deleghe, atti ministeriali e decreti legislativi, per rendere operativi i 29 articoli al centro del dibattito nell’autunno caldo studentesco.  La discussione sullo Statuto degli atenei, in cui le diverse realtà territoriali proveranno a contrapporre un’idea di università costruita dal basso alle spinte accentratrici e livellanti della Riforma.<span id="more-1756"></span> Le criticità rilevate dal Presidente Napolitano su professori aggregati, lettori, borse di studio e contratti per esperti.<br />
E poi &#8216;reclutamento, valutazione e adeguamento degli statuti&#8217;, ovvero le priorità di Mariastella Gelmini, che nei prossimi sei mesi, probabilmente già in sede di conversione del decreto milleproroghe,  partirà dalla definizione delle  nuove modalità concorsuali per trasformare le università pubbliche italiane.<br />
Non senza che i protagonisti del movimento anti-Gelmini provino a porre un argine ai danni paventati, nel tentativo di sfruttare &#8216;dall’interno&#8217; quei pochi margini di manovra che si aprono o di sperimentare nuove forme di protesta.<br />
L’approvazione della Riforma, ormai Legge 240/2010, non è bastata, infatti, a spegnere le proteste e disperdere i movimenti che tanto in questi mesi l’hanno combattuta e, sebbene tutti ammettano che la sconfitta politica c’è stata, ora urge capire come riorganizzare la battaglia.<br />
Nessuno osa ancora fare previsioni, né tantomeno bilanci, su cosa succederà entro il 2011 nei singoli atenei: l’obiettivo pare da più parti intervenire in quel complesso iter burocratico (per ostacolarlo nel suo disegno originale, s’intende) che rappresenterà la vera costruzione passo dopo passo della Riforma.<br />
Lo scenario è certamente cambiato, pur se ancora nebuloso, e lo hanno ben capito i ricercatori del CRUNIBA, che mercoledì scorso in assemblea hanno definito le prossime mosse per spostare la mobilitazione dal piano nazionale a quello locale, focalizzando l’attenzione sul problema della rappresentanza (negli organi centrali così come nei singoli dipartimenti), sulla tutela dell’autonomia della ricerca, sull’attribuzione delle risorse e sulla retribuzione per le attività didattiche svolte.<br />
L’Assemblea ha, inoltre, deciso che &#8216;i ricercatori di Bari sono invitati a valutare in apposite assemblee di facoltà se riprendere l’attività didattica in alcuni corsi di laurea, purché qualificanti e particolarmente rilevanti per la ricerca e per la funzione dell’Università statale&#8217; (il testo integrale della mozione è disponibile <a href="http://www.lalternativa.it/universita-la-mozione-dei-ricercatori-baresi/" target="_self">qui</a>…).<br />
I ricercatori di Bari, dunque, cambiano strategia, revocano parzialmente l’indisponibilità a farsi carico della didattica e lanciano la proposta di elaborare un’idea di università diversa, pubblica, indipendente e d’eccellenza, all’interno del confronto con le altre componenti di Uniba per la scrittura dello Statuto d’Ateneo.<br />
L’Alternativa ha raccolto le voci critiche e le proposte di altri protagonisti del dibattito sul futuro dell’Università di Bari ad un mese di distanza dal via libera al Senato della Riforma.</p>
<p><strong>Rettore Corrado Petrocelli</strong><br />
<a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/rettore_bari1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1776" style="margin: 6px 11px;" title="rettore_bari" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/rettore_bari1.jpg" alt="" width="157" height="236" /></a>&#8220;In attesa di più di 40 decreti attuativi, c’è ancora tempo per le proposte. Sarà la discussione tra tutte le componenti dell’Università di Bari ad elaborare la nostra idea di Università, e non voglio anticipare questo confronto. La Statuto d’ateneo andava comunque rinnovato e contiamo di farlo nei prossimi nove mesi: in questo senso spero che il governo corregga la linea centralista fin’ora mantenuta e rispetti l’autonomia e le scelte dei singoli  atenei.<br />
Sottoscrivo i rilievi del Presidente Napolitano (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-30/napolitano-promulga-riforma-gelmini-172414.shtml?uuid=AYXx3kvC&amp;fromSearch" target="_blank">http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-30/napolitano-promulga-riforma-gelmini-172414.shtml?uuid=AYXx3kvC&amp;fromSearch</a>), come quello sui cosiddetti &#8216;esperti esterni&#8217;, in quanto le competenze non si valutano dal reddito, ma dalle capacità professionali. Per quanto riguarda i lettori, già vivono da anni in una sorta di &#8216;limbo&#8217; relativo all’inquadramento giuridico della loro figura: a mio avviso bisognerà fare in modo che ci siano in ogni ateneo dei veri e propri centri linguistici specializzati, pronti ad accogliere studenti da tutto il mondo, piuttosto che mantenere gli esperti di lingua in maniera frammentata, distribuiti tra i singoli dipartimenti.<br />
Alcuni cambiamenti che toccano l’Università degli Studi di Bari sono di carattere nazionale, come i concorsi, per cui è prevista la presenza di una commissione nazionale ed una lista di idonei. Altri sono già in atto nella nostra università: si pensi al Codice Etico, che si affianca alla Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti, ed alla razionalizzazione dei corsi di laurea, già avviata a Bari non solo per esigenze di bilancio, ma per migliorare qualità ed efficienza (non a caso non abbiamo fatto solo tagli, sono addirittura nati nuovi corsi).<br />
La distribuzione di compiti e competenze diverse tra i dipartimenti, come la didattica o la chiamata per i docenti, non è di per sé un fatto negativo, ma bisognerà fare in modo di conservare nel complesso il coordinamento dell’offerta formativa.<br />
L’Università di Bari è, inoltre, una tra le 5 università (su 88) in cui il mandato del Rettore è già limitato a tre anni (ragionamento giusto, ma che io estenderei anche ad altre categorie, come i Parlamentari!): il Rettore, però, dovrebbe continuare ad essere eletto da tutto il mondo universitario, senza escludere personale tecnico, rappresentanti degli studenti e ricercatori.<br />
Per quanto riguarda la governance degli atenei, nei Consigli di Amministrazione entreranno 3 o più membri esterni di &#8216;qualificate competenze ed esperienze&#8217;, ed è su questa definizione che bisognerà giocarsi la partita: deve trionfare l’idea di una ricerca libera e autonoma, pur mantenendo legami costruttivi con il territorio.<br />
Tasto dolente sono le questioni economiche: quella di Bari non è una situazione che può risolversi, anzi i tagli renderanno il buco di bilancio un problema insostenibile. Condivisibile l’idea di valutare gli atenei, ma i criteri devono essere equi e va tenuto conto che le università sono diverse per ragioni storiche, dimensioni, caratteristiche, perché è diverso il territorio con cui si confrontano, con un differente tessuto infrastrutturale, bancario e industriale, con una maggiore o minore capacità di assorbire il capitale umano che l’università forma. Bari non è Trento, quindi la nostra valutazione non va fatta in relazione alle casse di Trento, ma sulla base di come stiamo noi, per esempio, rispetto a 4 anni fa: se abbiamo fatto progressi, allora non è giusto che ci venga tagliato l’FFO.<br />
Meritiamo o no che si tenga conto del fatto che stiamo inaugurando il cantiere per un asilo nido per dipendenti all’interno del Campus, che siamo sede del servizio civile e dello sportello per il volontariato, che abbiamo aderito alla Banca del Tempo?&#8221;<br />
<strong><br />
Studente &#8211; Leonardo Madio, Link Bari</strong><br />
<a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/leo_madio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1761" style="margin: 6px 11px;" title="leo_madio" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/leo_madio.jpg" alt="" width="157" height="235" /></a>&#8220;Il ddl Gelmini, ora legge, distrugge l’attuale sistema di diritto allo studio. Non solo si delega il Governo ad intervenire con una riforma che non passerà dagli scranni del Parlamento, ma, mentre si introduce il Fondo per il merito, si continuano a tagliare le borse di studio per gli aventi diritto: capaci, meritevoli e con condizioni economiche svantaggiate.<br />
In Puglia tantissimi studenti saranno costretti a decidere sul loro futuro, scegliendo se continuare o meno il percorso di studi, con la copertura delle borse di studio ai minimi storici.<br />
Ora la partita sulla “privatizzazione dell’università” si sposta a livello di Ateneo, con l’adeguamento degli Statuti alle disposizioni contenute nel ddl Gelmini. Stiamo lavorando, a Bari come in altre città in cui Link è presente, su proposte di Statuto giuridicamente coerenti, ma in grado di evitare che le Università vengano snaturate dalla loro funzione formativa con l’ingresso di soggetti privati.&#8221;</p>
<p><strong>Professore associato &#8211; Roberto Gagliano Candela</strong><br />
<a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/roberto-gagliano-candela1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1775" style="margin: 6px 11px;" title="roberto gagliano candela" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/roberto-gagliano-candela1.jpg" alt="" width="157" height="225" /></a>&#8220;Con l’approvazione del ddl Gelmini una parte consistente della docenza universitaria (associati e ricercatori), una parte che sinora ha assicurato la didattica e la ricerca all’interno dell’istituzione, non sarà più rappresentata, non eleggerà più il Rettore (perché ad eleggerlo saranno i soli professori ordinari), non governerà più i dipartimenti perché a farlo saranno chiamati esclusivamente gli ordinari. Inoltre, non farà più parte delle commissioni di concorso per il reclutamento del personale universitario e per la progressione interna di carriera, in quanto delle commissioni faranno parte, ancora una volta, solo professori ordinari.<br />
La legge richiede, poi, che tutti i componenti del Cda siano &#8216;in possesso di comprovata competenza in campo gestionale e di un’esperienza professionale di alto livello&#8217;, senza distinguere fra componenti eletti nell’ambito del corpo docente ed esterni, facendo così mancare il discrimine fra criterio della rappresentanza e criterio della competenza. La formulazione dei requisiti indicati appare, dunque, troppo vaga per impedire l’ingresso nel Cda di esterni caratterizzati per appartenenze o filiazioni che nulla hanno a che fare con soggettive competenze gestionali o esperienze professionali. La previsione di una percentuale elevata di esterni rischia, inoltre, di introdurre elementi di conflittualità con i componenti designati dal corpo docente, con pregiudizio del buon andamento dell’amministrazione universitaria in violazione dell’art. 97 della Costituzione.<br />
Il cofinanziamento privato dei posti di ricercatore a tempo determinato e dei docenti, infine, identificando anche il soggetto, porterà fra una decina d’anni ad una università controllata da enti politici e privati. Addio autonomia dell’Università, possiamo ben dirlo!<br />
E in tutto ciò la copertura finanziaria dov’è? Non si fanno riforme senza soldi!&#8221;</p>
<p><strong>Studente &#8211; Rogero Paci</strong><br />
<a href="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/rogero-paci.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1771" style="margin: 6px 11px;" title="rogero paci" src="http://www.lalternativa.it/wp-content/uploads/2011/01/rogero-paci.jpg" alt="" width="160" height="243" /></a>&#8220;I rilievi del Presidente Napolitano alla Riforma Gelmini riguardano cavilli tecnici, criticità che non vanno a stravolgere l’impianto e gli obiettivi del provvedimento. Non a caso sono stati accolti con il sorriso sulle labbra dal Ministro. D’altronde se davvero si sperava di ottenere qualcosa da Napolitano, è ancora più comprensibile come il limite del movimento studentesco 2010 sia stato, ancora una volta, quello di non avere un disegno chiaro di un altro mondo possibile, alternativo a quello che ha come diretta conseguenza la Riforma Gelmini e tutte le riforme della scuola approvate negli ultimi 15 anni. Dobbiamo essere noi studenti a riprenderci i luoghi del sapere; se aspettiamo che qualcuno dall’alto sia così buono da restituirceli (e bisogna vedere a che prezzo), la nostra battaglia è persa in partenza.&#8221;</p>
<p><strong><br />
Silvia Dipinto</strong></p>
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		<title>Università, la mozione dei ricercatori baresi</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 17:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Assemblea dei ricercatori dell’Università di Bari, 19.1.2011 Mozione finale L’assemblea unanimemente ribadisce la fondatezza delle ragioni che hanno animato la mobilitazione dei ricercatori dal 2009 in poi, a tutela della dignità dei ricercatori e della funzione costituzionale dell’Università statale, della libertà di ricerca e del diritto allo studio. L’assemblea ritiene che questa azione abbia rappresentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Assemblea dei ricercatori dell’Università di Bari, 19.1.2011<br />
Mozione finale<span id="more-1790"></span></p>
<p>L’assemblea unanimemente ribadisce la fondatezza delle ragioni che hanno animato la mobilitazione dei ricercatori dal 2009 in poi, a tutela della dignità dei ricercatori e della funzione costituzionale dell’Università statale, della libertà di ricerca e del diritto allo studio.<br />
L’assemblea ritiene che questa azione abbia rappresentato un segnale di dignità dell’Università e una prima critica reale alla superfetazione della didattica che è in corso da tempo col rischio di soffocare la produzione del sapere critico. Solo mettendosi in gioco fino in fondo si può pensare ad un rilancio del sistema della ricerca e della cultura, alimento essenziale della tenuta democratica del paese e della sua partecipazione a pieno titolo nell’Unione Europea.</p>
<p>L’assemblea prende atto che la mobilitazione dei ricercatori e degli studenti, nonostante le energie dispiegate e le originali forme di protesta adottate, non è riuscita a modificare a sufficienza l’impianto del ddl, oggi legge 240/2010, sull’Università. La legge 240 non ha accolto le richieste del ruolo unico della docenza, né risolve i problemi dello stato giuridico dei ricercatori, del precariato, del diritto allo studio e del funzionamento degli Atenei. Nonostante alcuni impegni verbali assunti da alcune forze parlamentari, il recupero delle risorse finanziarie, lo sblocco del turn-over, il superamento di logiche discrezionali nel reclutamento, l’adozione di criteri trasparenti ed equi nella valutazione, non sono assicurate. Si apre un periodo di grande incertezza sul futuro dell’Università statale, anche in virtù delle crescenti differenze territoriali nell’accesso alle risorse, rispetto alle quali le Università meridionali appaiono particolarmente penalizzate. La sconfitta è innanzitutto politica, ma non riguarda soltanto i ricercatori, quanto l’intero paese e soprattutto i giovani.</p>
<p>Si apre quindi nel 2011 una fase nuova in cui lo scenario riguarda in prima istanza l’applicazione della legge, i suoi decreti attuativi, l’adozione dei nuovi Statuti e la riorganizzazione degli Atenei.</p>
<p>L’assemblea ritiene che l’esaurimento di una fase della mobilitazione imponga una riflessione sugli obiettivi e, in relazione a questi, sulle forme di lotta. Tra gli obiettivi minimi da assicurare si individuano:<br />
1.    la presenza a pieno titolo dei ricercatori, così come di tutte le componenti dell’Ateneo, negli organi accademici;<br />
2.    la presenza di ricercatori nella commissione per la redazione del nuovo statuto e una rappresentanza equilibrata di tutte le componenti dell’Ateneo, preferibilmente selezionata attraverso elezioni dirette dei candidati;<br />
3.    la tutela della ricerca e della autonomia dei ricercatori nel funzionamento dell’Ateneo;<br />
4.    la attribuzione di risorse e una adeguata programmazione per le progressioni di carriera e le chiamate;<br />
5.    la partecipazione paritaria di tutto il corpo docente, dei ricercatori e di una idonea rappresentanza degli assegnisti e dei precari, oltre che degli studenti, nei Dipartimenti in vista delle loro nuove funzioni;<br />
6.    la retribuzione dell’attività didattica ufficiale eventualmente svolta.</p>
<p>L’assemblea si riserva di individuare altri obiettivi anche di carattere generale che saranno determinati in sede nazionale dagli organismi di coordinamento dei ricercatori. L’assemblea auspica una iniziativa apposita per delineare un modello alternativo di Università a cui fare riferimento per il futuro.</p>
<p>In rapporto a questi obiettivi provvisori l’Assemblea ribadisce la correttezza della scelta di chi mantiene la propria indisponibilità alla didattica per tutto l’anno accademico 2010/2011, come presidio della continuità e del valore della agitazione.<br />
Tuttavia, tenendo conto dello stato di crisi dell’Università statale, della specifica situazione dell’Ateneo, della concreta situazione che si viene a determinare a causa del DM 17 e del tentativo di svuotare le università di risorse e competenze, l’Assemblea non è contraria ad una rimodulazione delle forme di protesta limitatamente al secondo semestre dell’anno accademico in corso (2010-2011), riservandosi di riprenderle anche con forme di lotta più incisive qualora non vengano assicurati almeno gli obiettivi minimi sopra individuati. Pertanto, laddove i carichi didattici non siano ancora stati definiti, invita i ricercatori di Bari a valutare in apposite assemblee di facoltà se riprendere l’attività didattica in alcuni corsi di laurea, purché qualificanti e particolarmente rilevanti per la ricerca e per la funzione dell’Università statale, e ad attivarsi affinchè l’eventuale ripresa dei carichi didattici ufficiali nell’anno accademico 2010/2011 sia accompagnata nelle diverse situazioni da alcune condizioni impegnative:</p>
<p>1.    un carico didattico ufficiale per ricercatore che preveda al massimo un solo corso di insegnamento;<br />
2.    una dichiarazione di accompagnamento alla riassunzione dei carichi didattici, nei consigli di facoltà e nei corsi di laurea, in cui i ricercatori colleghino esplicitamente la assunzione del carico didattico dei ricercatori agli obiettivi delineati in questa mozione e alla agitazione sin qui condotta;<br />
3.    la richiesta di trasmissione di queste dichiarazioni (e delle eventuali votazioni in appoggio dei Consigli di facoltà) al Senato accademico;<br />
4.    la richiesta di appoggio concreto agli organi accademici per le istanze dei ricercatori.</p>
<p>L’assemblea richiama tutti i colleghi all’impegno a una verifica collettiva dei risultati e delle eventuali forme di agitazione in rapporto al quadro che si verrà a determinare durante e alla fine del II semestre. Si invitano tutti a vigilare negli organi accademici affinché non si affermino pratiche discriminatorie nei confronti dei ricercatori o a scapito della qualità scientifica e della massima qualità dei corsi di insegnamento.</p>
<p>L&#8217;Assemblea stabilisce che si raccolgano i documenti prodotti sin qui dal CRUniBA e che si crei un comitato editoriale per una pubblicazione apposita sulle ragioni dell’azione sinora svolta dai ricercatori.</p>
<p>Infine, l’assemblea chiede ai membri del coordinamento di proseguire almeno temporaneamente nelle loro funzioni al fine di non disperdere il patrimonio acquisito. Si ritiene opportuno che il CRUniBA avvii un processo di riorganizzazione del movimento dei ricercatori in ottemperanza alle richieste di una maggiore coesione tra tutte le forze dell’Ateneo disposte a dimostrare fattivamente il loro impegno per il rilancio dell’Università statale e auspica la creazione di una Associazione apposita. Tra le funzioni da svolgere l’Assemblea individua sia compiti politico-culturali generali sia altri più strettamente sindacali quale il coordinamento di azioni legali da avviare contro i tagli agli scatti di anzianità e contro i provvedimenti che discriminano i ricercatori.</p>
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		<title>Checco Zalone al Petruzzelli, “Scappo in Svizzera con Mina”</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 16:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Questa è la mia ultima apparizione in pubblico, voglio fuggire in Svizzera come Mina e ci vedremo forse tra tre anni&#8221;: Checco Zalone ha aperto così, ieri sera al Petruzzelli di Bari, la &#8216;lezione di cinema&#8217; che ha tenuto nell&#8217;ambito del &#8216;Bif&amp;st&#8217;. Con lui sul palco c&#8217;erano anche il pugliese Gennaro Nunziante, il regista di &#8216;Che bella giornata&#8217;, e il produttore della Tao Due, Pietro Valsecchi. A consegnare loro il premio speciale &#8216;Numero 1&#8242;, ci ha pensato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, una delle imitazioni preferite e meglio riuscite di Checco. <span id="more-1731"></span></p>
<p>&#8220;Abbiano accettato questo incontro &#8211; ha detto Checco &#8211; a patto che non lo chiamiamo &#8216;lezione&#8217; perché di cinema non ne capiamo niente, altrimenti non avremmo incassato tanto&#8221;. &#8220;Abbiamo deciso di ritiraci in Svizzera &#8211; ha poi spiegato &#8211; perché siamo vittime di un bersaglio mediatico esagerato, nocivo, il confine tra la simpatia del pubblico e l&#8217;inflazione dell&#8217;immagine è labile&#8221;. &#8220;Sto vivendo una condizione umana difficile &#8211; ha aggiunto Zalone &#8211; come se fossi un opinion leader: ragazzi, è bruttissimo essere famosi&#8221;.</p>
<p>Valsecchi ha invece ricordato che è stato il figlio adolescente a fargli conoscere Zalone in televisione, e poi ha parlato di un incontro a Cortina d&#8217;Ampezzo con i due pugliesi. Checco e Nunziante hanno poi detto che il successo non ha cambiato la loro vita: &#8220;Una buona strategia è stata quella di restare in Puglia, lo star system è differente dalla vita che viviamo qui. Non vogliamo far parte di queste fiere&#8221; e, ha aggiunto Zalone, &#8221;io a Roma preferisco Capurso&#8221;.</p>
<p>Infine, parlando di &#8216;Che bella giornata&#8217;, hanno detto di non aver &#8221;fatto un&#8217;operazione culturale: un film funziona solo se non ci si propone d&#8217;insegnare qualcosa, funziona solo scrivere una commedia e dire divertiamoci&#8221;.&#8221;Il film Che bella giornata non vuole essere rassicurante &#8211; hanno concluso &#8211; anche se ti fa passare per plausibili una serie di cose, non vogliamo smuovere le coscienze, l&#8217;unica pretesa è far ridere per un&#8217;ora e mezza, siamo giullari non spetta a noi cambiare l&#8217;Italia&#8221;.</p>
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		<title>“Il Comune di Bari ha deciso di uccidere l’esperienza Ferrhotel”</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 16:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo: &#8220;Tra poco meno di un anno partiranno le ristrutturazioni dell&#8217;immobile, che si trasformerà in un &#8220;centro polifunzionale&#8221;. Ciò che viene spacciato per un atto sensato e giusto, volto a &#8220;far uscire i migranti da uno stato di marginalità&#8221;, è solo un modo bieco di normalizzare la stupenda esperienza di autorganizzazione che è il Ferrhotel, togliendo a 50 rifugiati Somali ciò che hanno dovuto prendersi a fronte delle evidenti mancanze delle istituzioni locali: una casa&#8221;. <span id="more-1696"></span></p>
<p>&#8220;Il progetto del comune di Bari prevede invece “32 posti per un servizio di residenzialità temporanea”, ovvero un dormitorio. Una casa è un luogo tuo. Un luogo dal quale si può uscire ed entrare quando si vuole. Un luogo che regala quella serenità essenziale per progettare la propria vita. Un luogo che si può condividere con chi si ama. Un dormitorio è invece un luogo gestito da altri, nel quale si può permanere solo nelle ore notturne, e per un massimo di due mesi. Il Comune non chiarisce dove finiranno i rifugiati Somali quando partiranno i lavori di ristrutturazione (temiamo di nuovo per strada), né se si procederà ad uno sgombero coatto (violento) degli attuali occupanti&#8221;. Vedi articolo <a title="Ferrhotel, a Bari l'accoglienza intermittente" href="http://www.lalternativa.it/ferrhotel-a-bari-l%E2%80%99accoglienza-intermittente/" target="_blank">http://www.lalternativa.it/ferrhotel-a-bari-l%E2%80%99accoglienza-intermittente/</a></p>
<p>&#8220;Pensiamo che i servizi di &#8216;informazione e orientamento, intrattenimento ricreativo-culturale, formazione e riqualificazione professionale&#8217; che sempre il progetto prevede, verrano ubicati nel Ferrhotel possano essere tranquillamente fatti partire altrove. Magari in una delle 40 strutture comunali inutilizzate da anni&#8221;.</p>
<p>&#8220;In ultima istanza, siamo curiosi di sapere chi gestirà (o forse è meglio dire &#8216;chi prenderà in appalto&#8217;) il dormitorio ed i suddetti fantastici servizi. Immaginiamo verranno &#8216;affidati&#8217; al solito terzo settore che si scopre interessato ai problemi dei migranti solo quando c’è da lucrare attraverso progetti con gli enti locali o la Regione. Perché, purtroppo, per molti l’immigrazione è un vero e proprio business&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non per noi però, che crediamo nell’autorganizzazione dei soggetti oppressi e ci opponiamo a questa idea di &#8216;razzismo democratico&#8217;, che identifica il migrante come un soggetto degno di far parte della società solo se si lascia gestire dagli autoctoni e se non avanza pretese di autonomia&#8221;.</p>
<p><strong>Collettivo di supporto Socrate occupato &#8211; Ferrhotel occupato &#8211; Mercato occupato &#8211; via Beltrani occupata</strong></p>
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		<title>Ferrhotel, a Bari l’accoglienza intermittente</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 18:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Problema: un amministratore deve trovare posto per dormire, lavarsi e mangiare ogni settimana ad alcune centinaia di persone, che vengono mandate via dalla struttura in cui sono ospitate. Ha pochi soldi a disposizione, ma qualche palazzo inutilizzato. Soluzione dell’amministratore: individuare un posto dove attualmente risiedono una quarantina di persone, sfrattarle e ospitarne 32 a rotazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Problema: un amministratore deve trovare posto per dormire, lavarsi e mangiare ogni settimana ad alcune centinaia di persone, che vengono mandate via dalla struttura in cui sono ospitate. Ha pochi soldi a disposizione, ma qualche palazzo inutilizzato. Soluzione dell’amministratore: individuare un posto dove attualmente risiedono una quarantina di persone, sfrattarle e ospitarne 32 a rotazione.<span id="more-1622"></span></p>
<p>Se anche voi pensate che la soluzione al problema sia inefficace, siete d’accordo con diversi movimenti antirazzisti e associazioni baresi al fianco dei migranti, che hanno manifestato perplessità all’indomani dell’accordo che farà dell’ex Ferrhotel, la struttura al fianco della stazione occupata da oltre un anno da una comunità di somali rifugiati politici, un centro polifunzionale.</p>
<p>Sia ben inteso, il fine è nobile: il Comune investirà 33 mila euro per la ristrutturazione dello stabile acquisito da poco da Grandi Stazioni, mentre oltre 2 milioni arriveranno da finanziamenti europei per il Pon sicurezza, per “offrire una serie di servizi diretti a favorire l’integrazione sociale e l’inserimento lavorativo degli immigrati”. Oltre al servizio di accoglienza per migranti in difficoltà regolarmente soggiornanti sul territorio, ci saranno infatti servizi di informazione e orientamento, intrattenimento ricreativo-culturale, formazione e riqualificazione professionale.</p>
<p>A lasciare dubbiosi però è l’efficacia del provvedimento, strombazzato come la medicina utile per affrontare un’emergenza che le numerose occupazioni dell’ultimo anno a Bari hanno evidenziato in maniera eclatante: ottimo lavoro per 32 persone, ma che ne sarà di centinaia di immigrati dimessi settimanalmente dal C.a.r.a. (il centro accoglienza richiedenti asilo) di Palese, dei quaranta della comunità somala che hanno vissuto senza elettricità per mesi, degli innumerevoli senza fissa dimora e delle persone accolte nella tendopoli nei pressi della Fiera del Levante che rischia di chiudere per mancanza di fondi a marzo (allarme lanciato dall’assessore al Welfare Abbaticchio)?</p>
<p><strong>Fulvio Di Giuseppe </strong></p>
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		<title>Mercato Occupato, al ‘Bando’ la solidarietà</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 11:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbero 42 gli immobili abbandonati di proprietà del Comune di Bari secondo una recente stima dell’Unione Inquilini, che sceglie di aprire il suo sportello territoriale in quello che è da mesi il più discusso spazio comunale sottratto all’incuria e al degrado dal 31 maggio scorso, l’ex Mercato coperto di Poggiofranco.<span id="more-1617"></span> La città di Bari ha visto in un anno susseguirsi ben 4 occupazioni, che hanno riaperto (o forse aperto) la vertenza sugli spazi, siano essi un tetto sotto cui dormire o un luogo in cui accogliere chi ne ha diritto, piuttosto che un contenitore di cultura, politica e socialità. Il Sindaco Emiliano, che pure aveva già mal digerito l’occupazione da parte di rifugiati eritrei e somali dell’Ex- Socrate e del Ferrhotel (sebbene consapevole che la seconda accoglienza sia di competenza comunale), considera da subito la vicenda del Mercato di via Carrante come una sfida lanciata da un gruppo di “figli di papà che giocano a fare i comunisti” nei confronti del Primo Cittadino sempre in guardia contro le illegalità.</p>
<p>Niente luce né acqua per il Mercato Occupato in tutti questi mesi, ma la strategia “stillicidio” (o sfiancamento) non funziona. E allora con la seduta del 23 dicembre scorso la Giunta Comunale scommette sulla partita e rilancia: a breve sarà pubblicato il bando per concedere “immobili, terreni e fabbricati di proprietà comunale a privati, cooperative ed associazioni per finalità sociali e assistenziali”. Con una sorpresa inaspettata. Insieme al Mercato di Via Carrante, la gara deciderà le sorti di altri luoghi simbolo della città di Bari, che tante energie volontarie hanno mobilitato nel tentativo di immaginare e progettare per gli stessi un destino diverso dall’abbandono o dalla trasformazione in megaparcheggi: impossibile non notare nell’elenco la Caserma Rossani.</p>
<p>L’orientamento della Giunta risulta già chiaro dall’ “Avviso pubblico, estratto ed elenco” approvati in seduta: otto immobili e sei terreni (in primis, appunto, Caserma Rossani, Mercati coperti di via Cagnazzi e via Carrante, ex Centrale del Latte in viale Orazio Flacco), cui potranno aggiungersi altri siti segnalati dai cittadini, concessi per un numero di anni non superiore a 19, dopo i quali “i beni rientreranno nella piena disponibilità del Comune, senza che nulla sia dovuto al concessionario o al locatario”. Gli immobili saranno assegnati a chi effettuerà “interventi di restauro di maggior pregio” nel minor tempo possibile, secondo progetti “vagliati da una apposita commissione comunale, che li approverà a proprio insindacabile giudizio”.</p>
<p>Il contratto con l’amministrazione comunale prevederà un’apposita clausola per cui, qualora la stessa abbia la necessità di tornare in possesso del bene, “l’immobile o il terreno verrà prontamente rilasciato senza riconoscimento alcuno delle opere effettuate dal soggetto assegnatario”. Oltre alla portata dell’investimento finanziario, dei concorrenti si valuteranno “storia e struttura organizzativa, coerenza con le attività per le quali viene chiesto l’affidamento dell’immobile, funzione riconosciuta, nel tempo e nella città, come rilevante per fini pubblici o per l’interesse collettivo dalle vigenti leggi, dallo Statuto Comunale o dai Regolamenti”.</p>
<p>Il bando prevederà, inoltre, canoni agevolati per le associazioni no profit, o da “scalare” dalle spese di ristrutturazione sostenute.  Sono esclusi dalla gara tutti quei “soggetti che siano incorsi in reati contro il patrimonio pubblico o occupazioni abusive”. E su quest’ultimo punto l’Assessore al Patrimonio del Comune di Bari, Gennaro Palmiotti, parla chiaro: “i ragazzi che occupano il Mercato dovranno uscire dallo stabile e costituirsi in associazione, per poi concorrere per un box con le altre associazioni”. Una divisione in lotti, dunque, per cui gli occupanti potranno ottenere solo “la giusta metratura”. “Se così non faranno”, avverte l’Assessore, “la Giunta procederà di conseguenza”.</p>
<p>Un invito a “rientrare nella legalità” che non ha particolare appeal: difficile per le associazioni farsi carico delle spese di ristrutturazione e dei costi di manutenzione per strutture così grandi e non certo in buone condizioni. E come fare a competere con i privati, nella logica del maggior investimento nel minor tempo possibile? “I privati non parteciperanno, a fronte di canoni così esosi”, replica Palmiotti, “immagino piuttosto che questi luoghi vengano popolati da cooperative che riscoprano antichi mestieri, come i cartapestai, o che valorizzino la cucina barese”.</p>
<p>La ex-Centrale del Latte, invece, stando alle anticipazioni dell’Assessore, andrà ceduta all’Università di Bari, in cambio di una parte della ex-Manifattura Tabacchi; ma è sulla Caserma Rossani che si concentrano gli interessi maggiori. “Sulla Rossani è un altro discorso”, non nasconde l’Assessore, “lì ci aspettiamo progetti grossi”.</p>
<p>Tante le perplessità e le richieste di correttivi da apporre allo schema di bando da parte di associazioni e comitati, che, però, intanto mantengono bocche cucite e occhi vigili, in attesa di valutarne il testo definitivo.</p>
<p><strong>Silvia Dipinto</strong></p>
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		<title>Bari, voci da via Beltrani: “Se il diritto alla casa si trasforma in crimine”</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 18:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Più di un mese fa sulla città di Bari cadeva la neve. E mentre giornali e tv si occupavano delle aspettative dei commercianti sullo shopping natalizio, per strada alcune persone soffrivano in silenzio. Confondendosi tra chi, facendo la spola da un negozio all&#8217;altro per comprare i regali, fingeva di non accorgersi di loro. Il freddo, però, era sempre più insistente.<span id="more-1532"></span> Da alcuni giorni, ormai, neppure i cappotti e i maglioni più costosi riuscivano a scaldare. Shopping di corsa e poi a casa. Al caldo. Davanti alla tv con un bicchiere di latte bollente o un buon vino rosso. Nessuno pensa a chi una casa non ce l&#8217;ha. Nessuno immagina che l&#8217;espressione &#8216;morire di freddo&#8217; possa avere un drammatico riscontro con la realtà. Ma loro, quelli che vivono per strada nell&#8217;indifferenza di tutti, sanno bene cosa vuol dire. Così, quando sulla città cade ancora la neve, decidono di occupare una palazzina abbandonata, in via Beltrani 1. Sono persone senza tetto, emigranti ai quali è stato riconosciuto il diritto di asilo ma che non hanno alcun aiuto dalle istituzioni. Ci sono anche giovani ex-precari che hanno perso il posto di lavoro. Tutti, decidono di stare in via Beltrani. Ma ora hanno paura: il Comune di Bari, scoprono leggendo i quotidiani locali, vuole mandarli via con la forza. Ci hanno scritto una lettera per dire quello che pensano. Leggiamola insieme.</p>
<p>La crisi economica ha colpito pesantemente chi vive in affitto, specialmente le famiglie con figli, gli anziani soli e i giovani studenti fuori sede. La perdita del posto di lavoro ha comportato per molti la conseguente perdita di una casa. I dati diffusi dal Ministero dell&#8217;interno affermano che già nel 2009 gli sfratti emessi sono aumentati del 18% rispetto all&#8217;anno precedente, dei quali l&#8217;84% riguardano provvedimenti di sfratto per morosità incolpevole. Guardando al futuro poi il dato è purtroppo destinato a crescere e ci consente di ipotizzare che circa 150.000 famiglie, fra cui 80.000 fra giovani ed anziani, rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada nei prossimi 3 anni.</p>
<p>Inoltre, per la prima volta da diversi decenni, non è previsto, da parte del governo centrale alcun tipo di provvedimento a favore e a tutela di chi è sotto sfratto esecutivo, poichè nel famoso &#8216;decreto milleproroghe&#8217;, non è stata inserita la proroga degli sfratti, già di per sè limitante, in quanto tutela esclusivamente chi subisce uno<br />
sfratto per finita locazione. Tutto questo va sommato al taglio dell&#8217;85% delle risorse previste dal governo per il contributo sull&#8217;affitto. In termini costituzionali tutto ciò è in netto contrasto sia con l&#8217;articolo 2, che con gli articoli 32 e 41 della nostra Costituzione.</p>
<p>Quest&#8217;anno, alle 60.000 sentenze di sfratto del 2009, si aggiungeranno le 51.000 del 2008 e di conseguenza le sentenze riferite al 2010, le quali ancora in corso di accertamento.</p>
<p>A Bari ci sono più di 2.000 famiglie che a breve non sapranno come e dove andare ad abitare, colpite loro stesse da decreto ingiuntivo di sfratto. Fin qui i numeri, i dati, che però non hanno il volto, la storia personale e tragica di chi in questa città subisce il dramma di non avere una casa. Oggi è trascorso un mese esatto dall&#8217;occupazione di una palazzina vuota, dismessa e dimenticata da un proprietario che nell&#8217;edilizia ha puntato tutto, per arricchirsi e speculare, favorito da una politica locale che amministra una giunta che si dichiara di centro sinistra, ma che in realtà, così come avviene in moltissime altre città italiane, opera e legifera come i peggiori palazzinari di destra. La palazzina di via Beltrani 1, è diventata il 14 dicembre 2010 il simbolo di chi nel bisogno e nella disperazione di non avere più un tetto, occupa rivendicando non solo l&#8217;esigenza primaria di un soddisfacimento personale, quello appunto di vivere sotto un tetto decente, ma anche il diritto negato dell&#8217;abitare.</p>
<p>La risposta dell&#8217;amministrazione locale non si è fatta attendere e si legge nella prima pagina di Repubblica che oggi (14 gennaio, ndr) riporta a chiare lettere la decisione del Comitato per la sicurezza e l&#8217;ordine pubblico riunitasi ieri per un vertice sulla sicurezza: sgombero!</p>
<p>In questa Italia percorsa in lungo e in largo da vicende legate ai clan malavitosi, di politici coinvolti con le mafie locali, di speculazioni edilizie sovvenzionate da bande criminali che godono di impunità grazie a governatori e sindaci corrotti, un prefetto decide di mettere sullo stesso piano rapine, scippi, racket nei cantieri, appalti truccati, sparatorie fra clan e chi occupa per bisogno una palazzina dimenticata da ben 6 anni!</p>
<p>L&#8217;amministrazione barese dimentica ciò che è impossibile non vedere, ciò che non può ancora sfuggire ai nostri occhi: l&#8217;emergenza abitativa, la disperazione di interi nuclei familiari sotto ricatto. Far passare alla cittadinanza il messaggio che chi occupa per necessità è pari a chi gestisce un&#8217;attività criminale è un&#8217;azione vergognosamente fuori luogo. All&#8217;interno della palazzina vivono decine di famiglie baresi, precari e studenti fuori sede, senza tetto e anche migranti con diritto di asilo: eritrei, ivoriani, ghanesi scappati alla fame e alla barbarie di una guerra fratricida e il cui comune denominatore è l&#8217;esigenza di avere una casa, il diritto ad abitare. Davvero pensate di risolvere un disagio sociale con ruspe e manganelli? Davvero credete che il bisogno di una casa possa essere considerato un problema di ordine pubblico? Che vergogna per una società che si definisce civile circoscrivere il dramma casa, il grido degli emarginati ad un problema di legalità!</p>
<p>I problemi di ordine pubblico a Bari sono altri e molti crimini sono strettamente legati alla gestione immonda degli appalti e delle speculazioni edilizie, non di meno collegati a chi spesso gestisce il potere politico!</p>
<p>Via Beltrani 1 esiste e resiste! Continueremo a rivendicare i nostri diritti e a difendere ciò che per bisogno e necessità è nostro! L&#8217;unico crimine commesso è il ripetuto ed abusato utilizzo della forza pubblica contro chi non ha voce in questa città, l&#8217;immenso patrimonio<br />
immobiliare lasciato sfitto per profitto e speculazione, la vostra vergognosa arroganza! Ora siamo una moltitudine e usare i manganelli e chiudere gli occhi non basterà!</p>
<p><strong>Unione Inquilini Bari &#8211; Via Beltrani 1, Occupata<br />
</strong></p>
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		<title>Okaka, il gigante che fa felice il Bari</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 20:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato Stefano Okaka a riportare il sorriso in casa biancorossa dopo 3 mesi e mezzo di magra. Giampiero Ventura azzecca la mossa vincente e al decimo minuto della ripresa chiama in causa il &#8217;gigante buono&#8217; che, al Via del Mare, prende il posto di Caputo. <span id="more-1478"></span></p>
<p>La potenza fisica e lo spirito d&#8217;iniziativa di Okaka mandano subito in tilt i giallorossi che, al 32esimo, devono arrendersi all&#8217;evidenza dei fatti: un gol da cineteca spazza via l&#8217;entusiasmo dei leccesi e lascia il posto all&#8217;euforia dei baresi.</p>
<p>E&#8217; un derby da dimenticare per Roberto Rizzo che oggi sostituiva sulla panchina del Lecce lo squalificato Luigi De Canio. Più che soddisfatto, invece, il tecnico del Bari, Giampiero Ventura, che confessa ai cronisti un suo auspicio: &#8220;Il mio sogno &#8211; dice &#8211; è arrivare al derby di ritorno (penultima di campionato) con una grande festa, con Bari e Lecce salve&#8221;.</p>
<p>Nonostante la sconfitta, il tecnico salentino si presenta subito in sala stampa. &#8220;E&#8217; vero &#8211; ammette &#8211; potevamo fare di più, ma sotto il piano del carattere ho poco da rimproverare alla squadra. Abbiamo sbagliato troppo negli ultimi 16 metri, nonostante le palle gol siano state dalla nostra parte. Okaka ha trovato una gran giocata, poi è stato difficile risalire la china&#8221;.</p>
<p>Riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno l&#8217;allenatore salentino, secondo cui &#8220;il Lecce non meritava di perdere&#8221;. Sul piano tecnico Rizzo rimarca come &#8220;doveva essere massima l&#8217;attenzione sulle ripartenze dei biancorossi, ma la squadra nel primo tempo, e per buona parte del secondo, ha fatto bene&#8221;. &#8220;La rete di Okaka &#8211; spiega &#8211; ha condizionato il risultato, poi ci siamo disuniti. Ma fino al gol barese la squadra ha reagito bene non correndo rischi&#8221;.</p>
<p>Ripercussioni su classifica e morale? &#8220;Continueremo a lottare &#8211; conclude Rizzo &#8211; è un campionato che ci vedrà soffrire sino alla fine&#8221;.</p>
<p>Giampiero Ventura non riesce a nascondere la propria soddisfazione per il successo: &#8220;Oggi &#8211; spiega &#8211; non era una gara facile, sia sotto il profilo tecnico che psicologico. Siamo arrivati a vincerla nella maniera giusta, nonostante la lunga scia di infortuni e defezioni. Per venirne a capo dobbiamo tirare fuori qualcosa in più. E oggi lo abbiamo fatto&#8221;. Ha parole di elogio per i nuovi arrivati Okaka e Glick. &#8220;Sono calciatori &#8211; sottolinea &#8211; su cui lavorare molto, ma hanno portato costanza fisica alla squadra. E&#8217; importante che si inseriscano in una struttura di squadra e mentale&#8221;.</p>
<p>Poi il discorso scivola, inevitabilmente, su quanto accaduto nell&#8217;immediata vigilia. &#8220;Brava la quaterna arbitrale, che ha fatto si che non accadesse nulla in campo e sugli spalti. Ma &#8211; conclude Ventura &#8211; oggi la vera vincitrice, gara a parte, è stata l&#8217;intera Puglia. E&#8217; stata data una risposta estremamente importante sotto ogni aspetto&#8221;.</p>
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		<title>Lecce-Bari, quando in campo vince il compromesso</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 15:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima chiuse, poi socchiuse, poi riaperte e infine spalancate. La questione “porte” dello stadio di Via del mare per il derby Lecce &#8211; Bari ha vissuto la solita triste, patetica, deprimente e contradditoria commedia all’italiana. Con un finale già scritto: il compromesso. <span id="more-1469"></span></p>
<p>Una vicenda che prende le mosse da luglio, quando vennero stilati i calendari e il computer formattato in modo da non sorteggiare derby nei turni infrasettimanali. Tra minacce di scioperi e inviolabili ferie natalizie dei calciatori, però, il derby pugliese si giocherà all&#8217;Epifania, che cade di giovedì. Del vincolo di inizio anno &#8211; indicato per questioni di sicurezza &#8211; solo un opaco ricordo.</p>
<p>Con questa premessa, verrebbe da chiedersi: E allora di cosa stiamo parlando?</p>
<p>In tanti, inascoltati, se lo chiedevano anche qualche mese fa, quando venne introdotta la “tessera del tifoso”. Per chi non è abituale frequentatore degli stadi, consiste in una card (come una normale prepagata) il cui possesso è fondamentale per accedere a determinate partite ritenute a rischio e per acquistare l&#8217;abbonamento per le gare casalinghe. Chi non ce l&#8217;ha resta a casa. Il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni la definisce la terapia per allontanare i violenti dagli stadi, in realtà &#8211; ma in pochi osano dirlo &#8211; non è nient&#8217;altro che la “sconfitta dello Stato”. Io, ministro, vieto incondizionatamente l&#8217;accesso allo stadio a chi è sprovvisto di tessera, perché non sono capace e sicuro di garantirne l&#8217;incolumità pubblica. Se i tesserati diminuiscono, invece, si ridimensiona anche il numero di sostenitori allo stadio e io, ministro, attraverso i miei uomini posso controllare meglio la zona ed evitare gli incidenti.</p>
<p>Un discorso che, al di là della temuta schedatura di tanti gruppi ultras, non ha impedito a gran parte dell&#8217;opinione pubblica e indirettamente a tante persone informate superficialmente, di cascare nel tranello comunicativo della sfida buoni contro cattivi: “se la tessera serve ad allontanare i violenti è giusto che ci sia”.</p>
<p>E qui si ripropone il “Ma di cosa stiamo parlando?”.</p>
<p>Stiamo parlando di stadi con tornelli e biglietto nominale ma senza videosorveglianza e con curve senza posti a sedere numerati: perciò come faccio a controllare se Tizio, che dovrebbe essere entrato con il documento di Tizio, è seduto davvero al posto dove  dovrebbe stare Tizio?</p>
<p>Oppure stiamo parlando di una direttiva che in alcuni casi vieta ai tifosi in trasferta di andare nel settore ospiti, ma di poter acquistare tagliandi per altri. Forse non lo sapete, ma in gradinata a Lecce nella gara contro il Brescia, diverse famiglie salentine sono state costrette a spostarsi dal loro posto per non incorrere in scontri con i bresciani sistemati accanto a loro senza alcuna separazione. Non vi fidate?  <a href="http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=23516" target="_blank">http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=23516</a></p>
<p>Ecco di cosa stiamo parlando e ce ne sarebbero altri mille di motivi per contestare la tessera. Ora si è svegliata anche la Codacons, che ritenendola solo un business ha promesso battaglia. Vedremo. Intanto il finale sul derby era scontato: Maroni che in prima persona si attiva per evitare una evidente sconfitta del modello tessera: accesso garantito, ma la sfida, caro ministro, è già persa da tempo.<br />
Buon derby a tutti.</p>
<p><strong>Fulvio Di Giuseppe<br />
</strong></p>
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		<title>Derby Lecce-Bari: porte socchiuse e Ultras delusi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 19:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un provvedimento revocato a metà e che socchiude le porte del derby Lecce-Bari solo ai tifosi con &#8216;tessera&#8217;: il giorno dell&#8217;Epifania la &#8216;befana&#8217; arriverà solo per pochi, mentre alla maggioranza dei supporter &#8216;non schedati&#8217;, porterà solo il carbone. E&#8217; questo l&#8217;esito della riunione congiunta dei Comitati per l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica di Bari e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un provvedimento revocato a metà e che socchiude le porte del derby Lecce-Bari solo ai tifosi con &#8216;tessera&#8217;: il giorno dell&#8217;Epifania la &#8216;befana&#8217; arriverà solo per pochi, mentre alla maggioranza dei supporter &#8216;non schedati&#8217;, porterà solo il carbone. E&#8217; questo l&#8217;esito della riunione congiunta dei Comitati per l&#8217;ordine e  la sicurezza pubblica di Bari e Lecce, tenutasi nel pomeriggio nel capoluogo.</p>
<p><span id="more-1445"></span></p>
<p>E&#8217; stato dunque solo in parte revocato il provvedimento con il quale il Comitato leccese, lo scorso 29 dicembre, aveva disposto lo svolgimento dell&#8217;incontro a porte chiuse per motivi di sicurezza: ora ai  tifosi  del Bari in possesso di tessera sarà destinata l&#8217;intera curva  Sud dello  stadio di via del Mare, con una capienza di 6300 posti; ma tutti gli altri dovranno restare a casa.</p>
<p>La delusione, però, è grande. E già oggi, all&#8217;esterno della prefettura dov&#8217;era in corso la riunione,  un centinaio di Ultras si sono radunati e hanno protestato a suon di  cori e petardi, sventolando lo striscione &#8221;Non c&#8217;è  derby senza tifosi, no alla tessera del tifoso&#8221;.</p>
<p>Al termine della riunione, infatti, Alberto Savarese, del direttivo Ultras Bari, non ha lesinato le sue critiche al presidente del club biancorosso, Vincenzo Matarrese. &#8220;Il derby di Lecce doveva essere aperto a tutti &#8211; ha detto &#8211; anche a quelli che non hanno sottoscritto la tessera del tifoso&#8221;. L&#8217;osservazione di Savarese è in effetti acuta, dato che la stragrande maggioranza degli Ultras non ha sottoscritto la tessera del tifoso come forma di protesta nei confronti delle disposizioni stabilite dal ministero dell&#8217;Interno per la sicurezza negli stadi. &#8220;Ora &#8211; ha aggiunto Savarese &#8211; speriamo che la vendita telematica dei biglietti del settore ospiti proceda senza &#8216;strani&#8217; intoppi telematici&#8221;. Matarrese ha assicurato che le biglietterie telematiche saranno regolarmente aperte negli orari stabiliti.</p>
<p>Per il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, &#8220;Lecce e Bari sono grandi città espressione di grandi slanci positivi, capaci di collaborare e costruire insieme lo sviluppo della Puglia: dimostriamo anche il giorno dell&#8217;Epifania &#8211; ha sottolineato &#8211; che i pugliesi meritano una &#8216;serie A&#8217; non solo calcistica, ma anche sostanziale, morale&#8221;.  &#8220;Adesso &#8211; ha aggiunto &#8211; aspettiamoci uno stadio giallorosso, deciso a spingere il Lecce in questi 90 minuti di colore e calore. Nel segno dei valori dello sport e soprattutto della civiltà&#8221;.</p>
<p>Esulta il prefetto di Lecce, Mario Tafaro, che &#8220;ringrazia il ministro Roberto Maroni per aver favorito questo momento di ulteriore riflessione&#8221;. Dal canto suo il prefetto di Bari, Carlo Schilardi, ha annunciato che sarà &#8220;prestata attenzione&#8221; sin dalla partenza dei sostenitori biancorossi, affinché non abbiano &#8220;materiali atti all&#8217;offesa o materiali rumorosi che hanno dato fastidio in passato&#8221;. &#8220;Dovranno i tifosi ospiti &#8211; ha concluso &#8211; possedere il biglietto alla partenza affinché sugli spalti vinca la passione sportiva&#8221;.</p>
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		<title>E la Befana portò il derby</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 09:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lecce-Bari 6 gennaio stadio Via del mare. Ora si fa sul serio, sembrano dire i tifosi biancorossi, all’indomani del pari al San Nicola contro il Palermo. Si, perche’ in vista c’è il derby con un Lecce il 6 gennaio che, al di la’ della classifica, ieri avrebbe meritato qualcosa in piu’, proprio come un Bari che in campo ci ha messo il cuore.<span id="more-1352"></span> La squadra di Ventura ha dato il massimo cercando di ritrovare quell’equilibrio, quel gioco perso nelle ultime settimane senza del quale e’ precipitato al fondo della classifica di serie A.<br />
Ieri, grazie alla presenza nella rosa di qualche titolare in piu’ come Barreto, il pubblico del san Nicola e quello televisivo ha in parte ritrovato la sua squadra, capace di lottare fino all’ultimo minuto per cercare di ribaltare il risultato nonostante l’espulsione di Rossi: un Bari che ha fronteggiato un Palermo che, dall’alto della classifica, ha dato filo da torcere ai biancorossi ma senza brillare, poi, troppo.  Il pareggio, alla fine, ci sta tutto!<br />
Adesso occorre rimboccarsi le maniche, come si suol dire, perche’ il derby, e’ davvero un’altra cosa, un capitolo a parte. In questo momento, poi, il match risulta particolarmente delicato per via della posizione in classifica di entrambe le squadre. Il Lecce ha soli quattro punti in piu’ del Bari ed ha perso l’ultima gara esterna, contro un Napoli secondo in classifica, meritando qualcosa in piu’ di un secco 1-0.<br />
Intanto, il 6 gennaio, la Befana, porta in regalo ai tifosi di entrambe le formazioni un derby ricco di emozioni, amplificate dalla situazione disastrosa delle due pugliesi in campo al Via del Mare. Contemporaneamente bisognera’ tenere d’occhio, la partita tra Brescia e Cesena, entrambe a pari punti con il Lecce e, quindi, al di sopra del Bari, fanalino di coda della classifica.<br />
Inutile ribadire, quello che i tifosi sanno essere una necessita’, e che la societa’ in qualche modo sta cercando di fare; campagna acquisti. Servono soprattutto punte, giocatori che possano consentire al Bari di segnare, e portare punti a casa per risalire la classifica. Il d.s. Guido Angelozzi, e’ gia’ al lavoro e pare stia osservano molto il mercato brasiliano: proprio dal Sudamerica potrebbe arrivare uno dei rinforzi.<br />
Importante e’, comunque, recuperare morale, compattezza, gioco e quella concentrazione necessaria per costruire azioni in campo ben concepite e finalizzate alla vittoria. Anche il Lecce, dal canto suo fara’ il possibile, per poter scalare la classifica di A dando filo da torcere ai biancorossi. Non resta  che dire, a questo punto: “che vinca il migliore”. Ma, si sa, il derby e’ tutta un’altra storia!</p>
<p><strong>Celeste Morea</strong></p>
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		<title>Buon compleanno alla banca del seme vegetale</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 15:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Tutte queste risorse genetiche vegetali, tutta questa agrobiodiversita&#8217;, sono il nostro passato che ci permette di costruire il nostro futuro&#8221;. Cosi&#8217; il direttore dell&#8217;istituto di Gentica vegetale del Cnr di Bari, Domenico Pignone, ha sintetizzato l&#8217;importanza della banca di semi vegetali che oggi feteggia i suoi primi 40 anni di attivita&#8217; nel corso dei quali ha raccolto, in Italia e nei Paesi del Mediterraneo, piu0 di 80mila campioni di semi.<span id="more-1340"></span></p>
<p>&#8221;La nostra banca di germoplasma &#8211; spiega Pignone &#8211; e&#8217; la quarta al mondo, in ordine cronologico, ad essere stata costruita. La prima fu costruita in Russia da Nicolaj Vadivov che e&#8217; stato lo scienziato che ha inventato qusta tematica; poi fu la volta di Germania, Usa e Italia&#8221;. &#8221;La nostra &#8211; ha ricordato &#8211; e&#8217; nata negli anni &#8217;70 ed e&#8217; stata pensata come riferimento per l&#8217;intero Mediterraneo: ha collezionato circa 80mila campioni&#8221;. Tra le scoperte dello staffi di studiosi che lavora nella banca, il direttore ricorda &#8221;quando, negli anni 90 in Albania, per conto della Fao abbiamo raccolto il germoplasma albanese a rischio di erosione a causa dell&#8217;nvasione di pratiche agricole occidentali&#8221;. &#8221;Questo istituto &#8211; sottolinea &#8211; ha portato in Italia la cultura delle risorse geentiche, della biodiversita&#8217;. Noi siamo quelli che hanno riscoperto il farro in Appennino. I primi che si sono occupati di rucola selvatica. Abbiamo scoperto la melanzata rossa che poi e&#8217; diventata un Igt, e abbiamo scoperto i mugnoli del Salento&#8221;.</p>
<p>Per Pignone, &#8221;l&#8217;agricoltura moderna e&#8217; basata sulla uniformita&#8217;: la necessita&#8217; di avere prodotti uniformi in tutte le zone del Paese &#8211; spiega &#8211; mette a rischio la biodiversita&#8217; che invece e&#8217; essenziale sia per l&#8217;identita&#8217; culturale del tettirorio ma anche per la nostra dieta. Un altro elemento, che ha piu&#8217; valore scientifco &#8211; aggiunge &#8211; riguarda il fatto che queste collezioni di germoplasma e&#8217; come se fossero una grande apparecchiatura, un sincrotone, che ci permettono di studiare i processi fisiologici delle piante, come vengono prodotte le sostanze utili all&#8217;uomo, e poi sono un serbatoio di geni unico per costruire le piante del domani&#8221;. &#8221;Per esempio &#8211; rileva &#8211; per realizzare piante resistenti ai cambiamenti climatici, o se i gusti dei consumatori cambiano, e vogliono il grano rosso, noi tra questi geni troviamo la possibilit&#8217;a di fare il grano rosso&#8221;.</p>
<p>&#8221;Per capire l&#8217;importanza di questa banca &#8211; ricorda il direttore &#8211; basti pensare che negli anni Venti una malattia distrusse i raccollti di mais degli Usa. Ma da una sola varieta&#8217; di germoplasma che avevea un particolare citoplasma resistente a questa malattia, il citolasma T, sono state sviluppate tutte le varieta&#8217; moderne di mais che ora si trovano non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo&#8221;. &#8221;Noi &#8211; ha continuato &#8211; siamo stati i primi al mondo a utulizzare la tecnologia del grande freddo&#8221;; infatti &#8221;per la loro conservazione, i semi vengono disidratati e conservati a zero gradi per la attivita&#8217; ordinaria come la rigenerazione e gli studi di ogni tipo; mentre a meno venti gradi si trovano i semi conservati a lungo termine&#8221;. Per quanto si possono conservare? &#8221;A lume di naso &#8211; conclude &#8211; ogni dieci gradi di temperatura in meno e ogni grado di umidita&#8217; in meno, raddoppiano la vita del seme: quindi in linea teorica li possiamo conservare per centinaia di anni&#8221;.</p>
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		<title>Il Governo continua a fare danni</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 17:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pesante bilancio dei danni dopo lo Tsunami del Governo, ammonta a circa 450 mila euro secondo l&#8217;Ama (l&#8217;azienda municipale ambiente) e coinvolge 40 feriti manifestanti e 50 agenti.<br />
Un&#8217;onda di protesta da Nord a Sud che partita da studenti e ricercatori contro il ddl di riforma del sistema universitario, all&#8217;esame del Parlamento, ha arruolato il malcontento e le rivendicazioni di altre categorie.<span id="more-1321"></span> E così a fianco degli universitari hanno marciato a Roma i lavoratori precari, i terremotati dell&#8217;Aquila, gli abitanti di Terzigno esasperati da un&#8217;emergenza rifiuti che é diventata normalità in quelle zone. A Milano le vetrine della sede del Pdl in viale Monza sono state tempestate dal lancio di uova e vernice da parte di un gruppo di studenti mentre altri manifestanti hanno fatto un blitz a Piazza Affari esponendo uno striscione con l&#8217;imperativa scritta &#8220;Siete un&#8217;accozzaglia di affaristi razzisti, dovete darci il denaro&#8221;; alcune secchiate di vernice verde e fumogeni sono stati lanciate anche contro la filiale di Banca Mediolanum; il vice sindaco Riccardo De Corato ha quantificato in almeno 200 mila euro i danni provocati in città dai manifestanti. A Torino alcune migliaia di studenti delle scuole superiori e delle università hanno sfilato per le vie del centro; un presidio di ricercatori e professori dell&#8217;Università e del Politecnico ha stazionato davanti a palazzo Carignano, sede del primo Parlamento italiano, mentre altri manifestanti hanno occupato i binari della stazione di Porta Nuova, dopo aver effettuato un lancio di uova, pietre e fumogeni contro una sede del Pdl. A Genova un corteo di circa 500 studenti, dopo aver percorso le strade limitrofe agli scali dei traghetti, ha occupato il varco portuale di Ponte Etiopia al porto di Sampierdarena e viale Canepa mentre a Venezia la protesta è salita sul Ponte di Rialto. Momenti di tensione a Modena: alla manifestazione autorizzata si è aggiunta quella dei centri sociali tra cui il Guernica di Modena, con qualche centinaia di giovani che già in stazione hanno tentato di occupare i binari. Blocchi del traffico a intermittenza, sotto le due torri, a Bologna. Tre cortei di studenti a Palermo per il terzo &#8220;Blocchiamo tutto day&#8221;; paralizzato il capoluogo siciliano dove ricercatori e docenti ha bloccato il rettorato e gruppi di manifestanti hanno occupato i binari della stazione, la pista dell&#8217;aeroporto e il porto. A Cagliari si è concluso con un grande happening in piazza del Carmine la manifestazione degli studenti universitari e delle superiori alla quale hanno preso parte anche delegazioni di operai in lotta per la conservazione del posti di lavoro e i pastori del Movimento sardo con le caratteristiche bandiere gialle e azzurre. Cortei anche a Bari, dove due cortei hanno attraversato la città all&#8217;insegna dello slogan &#8220;Voi bloccate il nostro futuro, noi blocchiamo la città&#8221;, a Catania, Messina, Trieste. Occupati i rettorati alla Federico II di Napoli e nell&#8217;ateneo fiorentino. A Siena uno striscione con la scritta &#8220;Sì alla scuola, no alla guerra&#8221; è stato esposto per circa dieci minuti dalla sommità della Torre del Mangia, in piazza del Campo. Lo svincolo di Cosenza nord dell&#8217; autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria è stato bloccato da un gruppo di studenti dell&#8217; Università della Calabria. E pure all&#8217;estero il dissenso contro la riforma degli atenei promossa dal Ministro Gelmini si è fatto sentire: a Parigi una cinquantina di ragazzi italiani ha manifestato nei pressi del consolato d&#8217;Italia.</p>
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		<title>Università, a Bari termina la protesta ma continua la mobilitazione</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 18:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si e&#8217; conclusa nelle prime ore del pomeriggio la protesta dei circa 1.000 studenti dell&#8217;Universita&#8217; di Bari (polo umanistico e polo scientifico) che da questa mattina stanno manifestando contro la riforma Gelmini, contro il governo e contro tutta la politica. Il corteo degli studenti, ai quali si sono aggiunti gli alunni dei licei e alcuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si e&#8217; conclusa nelle prime ore del pomeriggio la protesta dei circa 1.000 studenti dell&#8217;Universita&#8217; di Bari (polo umanistico e polo scientifico) che da questa mattina stanno manifestando contro la riforma Gelmini, contro il governo e contro tutta la politica. Il corteo degli studenti, ai quali si sono aggiunti gli alunni dei licei e alcuni rappresentanti dei dottori di ricerca baresi, dopo aver percorso le strade principali del centro cittadino si e&#8217; fermato davanti all&#8217;ingresso del Castello Svevo. Qui, gli studenti avrebbero voluto affiggere uno striscione con la scritta &#8216;Castelli di rabbia. Adesso assediateci&#8217;, ma le forze dell&#8217;ordine glielo hanno impedito.<span id="more-1294"></span></p>
<p>Non si sono registrati scontri, &#8221;solo un paio di spintoni &#8211; riferiscono alcuni studenti &#8211; tra noi e i poliziotti della Digos&#8221;. Quando le forze dell&#8217;ordine hanno bloccato l&#8217;ingresso del Castello, circa un centinaio di studenti ha alzato le mani in segno di resa, intonando &#8216;Imagine&#8217; di John Lennon, le cui note provenivano dal furgone usato per guidare la testa del corteo a ritmo di musica. Non ci sono state lunghe occupazioni di luoghi pubblici. Per poco meno di un&#8217;ora un centinaio di manifestanti ha occupato i binari ad un passaggio a livello a 300-400 metri dalla stazione ferroviaria. Cinque di loro sono stati fermati e trattenuti per una mezz&#8217;oretta dalla polizia che li ha poi rilasciati.</p>
<p>&#8216;Se ci bloccate il futuro, noi blocchiamo la citta&#8221; e&#8217; stato lo slogan scelto dai manifestanti che hanno esposto anche uno striscione con la scritta &#8216;La<br />
maggioranza sta come un&#8217;anestesia. Come un&#8217;abitudine&#8217;. Nei cori degli studenti, infatti, non sono mancati riferimenti alla mozione di sfiducia al governo votata oggi alle Camere: &#8221;Siamo qui &#8211; urlavano i ragazzi &#8211; anche per contestare il governo della mafia e della corruzione, che ha precarizzato tutto smantellando la scuola e l&#8217;universita&#8217;: questa &#8211; ribadivano &#8211; e&#8217; la sifducia degli studenti&#8221;.</p>
<p>&#8221;Noi vogliamo una riforma ma non questa della Gelmini &#8211; ha precisato Antonio Giampietro, responsabile della sezione barese dell&#8217;associazione dei dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi) &#8211; noi chiediamo in particolare la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca per avere una corsia preferenziale nei concorsi all&#8217;universita&#8217;. In Italia &#8211; ha piegato &#8211; si fanno 10mila dottori di ricerca l&#8217;anno, ma quando entreremo effettivamente nell&#8217;universita&#8217;, a 60 anni? E poi si parla di giovani ricercatori&#8221;. &#8221;C&#8217;e&#8217; una precarizzazione continua &#8211; ha aggiunto &#8211; e si fanno contratti solo a tempo determinato come gli assegni di ricerca. Ma &#8211; ha concluso &#8211; sa quanti assegni di ricerca emettera&#8217; l&#8217;universita&#8217; di Bari l&#8217;anno prossimo, con i tagli del governo? Zero&#8221;.</p>
<p>&#8221;Domani &#8211; hanno detto gli studenti rientrando dalla protesta &#8211; riprenderemo le assemblee per decidere nuove iniziative, sempre pacifiche, ma terremo alto il clima della mobilitazione&#8221;.</p>
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