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	<title>L&#039;Alternativa &#124; Diversamente informati &#187; crisi</title>
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		<title>Il Salento non vuole la Regione</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 23:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Popolo oppresso della bassa Puglia, siete stanchi di essere considerati secondi? Non preoccupatevi, c&#8217;è qualcuno che pensa ad aiutarvi. Tramite un referendum si chiede alla popolazione salentina &#8211; tarantini, brindisini e leccesi &#8211; di esprimere il proprio parere sulla nascita della Regione Salento. Un terzo della popolazione delle province di Lecce, Brindisi e Taranto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Popolo oppresso della bassa Puglia, siete stanchi di essere considerati secondi? Non preoccupatevi, c&#8217;è qualcuno che pensa ad aiutarvi.<br />
Tramite un referendum si chiede alla popolazione salentina &#8211; tarantini, brindisini e leccesi &#8211; di esprimere il proprio parere sulla nascita della Regione Salento.<span id="more-1164"></span><br />
Un terzo della popolazione delle province di Lecce, Brindisi e Taranto si è espressa favorevole all&#8217;istituzione,  facendo raggiungere il quorum per l&#8217;indizione del referendum costitutivo.<br />
La richiesta istitutiva sarà presentata il prossimo 20 dicembre all&#8217;Ufficio centrale per i referendum della Corte di cassazione ai sensi dell&#8217;art.132 della Costituzione, secondo il quale “si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse”.<br />
Quindi basterà che si pronuncino a favore almeno un terzo dei consigli comunali dei circa 1.800.000 abitanti delle tre province. Il referendum viene attualmente chiesto da 120 su 146 comuni delle tre province.</p>
<p>Il presidente del movimento è Paolo Pagliaro, noto imprenditore salentino di successo nel settore delle telecomunicazioni, editore di TeleRama, praticamente un Berlusconi del Sud. Il Movimento Regione Salento non è presentato per quello che è, cioè un movimento politico; ma viene spacciato come movimento referendario.<br />
A loro dire, non vogliono una separazione in stile leghista, ma l&#8217;obiettivo è la &#8216;caratterizzazione&#8217; di un&#8217;area molto vasta unita da grandi fattori storico-antropologici ed economici.<br />
I presidenti delle Province di Taranto, Lecce e Brindisi, hanno scelto la via della collaborazione: si sono incontrati a Lecce e hanno firmato a Palazzo Adorno un programma comune sulle infrastrutture dell&#8217;area jonico-salentina, quali un snodo ferroviario a Lecce, un porto crocieristico a Brindisi e un polo aeroportuale a Taranto. Obiettivo? “Garantire l&#8217;adeguata attenzione, finora mancata, da parte della Regione Puglia e dello Stato”.</p>
<p>Il movimento, secondo i suoi organizzatori, nasce per mettere un freno al &#8220;Baricentrismo&#8221;, creando una regione autonoma dalla Puglia. Bari, infatti, capitalizzerebbe la gran parte dei fondi europei e delle risorse pugliesi e sempre della città di Bari sarebbero tutti (o quasi) i dirigenti della Regione Puglia.<br />
Crisi economica e tagli a parte, in realtà nessuno pensa alle effettive necessità della gente, ma certo ci saranno nuove poltrone da occupare per la solita casta, che approfitterà del potere e della fiducia della gente. Sarà un altro nuovo imprenditore che punta in alto, dopo anni di strana fortuna. Non sarà mica un deja-vù?</p>
<p>Vorrei ricordare che nelle precedenti legislature, il presidente della Regione Puglia era un salentino, l&#8217;attuale Ministro per le regione Raffaelle Fitto: la sua amministrazione non ha prodotto nulla di buono. Sia il vecchio vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Fisullo, sia l&#8217;attuale vicepresidente, Loredana Capone, oltre a molti altri consiglieri regionali, sono salentini.</p>
<p>Perché far leva sul campanilismo artefatto? Essere salentino non presuppone una chiusura, anzi, la nostra cultura ci predispone all&#8217;apertura mentale, alla condivisione. L’atteggiamento dei sostenitori della Regione Salento, invece, assomiglia più a quello dei tedeschi che volevano caratterizzare la loro razza, fino a farla diventare pura. Conosciamo tutti, però, come è andata a finire.<br />
In un mondo sempre più globalizzato sarebbe come tornare indietro: non possiamo essere secessionisti. Infondo nello spirito salentino c’è una predisposizione ad aprirsi con tutte le altre culture, siamo liberi. Da noi vige la legge dell’unione non della divisione! Noi abbiamo dato sempre l’esempio per la nostra apertura mentale, non per la nostra chiusura. E francamente non credo che la divisione di una regione sia una vittoria per nessuno, tranne per chi la usa come mezzo per ottener potere.</p>
<p>L’idea della Regione Salento fa leva, forse anche involontariamente, su un generico, indefinito e tradizionale sentimento antibarese privo di logica. La nascita di una Regione Salento risulta, poi, al limite dell’assurdo, se si considerano gli sforzi dell’attuale governo nel tagliare la spesa pubblica, nell’accorpare Comuni minori, nel tagliare le Province inutili. Una nuova Regione andrebbe in netta controtendenza rispetto a questo processo nazionale e, ammesso che la discussione arrivi in Parlamento, non è facile immaginare che lì prevarrà il senso di responsabilità. La Regione Salento è, inoltre, un’idea strategicamente sbagliata: non si capisce proprio quale senso possa avere separarsi dalla Puglia proprio nel momento in cui essa acquista centralità politica e diviene uno dei terreni principali di confronto anche a livello nazionale.</p>
<p><strong>Patrizia De Matteis<br />
</strong></p>
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		<title>Veltroni: “Governo di transizione è una respirazione artificiale”</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 17:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera Walter Veltroni ha presentato a Bari il suo nuovo &#8216;Movimento democratico&#8217;: &#8221;un movimento &#8211; ha detto &#8211; di idee e di persone che tende a fare piu&#8217; forte il Pd&#8221;. Abbiamo colto l&#8217;occasione per fargli alcune domande. Veltroni, cosa pensa dell&#8217;apertura di Casini alla maggioranza. Crede sia una buona idea un governo di transizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera Walter Veltroni ha presentato a Bari il suo nuovo &#8216;Movimento democratico&#8217;: &#8221;un movimento &#8211; ha detto &#8211; di idee e di persone che tende a fare piu&#8217; forte il Pd&#8221;. Abbiamo colto l&#8217;occasione per fargli alcune domande. <span id="more-751"></span></p>
<p><strong>Veltroni, cosa pensa dell&#8217;apertura di Casini alla maggioranza. Crede sia una buona idea un governo di transizione come propone l&#8217;Udc?</strong></p>
<p>&#8221;Io penso che qualsiasi governo si svolga all&#8217;interno delle cintole del centrodestra, qualsiasi governo abbia al suo capo Berlusconi, e&#8217; il figlio di una stagione al tramonto e non l&#8217;inizio di qualcosa. Sarebbe il produrre una specie di respirazione artificiale nei confronti di un malato che conferma ogni giorno di essere in una condizione piu&#8217; devastante, come dimostra ancora la ultima vicenda del ministro carfagna. Dunque, io penso che bisogna cambiare pagina, che ci voglia un governo di responsabilita&#8217; istituzionale che e&#8217; una cosa un po&#8217; diversa. Io ho fatto l&#8217;esempio del governo Ciampi del &#8217;93, perche&#8217; quello era un governo che aiuto&#8217; il Paese a uscire dai guai&#8221;.</p>
<p><strong>E come vede invece una possibile competizione fra Nichi Vendola e Bersani, alle primarie con le quali il centrosinistra sceglierà il candidato da opporre a Berlusconi?</strong></p>
<p>&#8221;E&#8217; un po&#8217; singolare questa discussione perche&#8217; ancora deve cadere il governo. Il centrosinistra passa il suo tempo a parlar di candidati ma a me piacerebbe che passasse il suo tempo a parlar di precari piuttosto che di riforma fiscale o di sostegno alla piccola e media impresa. Meno nomi e piu&#8217; persone. A me pare che la prima cosa da fare sia certificare la crisi del governo Berlusconi, una crisi evidente e palese. E poi, per quanto mi riguarda, cercare di dar vita ad un governo che eviti elezioni anticipate adesso. Lo vediamo in queste ore, con quello che sta accadendo sul piano internazionale noi abbiamo un momento molto pericoloso per la vita finanziaria e per la stessa prospettiva dell&#8217;euro e dell&#8217;Europa. In questo quadro, che l&#8217;Italia si infili in una campagna elettorale dall&#8217;esito incerto, in una condizione di instabilita&#8217; e con le contraddizioni che l&#8217;Italia vive, puo&#8217; essere molto pericoloso. Quindi io penso che la prima cosa da fare sia cercare di dar vita a un governo che affronti queste emergenze finanziarie e che cambi questa legge elettorale. Poi dopo vedremo&#8221;.</p>
<p><strong>Come si inquadra il suo &#8216;Movimento democratico&#8217; all&#8217;interno del Pd. E&#8217; una nuova corrente? </strong></p>
<p>Il &#8216;Movimento democratico&#8217; e&#8217; tutto meno che una corrente, non sono capace di organizzare correnti e considero le correnti un difetto. Si tratta di un movimento di idee e di persone che tende a fare piu&#8217; forte il Pd. E&#8217; necessario un movimento di persone che contribuisca a fare piu&#8217; forte il Pd, riprendendo dalla ispirazione originaria che ci porto&#8217; a ottenere quel risultato cosi&#8217; importante, in una situazione difficile come quella di due anni fa. Quello spirito originario sento che e&#8217; necessario perche&#8217; il Pd torni ad essere il centro della vita politica italiana e a costituire l&#8217;alternativa a un centrodestra che ormai si sta sfarinando&#8221;.</p>
<p><strong>Parlando di Sud, crede che l&#8217;attuale legge finanziaria contenga elementi positivi a tal riguardo?<br />
</strong><br />
&#8221;Nella legge di stabilita&#8217; che e&#8217; stata approvata alla Camera e ora va al Senato, non mi pare ci siano segni di una inversione di tendenza del tipo di quella che il Mezzogiorno reclama e richiede. Mi sembra sia ancora nell&#8217;ambito di quella ordinaria politica che ha portato nel corso di questi anni ad aggravare le differenze e le distanze tra il Nord e il Sud del Paese&#8221;.</p>
<p><strong>Restando nel Mezzogiorno, la Puglia vive un particolare momento per quanto riguarda la sanità. Secondo i rappresentanti della Regione Puglia, il Piano di rientro dal deficit sanitario pugliese non viene firmato dal governo per motivi solo politici. Questo potrebbe causare alla Puglia la perdita di 500 milioni di euro. Qual e&#8217; la sua opinione su tutta questa questione?</strong></p>
<p>&#8221;Penso che se un governo ha un rapporto con le Regioni, a seconda del grado di vicinanza o di distanza che politicamente le Regioni hanno con il governo stesso, non fa il suo dovere istituzionale. Per un governo tutte le Regioni sono uguali indipendentemente da chi le governi. Io ho fatto il sindaco e avevo dei municipi che erano governati da centrodestra, ma per me erano esattamente come gli altri: credo che cosi&#8217; ci si debba muovere. Se il governo fa diversamente compie un errore istituzionale molto grave&#8221;.</p>
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		<title>In crisi anche la Green economy?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 20:56:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con la scusa della crisi, si manda a monte l’economia verde. Vediamo come. Il governo ha messo a punto una manovra economica che, secondo il ministro dell’economia Tremonti, servirà a rimettere in ordine i conti pubblici. Farà risparmiare allo Stato 25 miliardi euro, ma costerà ai cittadini italiani altrettanti soldoni. In particolare saranno quelli del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la scusa della crisi, si manda a monte l’economia verde. Vediamo come.<span id="more-97"></span></p>
<p>Il governo ha messo a punto una manovra economica che, secondo il ministro dell’economia Tremonti, servirà a rimettere in ordine i conti pubblici. Farà risparmiare allo Stato 25 miliardi euro, ma costerà ai cittadini italiani altrettanti soldoni. In particolare saranno quelli del Sud a pagare il prezzo più alto.</p>
<p>Questa manovra prevede, tra l’altro, che gli enti locali non possano sforare il Patto di stabilità. Cioè non possano prelevare più una certa somma di denaro all’anno dalle proprie casse, pur avendone in quantità sufficienti a disposizione. Per esempio un Comune non può dare i contributi per l’alloggio alle famiglie meno abbienti, anche se ha i soldi per farlo.</p>
<p>Ma quali saranno le conseguenze? Una delle tante, che ci preoccupa particolarmente perché in Puglia vogliono costruire le centrali nucleari, è quella che riguarda la riduzione degli investimenti nella green economy, cioè nella economia non inquinante. Settore, questo, in cui la Puglia è già all’avanguardia in Europa con la produzione di energie pulite da fonti rinnovabili.</p>
<p>Flavio Moroni, delegato alla tutela del territorio per l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), ha quindi fatto una proposta: “Per accelerare gli investimenti nel settore della green economy sarebbe necessario che quegli interventi fossero esclusi dal Patto di stabilità”.</p>
<p>“I Comuni – prosegue Moroni &#8211; sono particolarmente sensibili in tema di valorizzazione e salvaguardia ambientale e di diffusione di pratiche di risparmio energetico. Ma per i sindaci, sempre impegnati per la sicurezza e salute dei cittadini, i problemi non mancano a cominciare dalle risorse”.</p>
<p>Secondo il responsabile Ambiente dell’Anci “i Comuni dovrebbero avere la possibilità di attrarre investimenti nel proprio territorio. Ma purtroppo &#8211; denuncia &#8211; manca una normativa nazionale di riferimento, sono state varate normative regionali che hanno creato una grave situazione di disparità nelle possibilità di investimento sul territorio nazionale. È invece necessario creare una situazione di omogeneizzazione delle normative sul fronte di investimenti e di nuova occupazione”.</p>
<p>Si calcola che se venissero fatti interventi solo sull’efficientamento energetico degli immobili, con una media di 50-100mila euro per edificio, in un anno si potrebbero creare circa 150mila nuovi posti di lavoro.  E i buoni esempi in tal senso non mancano, come il Patto dei sindaci lanciato dalla Commissione europea per coinvolgere attivamente le città nel percorso verso la sostenibilità energetica ed ambientale.</p>
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		<title>E questo accade agli imprenditori pugliesi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 17:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una vita serena. Un’impresa artigiana messa in piedi da solo dopo aver imparato il mestiere dalla sua famiglia. Una decina di operai felici di lavorare per lui, una moglie che lo ama e decide di dargli due figli. Tutto procede come in un sogno per il giovane imprenditore di cui vogliamo raccontarvi la storia.<span id="more-39"></span></p>
<p>Una storia che qui, nel Barese, da dove ci ha scritto il nostro amico per chiederci aiuto, è all’ordine del giorno. Qui i morsi della crisi hanno trovato terreno fertile. Aziende piccole ma efficienti, condotte da uomini che pur di non lasciare in mezzo a una strada decine di famiglie, sono disposti a vendersi un organo. “So che è illegale – mi spiega quando lo incontro in una stazione di servizio – ma per dare da mangiare alla mia famiglia e a quelle dei miei operai, sono disposto a tutto”.</p>
<p>L’imprenditore di cui scrivo, non mi ha raggiunto in giacca e cravatta, e non è arrivato da me a bordo di una Mercedes. Non era neppure abbronzato e non aveva la pelle liscia. Niente a che vedere con lo stereotipo dell’uomo d’affari che tutti abbiamo in mente. Lui, mani ruvide e callose, è un operaio in mezzo agli operai. Con loro condivide sogni e paure. Ansie e speranze.</p>
<p>“Per questo – mi dice – a loro non ho mai chiesto nessun sacrificio. Piuttosto cerco di tamponare i debiti rimandando il pagamento dell’affitto oppure quello di qualche fornitore. Ma loro lavorano e devono essere pagati per vivere”. Intanto, gli effetti della crisi cominciano a non lasciare scampo: gli ordini tardano ad arrivare, i fornitori si affannano a riscuotere e le banche cominciano a chiudere i rubinetti del credito. “Le banche – mi spiega – se fai un errore ti considerano morto. E mentre gli amici e i parenti quando le cose andavano bene mi erano sempre vicini, ora mi hanno chiuso tutte le porte. Solo mia madre mi ha aiutato fino a quando ha potuto”.</p>
<p>Ogni strada sembra sbarrata. E ora che ha quantificato la cifra necessaria per riprendere a respirare e cominciare a far girare la sua attività, è sicuro di voler vendere un organo per ottenere i soldi necessari a riaccendere la speranza di un futuro per più di 10 famiglie. “Ho bisogno di 150mila euro – mi dice – e per questo sono disposto a vendere una parte del mio corpo al miglior offerente. So che si può vivere anche senza un rene, una parte di fegato o senza un polmone, e io sono disposto a farlo”.</p>
<p>Dopo questa affermazione restiamo entrambi qualche secondo in silenzio, seduti nella mia auto rovente sotto il sole di maggio. Non è facile dire certe cose, soprattutto quando si è giovani. E neppure ascoltarle e appuntarle su un taccuino come se ti stessero dicendo di aver voglia di vendere l’auto. Ma poi, ritorniamo ai nostri ruoli: giornalista e intervistato. Così gli chiedo se abbia voglia di lanciare un appello al sindaco di Bari o al presidente della Regione, insomma alle istituzioni. E lui, come se non avesse voglia di disturbare e chiedere aiuto a nessuno, dice: “Come me in Puglia ci sono molti imprenditori nelle stesse mie condizioni. E se le istituzioni volessero dare una mano a tutti, si troverebbero in difficoltà”. Insomma, l’abitudine di quest’uomo a cavarsela da solo continua a venire fuori dalle sue parole. “Su internet – aggiunge &#8211; ho visto che molti vendono gli organi, ad esempio reni, anche a 300mila euro. C’è tanta gente ricca che ha bisogno, e io sono disposto ad aiutarla in cambio del loro aiuto”.</p>
<p>Poi gli chiedo, stupidamente, se questa sia davvero l’unica cosa che resta da fare. “E’ la penultima – dice – perché l’ultima, quella estrema, non l’ho ancora fatta per non lasciare da soli i miei bambini”, che subito mi mostra in una tenerissima foto sul suo cellulare. Penso subito che il gesto estremo non ancora fatto sia il suicidio, ma preferisco comunque non chiedergli conferme. “Non si può vivere così – continua a parlarmi &#8211; torno a casa alcune sere senza neanche un euro i tasca. Non posso neppure comprare il latte ai bambini. E non riesco più a dormire al loro fianco sapendo che forse, domani, non potrò dare loro da mangiare”.</p>
<p>Così, poco prima di lasciarmi, dice: “Se ci fosse qualcuno disposto a farmi un prestito, mi impegno a restituirlo con una quota fissa al mese da concordare insieme”.</p>
<p>Ci salutiamo. Il suo cuore è più leggero dopo “aver parlato” con qualcuno della sua storia che deve tenere ancora nascosta. Mentre io sono dispiaciuto di non poter fare nulla per lui. Se qualche nostro lettore fosse in grado di aiutarlo, può contattare L&#8217;Alternativa.it e noi lo metteremo in contatto con l’imprenditore.</p>
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